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Dall’intuizione di Serena Iammarino alla distillazione artigianale campana, un London Dry Gin che racconta il mondo delle ostriche, i profumi dell’Atlantico e la ricerca di un abbinamento fuori dagli schemi, in anteprima per noi.
Seguo il progetto Ostrea da diverso tempo. Negli anni ho avuto il piacere di partecipare ad assaggi di prova, condividendone l’evoluzione con Serena Iammarino, ideatrice di questo progetto, nato dall’incontro tra due mondi che a prima vista potrebbero sembrare distanti: quello delle ostriche e quello del pairing, delle bevande da abbinare all’offerta gastronomica.
Oggi quel percorso si concretizza in una bottiglia. Ostrea è un London Dry Gin che nasce da un’idea precisa: racchiudere in un distillato non soltanto il ricordo dell’ostrica, ma soprattutto le sensazioni che lascia al palato. Il mare, la sapidità, le note vegetali e quella sfumatura dolce che arriva in un secondo momento, quando il gusto si distende e rivela nuove sfaccettature.
L’idea di Serena: raccontare ciò che resta dell’ostrica
All’origine di Ostrea c’è un ricordo di Serena, legato al suo primo viaggio con Daniele Testa nelle terre francesi delle ostriche. Un’esperienza che ha riportato alla memoria i profumi e le sensazioni che da sempre accompagnano il mondo di Punto Nave: lo iodio, la salsedine, le alghe, la roccia e quel carattere marino che rende ogni ostrica diversa dalle altre. L’intento non era semplicemente riprodurre l’ostrica nel bicchiere. Serena ha voluto spingersi oltre, cercando di interpretare ciò che rimane dopo averla mangiata: la sapidità, la componente vegetale, le sfumature minerali e, infine, una delicata sensazione dolce. La scelta del gin risponde proprio a questa ricerca. Un distillato capace di accogliere le diverse componenti aromatiche e di valorizzarle attraverso un equilibrio costruito intorno alle botaniche.
L’ostrica utilizzata come riferimento per Ostrea proviene da Marennes-Oléron, mosaico di canali, paludi salmastre, estuari e bacini poco profondi, alimentati dalle acque dell’Atlantico. Un territorio francese celebre per la sua tradizione ostricola e per le sfumature aromatiche dei suoi molluschi, nelle quali possono emergere note di frutta secca, nocciola e mandorla. Sono proprio queste caratteristiche ad aver guidato il lavoro sulle botaniche, con l’obiettivo di esaltare le diverse sensazioni. Il ginepro resta un riferimento fondamentale, mentre l’ostrica rappresenta il filo conduttore di un progetto che punta a evocare il mare. Il risultato è un distillato che ricerca un’identità precisa, giocando sul contrasto e sulla persistenza: prima le note marine e iodate, poi la componente vegetale e le sfumature più morbide, fino a un finale che richiama sensazioni selvatiche e salmastre.
Marennes-Oléron: il territorio dentro l’ostrica
Per comprendere fino in fondo l’immaginario di Ostrea bisogna arrivare a Marennes-Oléron, sulla costa atlantica francese, nella regione della Nouvelle-Aquitaine, a nord di Bordeaux. Questo distretto ostricolo è rinomato per la qualità delle sue produzioni e per un ecosistema costiero che contribuisce a definire il carattere delle ostriche. Le acque, gli ambienti di allevamento e le condizioni locali concorrono a determinare profili gustativi differenti, proprio come accade nel mondo del vino. Per descrivere questa relazione tra prodotto e territorio si utilizza il termine francese merroir, che richiama il concetto di terroir: l’identità di un luogo che si esprime attraverso le caratteristiche di ciò che vi nasce. Le ostriche possono così rivelare sfumature diverse, dalle note iodate e minerali a quelle vegetali, fino ai richiami di frutta secca. Un patrimonio sensoriale che Serena ha cercato di interpretare attraverso Ostrea, trasformando l’esperienza dell’assaggio in un progetto di distillazione.
Dalla visione alla bottiglia: l’eccellenza artigianale campana
Ostrea London Dry Gin viene distillato e imbottigliato da Berola, distilleria agricola di rum e acquaviti con sede a Portico di Caserta, nel territorio casertano. Un’altra realtà campana che contribuisce a dare forma al progetto. La distillazione è affidata ad Antonio Di Mattia, forte di una formazione di alto livello e di un percorso professionale legato alla scuola di Vittorio Capovilla, nome di riferimento nel mondo dei distillati artigianali.
Anche la bottiglia racconta la stessa attenzione al dettaglio che caratterizza il distillato.
Il vetro, soffiato a bocca da vetrai campani, rende ogni esemplare diverso dagli altri. La prima tiratura conta soltanto 200 bottiglie, concepite come pezzi unici, ciascuno con le proprie particolarità. Il colore richiama la madreperla, mentre l’etichetta si ispira alle forme e alla materia del guscio dell’ostrica. Anche i tappi in silicone sono realizzati e adattati alle singole bottiglie, completando un progetto nel quale il contenuto e il contenitore dialogano tra loro. Ostrea non è, dunque, soltanto un gin dedicato al mondo delle ostriche: è anche il tentativo di trasferire in un oggetto la sensibilità di chi ha immaginato il progetto e la cura di chi lo ha realizzato.
Il pairing: quando il gin incontra l’ostrica da Punto Nave
Il legame con Punto Nave, miglior ristorante di pesce in Italia, resta il cuore del progetto. Ostrea nasce infatti dal desiderio di creare un collegamento tra l’ostrica e il mondo del pairing, esplorando nuove possibilità di abbinamento e nuovi modi di vivere l’esperienza della degustazione con i piatti di Simone Testa.
È un percorso che invita a prestare attenzione non soltanto al sapore immediato, ma anche alla persistenza, alle sensazioni che si sviluppano nel tempo e a quelle che rimangono dopo l’assaggio. Le ostriche di Marennes-Oléron possono essere degustate da Punto Nave nel periodo tradizionalmente più favorevole alla loro produzione e al loro consumo, da ottobre ad aprile.
È qui che il racconto di Ostrea può trovare la sua espressione più completa: nell’incontro tra il distillato, l’ostrica e la sensibilità di chi cerca un equilibrio tra due identità diverse, ma profondamente legate al mare. Ostrea, infatti, non vuole semplicemente portare l’ostrica nel bicchiere. Vuole raccontarne l’essenza, le sfumature e soprattutto ciò che rimane, quando l’assaggio è finito.
Per maggiori informazioni su Ostrea e sulle possibilità di degustazione e acquisto, è possibile contattare Punto Nave.