
di Emanuela Sorrentino
Riapre Pintauro in via Toledo a Napoli. Il locale storico, rilevato dall’immobiliarista Francesco Bernardo, è attualmente interessato da lavori di ammodernamento e la pasticceria sarà inaugurata il mese prossimo. «Ho comprato un pezzo di Napoli e ne sono orgoglioso. L’obiettivo è ora quello di riconquistare i napoletani e piacere sempre più ai turisti con un’offerta a “metro zero” e prodotti preparati con le ricette storiche nel laboratorio sottostante», spiega l’imprenditore che ogni giorno è in cantiere per parlare con architetti e tecnici ma anche con gli ex dipendenti di quella che era l’accogliente pasticceria, con al di sotto l’ampia area dedicata alle preparazioni.
Ormai è passato tempo da quando nell’Ottocento il pasticciere Pasquale Pintauro si dice dopo aver saputo la ricetta della sfogliatella Santa Rosa da sua zia, badessa del convento di Santa Rosa in Costiera, aprì la sua bottega in via Toledo. Si sono susseguiti discendenti e proprietà diverse.
Nei 50 metri quadrati di negozio sulla strada presto tornerà ad essere esposta l’effige della Madonna Addolorata. Tra legni e marmi ci sono ancora le vetrine con i centrini in carta che presto verranno risistemate, e l’antica lampada del Settecento con tanto di targhetta descrittiva.
E lì c’è il cuore di chi ha amato quel lavoro, a cominciare dalla foto della signora Elvira Maria Di Marco «tra le ultime proprietarie dell’antica pasticceria, una persona che ci teneva al buon nome dellocale e alla sua clientela», dice oggi Peppe Tomei che dal 1986 alla chiusura del 2024 si è occupato di aprire il negozio ogni mattina e ha lavorato come banconista.
«Tornerà con noi – assicura oggi Francesco Bernardo – assieme ai pasticcieri storici diretti dal mio socio Davide Piterà noto pasticcere napoletano, e ad altre figure professionali che si inseriranno in organico. Non si può fare a meno di chi è la “memoria storica” di un luogo. Intendiamo prendere per la gola i nostri clienti e riportare Pintauro in via Toledo agli antichi splendori puntando sulle antiche ricette ma dotandoci di attrezzature moderne». Tomei ricorda “lo struscio” del giovedì santo, «la passeggiata per via Toledo che includeva una sfogliatella di Pintauro, o una sosta per provare qualche rustico o il biscotto all’amarena e la pastiera». E a Pintauro sono legati anche detti e proverbi napoletani come “Tene folla Pintauro!” oppure “Si fruscia Pintauro” intendendo una persona che si vanta di avere impegni importanti o si dà arie a sproposito.
Ora quella folla del giovedì santo c’è praticamente per la maggior parte dell’anno. «E per me che sono napoletano doc è davvero una grande emozione pensare che rivedrò tanta gente guardare le vetrine della pasticceria ed entrare in negozio. Potrò far rivivere così quella bottega di 50 metri quadrati dove chiunque di noi ha ricordi legati alla sua infanzia», dice oggi Francesco Bernardo che ha tante idee per il rilancio di Pintauro, supportato dalla moglie Simona e dal suo amico e socio Davide. «Oltre ovviamente a garantire prodotti dolciari di qualità intendiamo realizzare collaborazioni con chef e altri giovani pasticcieri e rosticcieri facendo diventare Pintauro a Toledo un laboratorio e punto di incontro di visioni anche diverse e per promuovere sempre più la gastronomia e la pasticceria napoletana. Una sinergia che non potrà prescindere dall’utilizzo di materie prime territoriali, per un risultato finale genuino, al passo con i tempi e coerente con le richieste dei consumatori. La nostra visione è quella di voler conservare la storicità del luogo e salvaguardare la bontà del prodotto», conclude Francesco Bernardo.
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