Poema 2004 Taurasi docg

Pubblicato in: I vini del Mattino

Un vino si deve riconoscere immediatamente e ricordare, come fosse una persona: questa è la chiave di successo di ogni etichetta quando si comincia a ragionare sulla fascia che supera i 5 euro franco cantina, diciamo 10 per il consumatore. Ecco perché il futuro del Taurasi non passa attraverso l’omologazione, bensì sul rifinimento pignolo alle spigolosità dei suoi tannini e della freschezza tipica dell’Aglianico. Il Taurasi pronto in realtà è una sorta di Frankenstein in barrique, un aborto inutile perché non può convincere chi ne capisce e neanche conquistare i consumatori attratti dalla eccessiva morbidezza, il famoso gusto internazionale sul cui altare è stato sacrificato, e dunque deprezzato, la maggior parte dei Nero d’Avola in circolazione. Poema 2004 è una esecuzione difficile, la prova del fuoco per il giovane Antonio Pesce, figlio del compianto enologo vesuviano Amodio scomparso prematuramente, già pratico di Aglianico grazie al suo impegno con Casali dei Baroni a Frigento e con La Molara di cui pure abbiamo già parlato. La personalità dell’enologo emerge sin dal primo sorso, un netto stacco con la precedente edizione, la 2003 più fruttata anche se ugualmente fresca. I tannini sono imponenti, la trama fra naso e bocca è giocata sostanzialmente sull’irrequietezza del vitigno, sulle caratteristiche forti di un’annata destinata a durare nel tempo, sulla forza del terroir di Paternopoli, tra i più alti dell’areale docg dove è al lavoro, lo ricordiamo, la brava Lina Martone al Megaron. Qui si è presentato il millesimo 2003, mentre il 2004 farà la sua entrata ufficiale in scena, dopo la breve apparizione ad Anteprima Taurasi, nel nuovo locale Al Palazzo di Carife, un presidio del gusto in pietra disegnato dal bravo architetto Gaetano Iannuzzi. Qui Carmine Aliasi, l’anima organizzativa di Manimurci, ha dato appuntamento per domenica prossima ai soci dell’Enohobby presieduta da Lia Ferretti e ai giornalisti specializzati per coniugare Poema 2004 ad alcuni piatti tipici irpini. Il principe rosso sarà preceduto dalla splendida Coda di Volpe e dal Rossocupo, un Aglianico Campi Taurasini di buona fattura che ha sempre raccolto grande consenso di critica e di mercato. La crescita taurasina fa da pendant a quella del greco di Tufo. In entrambi, a sapere e volere girare, si trovano delle chicche importanti, spesso aziende agricole impegnate in precedenza a conferire le uve e che, di fronte al calo dei prezzi, hanno deciso di mettersi in proprio. Saggia svolta, perché offre all’appassionato la possibilità di piluccare il vino oltre che gli acini. E, Poema lo conferma, il 2004 è davvero una grande bere per i prossimi anni. Dunque, attrezzate di conseguenza le vostre cantine.


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