Sannio, l’antica Falanghina dei Pentri

Pubblicato in: I vini del Mattino

Finalmente. Finalmente. Finalmente. È uscito in commercio il primo bianco campano invecchiato, badate, non da invecchiamento: è questa Falanghina 2002 pensata da Angelo Valentino per la giovane azienda i Pentri fondata da Dionisio Meola e dalla moglie Lia Falato. Si chiama Flora Grande Momento ed è un bicchiere elegante e fine, capace di sfidare le bottiglie di Gravner e i bianchi alsaziani, grazie alla vendemmia studiata sui tempi e sulla presenza di muffe nobili, la conferma dell’aspirazione di questo bel vitigno sannita a sfidare il tempo e l’ignoranza dei ristoratori e di gran parte dei consumatori. Già, perché non bisogna essere esperti per capire che tutti i bianchi campani andrebbero bevuti non prima di due anni per la mineralità e la freschezza urlata dal terreno nei bicchieri. In passato avevamo avuto molte prove della longevità di Falanghina e Coda di Volpe sannite dimenticate e ritrovate dopo quattro, cinque anni. Adesso, girando nei vicoli misteriosi di Guardia Sanframondi con Alfonso Iaccarino e il nuovo governatore campano di Slow Food Nino Pascale, ci imbattiamo naturalmente nel Kerres, un Piedirosso muscoloso di cui ha scritto anche Gianni Mura che trovate a Sant’Agata dei due Golfi. Improvvisamente Lia Falato tira fuori a sorpresa questo Beneventano igt 2002 da poco in commercio, duemila bottiglie a meno di dieci euro che hanno resistito alle mille pressioni per essere bevute in anticipo. Così passa alla storia la tredicesima edizione di Vinalia, la manifestazione terminata ieri alla grande che rientra nel progetto InNatura promosso e gestito da Artsannio: qui è venuto alla luce il primo bianco campano invecchiato. In effetti, se si aspetta per i rossi, perché non fare lo stesso con i bianchi? Ogni anno nelle enoteche e nei ristoranti si celebra la strage degli innocenti, ossia l’apertura di milioni di bottiglie della vendemmia precedente che andrebbero bevute molto, molto dopo. Questa Falanghina dei Pentri mi ha ricordato una 2000 di Devi e in qualche modo persino il Facetus 2002 di Fontanavecchia: ci hanno stupito i sentori di frutta fresca, addirittura mela verde, erbe di campo, intense e persistenti al naso mentre in bocca la struttura è impressionante, l’alcol supportato dalla freschezza, l’ingresso ha un grande piglio autorevole, deciso. Questa Falanghina la beviamo allora sulla mozzarella di bufala, su caciocavalli non stagionati e soprattutto sui prosciutti della vicina Pietraroja, in attesa del prossimo appuntamento del magico Sannio: a Castelvenere dal 25 al 27 dove si svolgerà la sfida tra la Falanghina beneventana e i bianchi di Malta.


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