Otto motivi per mangiare pollo senza passare per polli

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pollo al sale

Zunica, il pollo

In un post sul pollo nelle grandi cucine qualche mese fa abbiamo posto il problema del reinserimento di questo cibo nei menu. Manco a farlo apposta, abbiamo oggi i risultati di un consensu molto interessante che volentieri pubblichiamo.

Apporto di proteine “nobili” di elevato valore biologico, specifiche vitamine tra cui quelle del gruppo B, minerali tra cui il ferro, ridotta quantità di grassi totali con prevalenza di mono e polinsaturi. Sono alcune delle caratteristiche che rendono le carni avicole un perfetto alleato per la salute ad ogni età.

In Italia i consumi delle carni avicole rappresentano circa il 25% del consumo totale di carne e sono molto al di sotto della media europea; il consumo di pollo, escludendo gli altri volatili, è pari a 13,6Kg l’anno pro-capite, contro i 17,8 Kg medi in Ue (dati Unaitalia e AVEC 2014). Un maggiore ricorso alle carni avicole, nell’ambito di un consumo adeguato di alimenti su base proteica, consentirebbe un miglioramento della qualità complessiva della dieta nella popolazione italiana.

Sono le conclusioni del primo Documento di Consenso sul ruolo delle carni avicole di Nutrition Foundation of Italy (NFI), coordinato da Andrea Poli e Franca Marangoni con il supporto di esperti nazionali con articolate competenze specialistiche, che sarà pubblicato sulla rivista scientifica internazionale Food & Nutrition Research (www.foodandnutritionresearch.net).

Per la prima volta in Italia un Documento di consenso che riassume i dati più solidi descritti in letteratura in tema di consumi di pollame, salute e benessere. Il documento è stato realizzato anche grazie al contributo di Unaitalia (Unione Filiere Agroalimentari Carni e Uova).

Alla elaborazione del documento hanno collaborato alcuni dei principali rappresentanti della comunità clinica e nutrizionale italiana, tra cui Giovanni Corsello, (presidente Società Italiana di Pediatria – SIP), Claudio Cricelli (presidente Società Italiana di Medicina Generale e delle cure Primarie – SIMG), Nicola Ferrara (presidente Società Italiana di Gerontologia e Geriatria – SIGG), Andrea Ghiselli (Dirigente di Ricerca del CRA-NUT), Lucio Lucchin (direttore dell’Unità operativa complessa di dietetica e nutrizione clinica del comprensorio sanitario di Bolzano, già presidente dell’Associazione di Dietetica e Nutrizione Clinica Italiana – ADI).

1-Il 99% del pollo che mangiamo in Italia è prodotto nel nostro Paese
La filiera italiana delle carni bianche e delle uova è autosufficiente, unico caso nella zootecnia italiana. Tutto il prodotto avicolo è nazionale al 99% ed è sicuro. Sull’etichetta c’è tutta la storia del pollo, completamente italiano dalla produzione dei mangimi alla trasformazione. Se sull’etichetta c’è scritto “Origine: Italia” quel pollo è nato, allevato e macellato nel nostro Paese. Per il pollo l’indicazione di origine in etichetta non è una novità perché le aziende avicole italiane la indicano volontariamente già dal 2005. Ma dal primo aprile 2015 con l’entrata in vigore del nuovo sistema europeo di etichettatura delle carni (Regolamento Europeo n.1337/2013): quest’obbligo riguarderà tutte le carni fresche, congelate e refrigerate prodotte e/o commercializzate in Europa e il consumatore potrà sapere il luogo di allevamento e macellazione.

2-Una filiera integrata che non ha eguali in Europa. Per garantire un prodotto sicuro

Gli avicoltori italiani sono in grado di controllare tutte le fasi del processo produttivo, dai mangimi all’allevamento, alla distribuzione nei punti vendita. Alle fasi agricola e industriale è infatti legato un fitto indotto di imprese (mangimistica, laboratori di ricerca e analisi, logistica e trasporti) che traggono la loro attività, esclusivamente o in gran parte, dalla domanda di beni e servizi delle imprese avicole. Il controllo del pollo inizia dalla scelta dei mangimi, passando per la selezione dei riproduttori, l’allevamento, la macellazione, il trasporto e tutte le fasi successive. I polli sono controllati sia dai veterinari delle ASL di competenza, sia direttamente dai veterinari e tecnici che verificano l’applicazione delle pratiche di buon allevamento codificate dall’azienda: il personale addetto alle lavorazioni di pollo viene istruito e periodicamente aggiornato in materia di igiene di produzione e deve seguire precise norme comportamentali.

3-Una filiera ispirata al modello europeo del “From farm to fork”

Gli italiani sono dei consumatori molto esigenti e abituati all’alta qualità, per questo preferiscono il pollo fresco a quello congelato, al contrario di quanto accade in altri Paesi dove “vince” il pollo congelato. Anche per garantire la forza competitiva del “fresco”, quella italiana è una filiera fortemente integrata, che si ispira all’approccio europeo del From farm to fork, un modello di sicurezza alimentare che si basa su un complesso sistema di norme e controlli che garantiscono l’igiene di processo ed elevato standard di sicurezza  in tutte le fasi dal mangime all’allevamento fino alla trasformazione. Ne è un esempio il divieto di utilizzo di sostanze chimiche decontaminanti per trattare la carne, come invece avviene in altri paesi come gli Stati Uniti dove il pollame allevato e macellato viene trattato solo alla fine della catena, mediante immersione in una soluzione chimica antimicrobica generalmente a base di cloro.

4-Pollo e tacchino, le proteine più sostenibili

Pollo e tacchino sono le proteine più sostenibili. L’impronta idrica del pollo (litri di acqua per kg di alimento) è inferiore a quella dei legumi e delle altre carni.

La sua impronta ecologica è particolarmente bassa, solo 2kg di CO2 per kg di prodotto. Più bassa di quella del pomodoro, meno del pesce d’allevamento (per esempio i 5kg del salmone) e molto meno delle altre tipologie di carni.

5-Un’alimentazione naturale, per carni dalle elevate qualità nutrizionali

Il “menù” dei polli italiani è composto da mangimi naturali e non di sintesi. Per il 65% sono cereali, il 20% è soia e il 15% è costituito da erba medica, integratori vitaminici e sali minerali. I vantaggi di questo tipo di alimentazione equilibrata, sicura dal punto di vista igienico-sanitario e completa dal punto di vista nutrizionale, si ritrova poi nelle qualità nutrizionali di queste carni.

6-L’allevamento? Sempre e solo a terra

Sono quasi 50 anni, dai primi anni 60, che non esiste l’allevamento “in batteria” di pollo da carne. In Italia, polli e tacchini non sono mai tenuti in gabbia, vengono allevati a terra, all’aperto o, più frequentemente, all’interno di ampi capannoni ben aerati e illuminati con luce naturale, dove i polli razzolano liberamente su strati di paglia o truciolati di legni assorbenti e igienici.

7-Antibiotici, solo se necessario. E sempre smaltiti dall’animale

Negli allevamenti avicoli italiani l’uso di antibiotici è sempre solo curativo. Mai preventivo e mai per favorire la crescita. Si usano solo se necessario, sotto responsabilità e controllo del veterinario, e sempre rispettando il cosiddetto “tempo di sospensione”. Un vasto e complesso sistema di controlli garantisce nei polli italiani l’assenza di residui di antibiotici pericolosi per la nostra salute.

8- Estrogeni e ormoni, no grazie

Non ci sono ormoni nel pollo. Estrogeni, anabolizzanti e ormoni sono vietati dalla legge europea per tutti i comparti zootecnici, specie avicole comprese. Non c’è dunque alcun rischio di trovare residui di ormoni ed estrogeni nel pollo che portiamo in tavola. Inoltre, il ciclo di vita dei polli è breve per cui l’eventuale utilizzo, illegale, di ormoni non avrebbe alcun effetto sull’accrescimento degli animali. Sarebbe quindi inutile e addirittura antieconomico per l’allevatore. Inoltre, i controlli che ogni anno vengono effettuati dalle Autorità Sanitarie italiane, nell’ambito del Piano Residui coordinato dal Ministero della Salute, confermano che nei polli italiani non ci sono ormoni ed estrogeni.


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