
C’era una volta un signore che si chiamava Stefano Bonilli che ebbe l’idea di fondare la Città del Gusto e di creare una sorta di teatro della cucina dove tutti i grandi nomi dell’alta gastronomia si sono esibiti live e sul canale tematico.
Adesso, quando anche a Canaletto sull’Irno non c’è manifestazione senza show cooking.
C’è una mostra da inaugurare? Sciòcuking!
Una conferenza del Rotary sui compassi? Sciòcuking!
Una corsa di auto? Sciòcuking!
Sanremo? Sciòcuking!
La festa dei 18 anni? Sciòcuking!
Una scopata? Sciòcuking! , ma all’Expo grazie alla misura F34rq comma B dei Fondi Europei.
Si inaugura un negozio di lingerie? Sciòcuking!
Un convegno sulle patologie cardiache? Sciòcuking!
Insomma, si può dire che non ne possiamo più di questa banalizzazione?
Che gli unici cooking show degni di questo nome a cui ho assistito sono state le cucinate di mia madre che guardavo incantato?
Che il primo, vero e unico cooking show della storia è quello della pizza napoletana che da sempre si fa davanti al cliente?
Che poi, come nota Camilla Baresani, da Milano in Italia tutto è diventato inglese, così l’abbinamento cibo vino è Foodpairing le markette su Facebook sono ad opera di Account Social Manager, il giornalismo è story telling e la cucinata, ovviamente, è sciòkuking!
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