
di Ornella Buzzone
La Tuscia è una terra antica, profonda, ancora sorprendentemente poco raccontata. Un territorio che custodisce storia, tradizioni, produzioni autentiche e paesaggi che cambiano ad ogni curva. È qui che ho iniziato a innamorarmi davvero, scoprendo che oltre ai borghi c’è un mondo fatto di aziende, persone e storie che meritano di essere vissute. Ed è proprio da qui che parte il mio viaggio, alla scoperta di uno dei suoi luoghi più iconici. Ci sono viaggi che finiscono… e luoghi che continuano a viaggiarti dentro.
Civita di Bagnoregio appartiene alla seconda categoria.
Non è semplicemente uno dei borghi più belli d’Italia: è un’esperienza, un piccolo mondo sospeso tra cielo e terra, dove il tempo sembra essersi fermato.
Arrivarci è già parte del viaggio. Quel lungo ponte pedonale che conduce al borgo è come una soglia simbolica: da una parte la quotidianità, dall’altra un luogo che sembra uscito da un racconto antico. Civita si erge su una fragile collina di tufo, continuamente modellata dal vento e dalla pioggia, ed è proprio questa sua natura delicata a darle il nome poetico e malinconico di “città che muore” .
Eppure, appena si entra, si percepisce tutt’altro.
Civita è viva nei suoi silenzi, nelle sue pietre, nei dettagli.
Le stradine strette, acciottolate, si aprono su scorci improvvisi: archi medievali, balconi pieni di fiori, piante che sembrano crescere spontaneamente ovunque. E poi i gatti, tantissimi, che si muovono lenti tra i vicoli come se fossero parte integrante dell’anima del borgo.
Questo luogo custodisce oltre 2500 anni di storia, dalle origini etrusche fino alle stratificazioni medievali e rinascimentali che ancora oggi si leggono nelle architetture .
Passeggiare qui significa attraversare epoche diverse senza accorgersene, lasciandosi guidare solo dalla bellezza.
E poi ci sono i panorami.
Basta affacciarsi in uno dei tanti punti panoramici per rimanere senza parole: i calanchi, la valle, l’orizzonte che sembra infinito. È una bellezza quasi irreale, che resta impressa.
E poi, inevitabilmente, arriva il momento di fermarsi.
Di sedersi. Di assaporare.
Ci siamo fermati al Osteria al Forno di Agnese, un piccolo ristorante che, già dal nome, racconta una storia. E non una storia qualsiasi.
Nasce nel 1968, per volontà della signora Agnese, nonna degli attuali proprietari. Non è un dettaglio da poco: siamo in un’epoca in cui Civita non era ancora la meta turistica che conosciamo oggi, ma un borgo isolato, quasi dimenticato, dove la vita scorreva lenta e autentica.
Il locale prende il nome proprio dal vecchio forno comunitario accanto al quale è stato aperto. Qui gli abitanti del borgo portavano il pane a cuocere, ed è proprio da questo luogo di condivisione che Agnese decise di creare uno spazio di ristoro. Una scelta semplice, ma visionaria. Un gesto che oggi, a distanza di quasi sessant’anni, continua a vivere grazie ai nipoti, che hanno riaperto il ristorante nel 2009 mantenendo intatto lo spirito originario: quello di una cucina di casa, sincera, legata al territorio.
E devo dirlo: questa storia si sente tutta, appena ci si siede a tavola.
Noi abbiamo iniziato con qualcosa di semplice ma irresistibile: bruschette calde e un tagliere di salumi e formaggi locali, di quelli che sanno davvero di territorio.
Poi sono arrivati i primi, e lì è stato amore. Ravioli fatti in casa con funghi e tartufo. Ma dal menù si può scegliere anche: le pappardelle al cinghiale intense, rustiche, perfettamente legate al sugo e le fettuccine al ragù, corpose, avvolgenti, di quelle che raccontano la domenica in famiglia. Tra i piatti simbolo della casa ci sono anche preparazioni tipiche come il pollo alla civitonica, una ricetta contadina che profuma di erbe, olive e tradizione.
Ogni boccone aveva qualcosa di profondamente autentico. Nessuna forzatura, nessuna ricerca di stupire: solo il desiderio di far mangiare bene, come una volta.
E poi arrivano loro, i dolci.
Quelli che non ordini per fame, ma per puro desiderio.
Il menù propone diverse tentazioni, tra cui una golosa torta al cioccolato con ricotta e pere e uno dei protagonisti indiscussi della casa: il tiramisù, reinterpretato seguendo le stagioni — dal mandarino al limone, dalla fragola fino al grande classico al caffè.
Noi non abbiamo resistito.
Il tiramisù è stata una vera sorpresa: una crema al mascarpone vellutata, delicata ma piena, perfettamente bilanciata, di quelle che si sciolgono lentamente lasciando un sapore avvolgente e mai stucchevole.
E poi la torta di mele, servita calda.
Profumata, morbida, con quella semplicità che sa di casa e di cose fatte bene. Un dolce rassicurante, capace di chiudere il pranzo con una nota autentica e sincera.
Perché, in fondo, anche nei dolci si riconosce la verità di una cucina. E qui, quella verità, si sente tutta.
La cosa più bella, però, è stata l’atmosfera.
Mangiare qui non è solo sedersi a tavola, è entrare in un pezzo di storia del borgo.
Pensare che proprio lì, anni fa, gli abitanti portavano il pane al forno, che Agnese ha trasformato quel luogo in un punto di incontro, e che ancora oggi quel gesto continua… beh, cambia completamente la percezione del pranzo.
Fuori, i vicoli silenziosi di Civita.
Dentro, il profumo del cibo, il legno, le voci basse, la sensazione di essere nel posto giusto. Quando si lascia Civita di Bagnoregio, attraversando di nuovo quel ponte, si ha la sensazione di uscire da una dimensione parallela. Non è solo un borgo.
È un equilibrio fragile tra natura e storia, tra silenzio e vita.
E forse è proprio questo il suo segreto: essere un luogo che sembra destinato a scomparire, ma che continua, ostinatamente, a farsi ricordare.
Civita non si visita.
Civita si porta via.
Osteriail Forno di Agnese
Prezzo medio 40 €
Via S. Maria del Cassero – Civita di Bagnoregio – 01022 – Bagnoregio VT
Tel. 0761 79 25 71 – 340 12 59 721
info@daagnesecivitadibagnoregio.it
Dai un'occhiata anche a:
- Nuan la cucina di mare casalinga a Roma di Luana Lesce e Elvio Ferrelli
- Nomos Ante a Roma e la cucina di Giulio Zoli
- Le gemelle Bruni e un ristorante Da’mare a Roma
- Ciro Castaldo ai Tre Pini di Roccaraso, il racconto di una visione
- Roma, Trattoria Stecca di Flavio De Maio e Franco Franciosi a Garbatella
- L’Ozio Ristora, il ristorante urbano a Roma con Dino De Bellis
- Pepe Nero Ristòria: cucina dinamica con radici territoriali sulle rive del Lago di Bolsena
- Pozzo di Bugia in Versilia: il regno di Gaio diventa tempio della carne e della tradizione