
di Raffaele Mosca
L’antidoto alla crisi dei rossi strutturati non è per forza la sottrazione – che può sconfinare nella banalizzazione – ma la ricerca dell’equilibrio, anche a fronte di gradazioni ed estratti non trascurabili. E in questo campo i rossi di Quintarelli fanno scuola: calore che avvolge e non brucia; stratificazione aromatica stordente; dolcezza di frutto si, ma tutto meno tracotante in questo caso, perché perfettamente fusa con acidità reattiva, tannini soffici, guizzi balsamici e di spezie orientali a dare soavità, quel contrappunto ammandorlato di fondo che fa subito Valpolicella. Solo un Veneto IGT, prodotto nelle annate non ritenute idonee per il “grand vin”. Eppure scavalca a piè pari il 90% degli Amarone. Buonissimo adesso e per i prossimi vent’anni.
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