
di Valentina Ruzza
In un mercato globale degli spirits sempre più affollato, dove l’eccellenza tecnica rappresenta ormai un prerequisito e non più un elemento distintivo, la vera differenza si gioca sul terreno dell’identità. Non basta produrre un grande gin. Occorre possedere una voce riconoscibile, una narrazione credibile e la capacità di trasformare il liquido in cultura. È in questa prospettiva che va letta la partnership tra Quattro Gatti e Rinaldi 1957, che assume oggi il ruolo di distributore esclusivo del brand per il mercato italiano. Un accordo che, al di là della sua rilevanza commerciale, appare come l’incontro tra due visioni convergenti del bere contemporaneo: da una parte un marchio che ha costruito il proprio posizionamento attorno al concetto di convivialità come patrimonio culturale; dall’altra una delle più autorevoli realtà italiane della distribuzione premium, da sempre impegnata nell’individuare progetti capaci di esprimere valore ben oltre il prodotto. La storia di Quattro Gatti nasce in Umbria, ma sarebbe riduttivo leggerla esclusivamente attraverso una lente geografica. Il brand fondato dalla famiglia Mordant non racconta semplicemente un territorio: interpreta un immaginario. Un immaginario profondamente italiano, fatto di lentezza, relazioni autentiche e ritualità quotidiane che oggi, paradossalmente, stanno diventando forme di lusso contemporaneo. Il nome stesso, apparentemente leggero e informale, rivela una sofisticata operazione culturale. “Quattro Gatti” richiama infatti una delle espressioni più evocative della lingua italiana, capace di trasformare una semplice presenza numerica in una dimensione emotiva fatta di familiarità, appartenenza e condivisione. È attorno a questo concetto che prende forma l’intero progetto. Non sorprende quindi che il brand abbia scelto di posizionarsi non come semplice produttore di gin, ma come interprete di uno stile di vita. Una filosofia che trova espressione in una gamma di referenze costruite attorno a botaniche italiane accuratamente selezionate e a un ginepro autoctono che diventa elemento identitario prima ancora che aromatico. Nel bicchiere si ritrova l’Umbria, ma soprattutto si ritrova un’idea di Italia. Un’Italia lontana dagli stereotipi turistici e più vicina a quella dei ritmi lenti, delle tavole condivise e delle conversazioni che si allungano fino a sera. «Quattro Gatti nasce dall’amore della nostra famiglia per l’Umbria e dalla volontà di creare un gin capace di esprimere in modo autentico l’identità di questo territorio», spiega Angus Mordant, Chief Innovation and Commercial Officer. Una dichiarazione che sintetizza perfettamente una delle grandi trasformazioni che stanno attraversando il settore degli spirits premium. Oggi il consumatore più evoluto non ricerca soltanto complessità aromatica o perfezione tecnica. Cerca autenticità narrativa. Vuole comprendere l’origine di ciò che beve e riconoscersi nei valori che quel prodotto rappresenta. Da questo punto di vista il percorso compiuto da Quattro Gatti negli ultimi anni appare emblematico. Lanciato sui mercati internazionali nel 2025, il marchio ha rapidamente conquistato l’attenzione della critica e degli operatori specializzati, ottenendo riconoscimenti nelle principali competizioni mondiali dedicate ai distillati, dai World Gin Awards alla San Francisco World Spirits Competition, fino alla New York International Spirits Competition. Premi importanti, certamente. Ma forse ancora più significativa è stata la scelta della Biennale Arte di Venezia 2026 di nominare Quattro Gatti Gin ufficiale della manifestazione. Un passaggio destinato a rimanere nella storia della Biennale stessa, che per la prima volta ha aperto le proprie porte a uno spirit partner. Non si tratta di un dettaglio. Da anni il mondo degli spirits premium cerca infatti un dialogo sempre più stretto con l’arte contemporanea, il design e la cultura visiva, riconoscendo come il valore percepito di un marchio nasca sempre più dalla sua capacità di generare significato e non soltanto consumo. In questo senso Quattro Gatti sembra muoversi all’interno di una tendenza internazionale che vede i brand diventare veri e propri attori culturali. È probabilmente anche questa dimensione ad aver convinto Rinaldi 1957 ad accogliere il marchio nel proprio portfolio. Con oltre sessant’anni di storia, una presenza consolidata nell’universo premium e una selezione che supera i 130 marchi tra vini e spirits, la società bolognese rappresenta una delle realtà che meglio hanno interpretato l’evoluzione del mercato italiano negli ultimi decenni. La distribuzione, oggi, non consiste più nel semplice trasferimento di bottiglie da un magazzino a un punto vendita. Significa selezionare linguaggi, costruire contesti e accompagnare la crescita di marchi capaci di dialogare con un pubblico sempre più consapevole. «Quattro Gatti rappresenta perfettamente il tipo di progetto che oggi il consumatore premium ricerca: autentico, distintivo e profondamente legato a una zona e a una cultura del bere contemporanea», osserva Valentina Ursic, Direttrice Marketing di Rinaldi 1957. Parole che intercettano una trasformazione più ampia del comparto. Il nuovo lusso liquido non si misura più soltanto nella rarità della bottiglia o nella complessità della ricetta. Si misura nella capacità di evocare luoghi, relazioni e memorie. In un’epoca dominata dalla velocità, Quattro Gatti sceglie di celebrare la lentezza. In un mercato spesso orientato all’esibizione, sceglie la convivialità. In un settore che parla continuamente di premiumizzazione, sceglie di parlare di appartenenza. Ed è forse proprio qui che risiede la forza del progetto. Perché il futuro degli spirits di alta gamma potrebbe non appartenere necessariamente ai marchi più rumorosi, ma a quelli capaci di trasformare un semplice drink in un racconto culturale. Un racconto che inizia in Umbria, attraversa Venezia e oggi trova in Rinaldi 1957 il partner chiamato a portarlo sulle migliori backbar d’Italia.
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