
di Raffaele Mosca
L’antidoto alla crisi dei rossi strutturati non è per forza la sottrazione – che può sconfinare nella banalizzazione – ma la ricerca dell’equilibrio, anche a fronte di gradazioni ed estratti non trascurabili. E in questo campo i rossi di Quintarelli fanno scuola: calore che avvolge e non brucia; stratificazione aromatica stordente; dolcezza di frutto si, ma tutto meno tracotante in questo caso, perché perfettamente fusa con acidità reattiva, tannini soffici, guizzi balsamici e di spezie orientali a dare soavità, quel contrappunto ammandorlato di fondo che fa subito Valpolicella. Solo un Veneto IGT, prodotto nelle annate non ritenute idonee per il “grand vin”. Eppure scavalca a piè pari il 90% degli Amarone. Buonissimo adesso e per i prossimi vent’anni.
Dai un'occhiata anche a:
- Parusso: i cru di Barolo a Bussia di Monforte d’Alba
- Cantine Montruano a San Lorenzello
- Lo Champagne di Bruno Paillard incontra la stella di Shalai
- Sicilia En Primeur 2026: i dieci migliori assaggi
- Fontana delle Selve a Castelvenere
- San Casciano dei Bagni | Fonti di Vino e il borgo che costruisce il proprio futuro tra vino, terme e visione
- Cantina Mito a Nusco
- El Citera, Peschiera del Garda, quando il Lugana diventa ascolto