Ristorante La Rosa Bianca, Aquara
Località Piano
Tel.366 3426062
di Francesca Pace
Tra i film che hanno condizionato la mia adolescenza e formato degnamente, spero, il mio carattere c’è di certo Giovanna D’Arco, il capolavoro di Luc Besson, con una straordinaria Milla Jovovich. Mi è sempre piaciuto il profilo di questa donna, forse un po’ fuori di testa, di certo visionaria, sicuramente caparbia. E mentre parlo con Bianca Mucciolo, mi torna in mente proprio lei.
Bianca non ha la zazzera bionda, ma ha lo stesso fuoco negli occhi e porta avanti una bella battaglia, a modo suo. Senza spada e senza armatura, ma con la stessa grinta. Del resto, c’è chi considera la pulzella d’Orléans una matta e c’è chi come me, la considera un’eroina: da qui le mie sinapsi hanno fatto questo paragone mentale, lei è senza dubbio la ”pulzella di Aquara”.
Bianca, che conosco oramai da tempo, si conferma una figura pionieristica che non si lascia intimidire dalle avversità del contesto in cui opera. Aquara e le sue colline, con la loro natura aspra e il quasi isolamento geografico, diventano il suo campo d’azione: un luogo che per molti richiederebbe rinuncia e che invece lei sceglie di trasformare nel centro della propria vita, con dedizione totale, anima e corpo.
Dunque sì, l’esperienza a La Rosa Bianca ad Aquara in Cilento, è prima di tutto un incontro speciale con lei, una donna davvero incredibile e carica di pura energia, che tutte le volte mi affascina tantissimo con i suoi racconti (ovviamente anche la sua bravura di chef) e che rappresenta l’anima pulsante di questo luogo. Il suo amore smisurato per questo territorio — a tratti così difficile da gestire e complicato da raggiungere — si avverte in ogni piccolo dettaglio e traspare nel suo desiderio profondo di creare un forte incoming, capace di attrarre visitatori e far scoprire le meraviglie locali.
Questa carica intraprendente e questa passione contagiosa la guidano nella valorizzazione dell’area, spingendola a partecipare attivamente a diverse associazioni di promozione e a prendersi cura in prima persona del paesaggio e delle sue risorse. Con pazienza e profonda conoscenza raccoglie personalmente le erbe spontanee che crescono incontaminate sui pendii e si occupa ogni giorno con devozione delle sue amate capre, che considera vere e proprie guide, al punto da aver scelto di rendere omaggio a questi animali guida imprimendone il verso persino sui piatti.
La sua cucina è la perfetta estensione della sua personalità: profondamente identitaria e fedele alla terra, radicata e salda, basata esclusivamente su prodotti a chilometro zero. La proposta gastronomica regala momenti altissimi, fin dalle prime portate, dove la semplicità della tradizione viene esaltata con rara maestria e tanta bellezza.
Tra le creazioni spicca un piatto eccellente a base di taccole cremose e profumate, abbinate alla cagliata di capra con mentuccia, pane croccante e peperoncino di Michele Ferrante.
Un piatto estremamente bello alla vista, ancor più soddisfacente al palato. Le taccole, cucinate con una delicatezza che ne risalta la naturale dolcezza e la freschezza del raccolto maturo, sono un piatto assolutamente da provare. Imperdibile ancora è il pomodoro costoluto in doppia consistenza, con stracchino di capra, origano del Cervati e olio buono. Qui la scarpetta è d’obbligo, non c’è etichetta che tenga.
Due o tre fettine di pane e si va in paradiso. La melanzana essiccata con primo sale, fiore di zucca e cacio ricotta è la cartina tornasole della bravura di Bianca. Sembra un piatto semplicissimo ma nasconde in sé una maestria e una padronanza della tecnica decisamente al di sopra della media.
È la terra che parla, che prende forma e che racconta questo posto. I cavati al sugo rappresentano poi una certezza assoluta, con la pasta fatta a mano dalla consistenza perfetta che trattiene un condimento saporito, lento nella cottura e capace di riscaldare il cuore con la sua veracità.
Possiamo dare un premio poi alle sue melanzane imbottite? Per favore sì.
Per concludere in dolcezza questo meraviglioso percorso culinario viene servito un delizioso gelato alle more selvatiche, fresco e rigenerante con il suo gusto intenso di frutti appena colti, accompagnato da un dolcetto fatto in casa che lascia in bocca il ricordo dolce e autentico di una giornata memorabile, guidata dal sogno, dal coraggio e dalla determinazione incrollabile di Bianca.
Dunque la domanda è che mi pongo alla fine del pranzo è: ”chi glielo fa fare”?
Per quanto è brava potrebbe andare alla ricerca dell’America e colonizzarla tutta. E invece resta qui, sulle montagne, nel suo habitat naturale, volendo a tutti i costi che l’America venga qui.
Ci crede, come Giovanna D’arco. E, alla fine è giusto così.
Se volete fare un’esperienza andando al di là del solito Cilento turistico, questo è il posto giusto per voi.
Scheda del 27 settembre 2024
Ristorante La Rosa Bianca ad Aquara, quando il cibo nutre l’anima e la mente
Potrei dirvi molto semplicemente che la Rosa Bianca di Aquara è un ristorante dove si mangia bene, prodotti sani, cucina e ricette del territorio, in un ambiente incontaminato e a buon prezzo. Poi fare l’elenco dei piatti provati e chiuderla qui.
Ma c’è qualcosa di più profondo di cui voglio parlare, in sintesi si tratta di questo: quando punto il muso dell’auto verso Nord mi trasferisco, quando punto a Sud viaggio. Nel primo caso faccio movimento senza dinamismo, nel secondo prendo ossigeno perché, tra ingenuità e sapori antichi, sei di fronte alla vera cosa che fa impazzire i turisti quando visitano il nostro paese: l’autenticità.
Hai voglia a dire che la cucina italiana non esiste ignorando i ricettari di Vincenzo Corrado e Ippolito Cavalcanti rispettivamente del 1773 (Il Cuoco Galante) e 1837 (Cucina Teorico Pratica) dove c’è il nocciolo ancora attuale della maggior parte delle ricette italiane, create a Napoli perché per tre secoli è stata l’unica vera metropoli mondiale che ha avuto l’Italia.
Uno dei filoni che hanno alimentato la cultura gastronomica napoletana e dunque italiana è quello della cucina contadina che al Sud vuol dire cucina del desiderio di carne contrapposta alla cucina di carne dei gottosi ricchi del passato. Un cucina che ha vinto proprio in questi anni con il trionfo del vegetale gaudente e saporito.
In tante trattorie e agriturismi italiani e del nostro Sud si trovano queste verità, non la cucina della nonna degli storytelling di cuochi anoressici, ma quella buona delle donne. Le donne che nutrono cucinando. C’è dunque autenticità e un senso profondo nei gesti alimentari di queste zone che sembrano fuori dal mondo e che proprio per questo donano pace, cibano la mente e l’anima. Ecco perchè, al di là delle tecniche di cucina e della qualità dei prodotti, lasciando ricordi indelebili e spingono a tornare, a tornare e a ritornare.
Uno di questi questi è il ristorante -pizzeria la Rosa Bianca di Aquara. A dispetto del nome, è un paese che regge una fetta importante della sua economia nella coltivazione dell’uva e si trova sugli Alburni, la prima catena montuosa che si incontra percorrendo la Salerno-Reggio, uscita di Campgna.
Fresco d’estate, affascinante d’autunno, rassicurante d’inverno, gioioso in Primavera. Ogni mese è buono per visitare questo territorio purissimo, tra l’altro molto ben attrezzato con l’ospitalità diffusa. E per mangiare?
Il locale è gestito da Bianca Mucciolo e dalla madre Marisa che si sono rimboccate le maniche dopo la prematura morte del padre. Due donne determinate, riferimento assoluto nel territorio. Un paradiso per i vegetariani con la batteria di antipasti indimenticabili, come i fagiolini metro sbollentati e fritti, la frittata di patate, melanzane, peperoni, la zuppa di lenticchie e fagioli. Tutta roba del proprio orto o di produttori locali, e non è uno spot per allocchi. Persino il proprio grano per i cavatelli giganti e i ravioli di ricotta di capra. E ancora minestra spersa, zucchetta, chiaccarieddi, ciambotta”, puparuol’ mbuttunat, cicoria e fave…Non manca la carne, ovviamente, spesso alla brace, oppure nel caso di capretti, conigli e agnelli al forno.
In questi piatti c’è il sapore regalato dalla materia prima, la semplicità di esecuzione, la memoria generazionale delle ricette che non si tramandano scritte perché prima c’era la gelosia di mestiere ai fornelli. Starete bene perchè non è una attività improvvisata, ma collaudata da tempo.
Il locale ha un bel dehors ben arredato con cura dei particolari tipica dei locali gestiti dall’occhio femminile.
Qui potrete fare una cosa che solo la cucina italiana è in grado di offrire: fermare il tempo.
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