
di Luciano Pignataro
Antonio Moschino non ha ancora 40 anni ma è un pizzaiolo di lungo corso e di grande esperienza.
A Frattamaggiore in provincia di Napoli ha aperto la sua pizzeria da asporto dove la moglie in cucina prepara le basi e fritti, fra cui la prima vera frittatina alla carbonara che sa di carbonara.
La sua è una pizzeria popolare, la margherita costa 4,5 euro, la pizza formato famiglia 12, ma basta per le famiglie numerose di un tempo. Si tratta di un impasto diretto realizzato con ottimi ingredienti, di mestiere e senza ideologie post rurali o storytelling pensati da qualche ufficio stampa. Scioglievole, perfettamente eseguita, con l’umami della pizza regalato dalla perfetta fusione in equilibrio di pomodoro, olio, mozzarella e farina.
Una pizza da bere, non cruda perchè si piega come vediamo spiegato in qualche reel di chi sceglie di parlare di se insultando gli altri e pensando di saperne di più dell’Unesco e dei marchi europei. Una pizza che si beve, come quelle da Michele a Forcella o di Gino Sorbillo ai Tribunali. Buonissima la marinara e gradevole quella con i carciofi, pizza del giorno, proposta insieme ad altre venti tipologie di pizza.
Non ci sono folle da videare per IG, ma un flusso costante e continuo di clienti che Antonio conosce per nome e serve con la cura di cui solo un artigiano di altri tempi è capace di fare. Per le frittatine di cui sono goloso, tornerei adesso, non volevo quella alla carbonara perchè sinora non è provata nessuna che vada oltre i 6 politico. Invece è fantastica, come una vera carbonara fatta da Roscioli o da Arcangelo Dandini. La gastronomia non è lusso, non è esclusività, ma cultura. Se passate da queste parti andate a trovarlo. E mi raccomando, scegliere sempre voi di cosa scrivere e non fatevi dettare l’agenda degli uffici stampa.
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