
Sono stati mescolati i piani. Il colore dei vini rosa, così variabile e rappresentativo di stili, territori e filosofie produttive, e il colore nel design, elemento progettuale e identitario di cui Kerakoll ha fatto uno dei cardini della propria ricerca, non potevano che trovare un terreno comune.
L’intuizione aveva già funzionato lo scorso maggio e così, dopo la pubblicazione estiva della classifica 2026 di 100 Best Italian Rosé – alla sua sesta edizione -, si è deciso di replicare l’esperienza. Ancora una volta a Milano, negli spazi del Kerakoll in via Solferino, per di più all’interno di Teatro della Vita, l’installazione a grandezza naturale firmata da Nathalie Du Pasquier e George Sowden. Un paesaggio urbano astratto, vibrante e sensoriale per dare forma a luoghi capaci di generare relazioni.
In questo scenario la co-curatrice di 100 Best Italian Rosé Chiara Giorleo ha guidato gli ospiti – soprattutto architetti, designer e artisti legati alla filosofia e ai prodotti Kerakoll – attraverso la storia, le dinamiche e, inevitabilmente, le sfumature dei vini rosati, esaltati e raccontati ormai da sei anni dalla guida ai migliori Rosati fermi d’Italia, edita da Luciano Pignataro. Uno scambio moderato e alimentato da Dayana Venturiello in collaborazione con Luca Schiavon, gli store manager e colour consultant di Kerakoll Brera Studio.
I punti di contatto tra i due mondi sono numerosi e, a guardarli insieme, quasi sorprendenti. La famigerata “estate dei rosati” del 2017, quando il fenomeno esplose, coincide proprio con l’affermazione del Millennial Pink nel mondo della moda e del design e con il progressivo affermarsi del rosa come colore più fluido e trasversale.
Tutto torna nel mondo del vino, dove oltre il 90% delle bottiglie di rosato è trasparente: il colore diventa parte integrante dell’identità e della comunicazione del prodotto. L’estetica è centrale e molti consorzi e territori stanno definendo con sempre maggiore precisione il range di tonalità che caratterizza le denominazioni, alla ricerca di un’identità immediatamente riconoscibile.
Straordinari e diversi i vini in degustazione per l’occasione.
Ad aprire la degustazione Ros’Aresta 2025 di Tenute Vignola, Cannonau di Sardegna Rosato DOC, immediatamente leggibile anche per i meno esperti, che hanno riconosciuto i toni chiari più frequenti nelle proprie bevute prima, però, di notare l’esplosione di gusto tra note di sanguinella e anguria, con un sorso salino che non stanca mai. Un impatto deciso e decisivo rispetto alla media che distingue i vini che entrano in guida dopo selezioni nazionali lunghe un anno.
Il secondo assaggio, nell’ordine di servizio, è stato Fossimatto 2025 di Fontefico, Cerasuolo d’Abruzzo DOC Superiore, che già con questo nome – “fossi matto (ad adeguarmi alle mode)” – ha intrigato per le tonalità corallo, non sempre scontate per la categoria ma che ben rappresentano il carattere del celebre Cerasuolo d’Abruzzo: succoso, strutturato, con finale asciutto, è stato fondamentale nei successivi abbinamenti con i finger preparati per l’occasione, provando ancora una volta la versatilità dei rosati a tavola.
Infine, una sorpresa per tutti: un vino di ben 4 anni, Mattj di Roeno, Pinot Grigio macerato 2022 (attenzione: annata corrente), che con le tipiche sfumature ramate e note evolute di frutta secca e pesca sciroppata ha raccontato bene come il rosato possa evolvere ed esprimere una complessità straordinaria e un’avvolgenza che ti accoglie.
Tre vini, tre colori e tre interpretazioni profondamente diverse. E forse è proprio qui che vino e design tornano a parlare la stessa lingua: il colore non è decorazione. È identità, scelta e racconto.