Sasà Martucci Milano
Via Romolo Gessi 12, Milano
Orari: lunedì–domenica 12:00–16:00 e 19:00–00:00

di Antonella Amodio
Apre oggi la sede milanese di Sasà Martucci e non è un’operazione di espansione impulsiva, né l’ennesimo tentativo di esportare un modello di successo dal Sud al Nord. È piuttosto un passaggio studiato, arrivato nel momento giusto di una carriera che ha già superato la fase dell’affermazione. Nessun colpo di testa, nessuna seduzione da canto delle sirene. Da Caserta, dove Martucci ha costruito un sistema capace di tenere insieme volumi importanti e standard qualitativi costanti, Milano rappresenta un banco di prova più che una vetrina: una città che misura i progetti sulla loro tenuta nel tempo, non sull’effetto annuncio. L’approdo avviene in una fase di piena maturità professionale. Martucci arriva a Milano con un’identità definita, un linguaggio tecnico riconoscibile e una visione imprenditoriale ormai strutturata. Il progetto meneghino nasce all’interno di una joint venture che coinvolge Marcelo Brozović, ex capitano dell’Inter oggi all’Al Nassr, e la famiglia D’Agostino. Una compagine che lascia intuire una strategia di sviluppo di medio-lungo periodo, più che una singola apertura “bandiera”.
Lo spazio Sasà Martucci Milano
Il locale di via Romolo Gessi 12, in zona Washington, si inserisce in un tessuto urbano lontano dal caos del centro. Per chi arriva in auto c’è un parcheggio convenzionato a 30 metri dalla pizzeria ed è disponibile anche il servizio di car valet, in linea con un’idea di comfort e servizi curati. All’ingresso, l’area ricevimento ospita un bar dedicato all’aperitivo: uno spazio pensato per accompagnare l’attesa prima di accomodarsi al tavolo.
Grandi vetrine su strada e un’insegna che dichiara subito l’identità del luogo. Con 90 coperti, lo spazio è costruito con un design funzionale al racconto del progetto, evitando eccessi scenografici spesso legati alle nuove aperture. Il colore verde, ripreso anche sulle giacche del personale, richiama la sede casertana e crea un filo diretto con le origini. La sostenibilità, tema caro a Martucci, passa attraverso materiali naturali e palette cromatiche ispirate alla terra e al Mediterraneo.
L’area banchi e forni – due a legna, uno elettrico dedicato al senza glutine e uno a nastro per le tre cotture – è a vista e collocata al centro della sala, così che il lavoro diventi parte integrante dell’esperienza. Completano l’ambiente una saletta privata da oltre 30 posti, un dehors interno che aprirà nella bella stagione e uno schema luci che dialoga con pannelli in tessuto fonoassorbente. Dettagli che contribuiscono al comfort acustico e visivo. A sostenere il progetto, una squadra di fiducia sia al forno sia in sala: oggi lo staff conta 25 persone.
L’offerta gastronomica di Sasà Martucci Milano
A Milano Martucci porta il suo vocabolario tecnico, quello che lo ha portato ai vertici di 50 Top Pizza, e lo mette alla prova con un pubblico diverso. La pizza resta il centro del disegno. Il disco, tra i più riconoscibili del panorama italiano contemporaneo, mantiene coerenza anche fuori dal contesto casertano e dimostra una solidità capace di reggere il cambio di piazza, avvicinando idealmente Caserta a Milano.
Il menu è la sintesi di un percorso trentennale. Si parte dalla friggitoria e si entra poi nei classici identitari: Margherita Casertana, Cinque Formaggi ai Quattro Latti, Carabiniera (creata dallo zio Franco, suo mentore), Calzone fritto ricotta e salame. Accanto a questi, le pizze in tre cotture come la Provola e Pepe Esplosiva, espressione di una fase di ricerca che ha inciso nel dibattito contemporaneo sulla pizza creando un vero e proprio genere. Immancabile l’assaggio della Margherita, vero manifesto della tradizione.
La Mangiafoglia Rainbow è forse la proposta più “politica”: una pizza-manifesto che collega il gesto gastronomico a un progetto ambientale concreto di riforestazione e compensazione delle emissioni, aprendo una riflessione sul ruolo della pizzeria nel sistema alimentare.
Per Milano arrivano sette pizze inedite, pensate come esercizi di adattamento culturale. La Milano WhyNot, con ossobuco, zafferano e gremolada, rilegge un classico meneghino in chiave pizza: un omaggio alla città e insieme una dichiarazione di dialogo con il territorio. L’Incontro, Dolce Vita, Ops come uno spaghetto alle vongole, Come a Natale e Quadro Vegetale (plant-based e vegana) completano il nuovo capitolo milanese. In menu è già suggerito l’abbinamento con il vino.
La cucina
A pranzo l’esperienza si amplia con una proposta firmata dallo chef Mimmo Di Raffaele, per anni all’Hotel Belmond Caruso di Ravello. Una cucina che dialoga con la pizza e valorizza i prodotti campani in piatti come i tagliolini con vongole e tartufo, il polpo al vapore e arrosto con pancetta a bassa temperatura e patate all’Aglianico, o il crudo di ricciola con tarallo, datterini, pesto alle erbe e stracciata di bufala.
La cantina
La carta dei vini, curata da Giovanna Orciuolo, sommelier e compagna di Sasà, conta quasi cento etichette. Forte la presenza campana, con Falerno del Massico e Pallagrello, affiancata da produzioni nazionali e internazionali (Slovenia, Francia e Spagna) oltre a bollicine e Champagne. Una cantina pensata come strumento di abbinamento e non come semplice appendice. Completa l’offerta una buona scelta di birre, alla spina e in bottiglia, e una selezione di liquori.
Prezzi
La Margherita costa 12 euro, mentre la più cara, la Dolce Vita, arriva a 33 euro. Coperto 3 euro.
Sasà Martucci Milano non è un trasferimento geografico, ma un progetto nato al Sud che parla un linguaggio universale. Milano e Caserta restano collegate e ogni dettaglio – dallo spazio alla pizza, dalla cucina alla cantina – contribuisce a costruire un racconto solido e riconoscibile. L’esperienza di Sasà si avverte e si vive. In una città dove da anni operano pizzaioli di primo piano, ciascuno con il proprio stile, la differenza non si gioca più sull’effetto novità ma sulla qualità dell’esperienza complessiva. Andare da Sasà Martucci a Milano vuol dire entrare in una vision che tiene insieme metodo e identità, dove la pizza è il fulcro di un racconto di vita prima ancora che di un menu. È questa capacità di trasformare una pizzeria in un’esperienza duratura il vero elemento distintivo. Gli occhi lucidi con cui accoglie i primi ospiti raccontano meglio di ogni parola il peso e la bellezza di questo traguardo. Un in bocca al lupo a quel ragazzo di Caserta che a nove anni preparava le prime pizze e oggi vive ciò che ha sempre sognato.
Dai un'occhiata anche a:
- Sorbillo: “Pizza tradizionale, senza glutine, piatti delle nonne: così accontentiamo i gusti di tutti”
- Pizzeria Vincenzo Beneduce: pizza nel ruoto a Somma Vesuviana
- Guida alle pizzerie di Avellino e provincia da non perdere
- Avellino, la pizzeria di Giuseppe Capone nel cuore del centro storico
- Aniello Falanga, una pizza autentica nel cuore di Pompei
- Pizzeria Vittoria a Baronissi e la frittatina col salsiccione
- L’Antica Pizzeria Da Michele: il “Sacro Tempio della Pizza” apre la sua nuova sede in Friuli
- Palato vicino lo stadio Maradona a Fuorigrotta, the beauty side of pizza di Mariano Balato con Niko De Caro