Amburgo meta gourmet? Yes basta saperlo, con recensione del ristorante bistellato Se7en Oceans

Pubblicato in: Città e paesi da mangiare e bere

di Paola Riccio

Da alcune primavere Raffaele Pagano mi propone di fare una puntata a Ibiza per l’opening party  dell’Amnesia, gli dico sempre che mi piace l’idea e lui ogni volta fa cadere la cosa nel vuoto. Sicché quando un mesetto fa, circa, mi  chiese se poteva comprare  i voli  per Amburgo , come di consueto gli risposi in modo affermativo credendo che fosse un altro falso allarme,  sennonché questa volta faceva sul serio.

Com’è Amburgo, questa città stato, da sempre componente della Lega Anseatica, terzo porto fluviale più grande al mondo?

Non è una città che ti fa  immediatamente dire WOW, vieni piuttosto colpito dalla magnificenza del porto e delle gru che dominano il paesaggio, e dai canali stretti delineati dai magazzini che si ergono  a muri compatti sulle sponde, che dalle bellezze monumentali e artistiche. Non sono rimasta stupefatta, forse perché non era la prima volta che mi affacciavo su un panorama nordico, avevo già visitato Tallin , Riga e Copenaghen, e il  fascino sottile che promana dal respiro oceanico di queste città di mare o di fiume,  lo avevo già avvertito, o forse semplicemente perché l’Elba è un fiume che offre soprattutto diverse sfumature di grigio ma non un panorama mozzafiato.

Sta di fatto che poi, non sai spiegarti perché, ma questa è una città che ti piace nonostante la pioggia ,  le sponde limacciose del fiume a Blankenese e il traffico inquietante e incessante delle navi portacontainer, e ti ritrovi a pensare che deve essere una bella città per viverci, con i suoi km di piste ciclabili, l’offerta perenne di musical e musica, il sistema di trasporto terra e acqua integrato efficientissimo ed accessibile ed economico, i suoi immensi parchi,  e i viali alberati e silenziosi dei quartieri residenziali, gli ardimenti architettonici della nuova città portuale Hafen City , le meraviglie inesplorate dei magazzini ancora stivati di mercanzie dello Speicherstadt, le spiagge di Altona, il nostalgico mercato dell’usato di Feldstrasse, le luci del luna park l’Hamburger Dom, e l’allegria  chiassosa del Rathausmarkt e dei ferry boat gremiti di gitanti danzanti che fanno la spola sull’Elba, i ponti sul canale Alster, e i due grandi laghi artificiali in cui è stato condizionato.

Ma come si mangia ad Amburgo? Pensando alla cucina amburghese non viene l’acquolina in bocca,  ma dopotutto si può mangiare bene. La cucina tradizionale è a base di pesce, soprattutto aringhe, gamberi di fiume, e altri piccoli crostacei, molluschi e ostriche,  granchi e pesci a carni bianche come merluzzi atlantici e il pesce San Pietro. Con il pesce ci fanno anche le salsicce,  e poi le onnipresenti  patate sono un contorno sempre appetitoso, anche nei posti senza pretese. Coloro che credono che l’hamburger, inteso come carme macinata fatta alla piastra, mutui il nome dalla città si rassegnino, al massimo potranno imbattersi in delle mega polpette dette frikadelle, e quando sui menù leggeranno hamburger facciano attenzione perché per lo più vorrà dire allo stile di Amburgo…all’amburghese, per intenderci, e potrebbero inconsapevolmente ordinare una zuppa di granchio, chiedendo un Hamburger Crabensoup.

Le nostre incursioni culinarie sono state all’insegna del “chi sa cosa ho ordinato” poiché i menù in doppia lingua sono inesistenti.

All’Ober Hafen Kantine, ai margini del  nuovo quartiere di Hafencity, ricavato  dall’area portuale dismessa, abbiamo mangiato matjes in agrodolce, una sorta di pesce azzurro di media pezzatura non meglio identificato se non come aringa, anche se il sapore era prossimo a quello dello sgombro, le frikadelle  e  le salsicce di pesce di cui sopra, sempre variamente accompagnate da patate e verdurine con salsa bianca. E’ un posto alternativo, con cemento a vista, personale tatuato e abbondantemente bucherellato da piercing.  Una nota per chi seguisse i vari trip advisor, secondo me il viaggio non vale la pena, e poi la cantina dal vecchio caratteristico fabbricato si è trasferita in un nuovo stabile adiacente, per niente romantico e fascinoso come forse doveva essere quello vecchio, o forse lo sarebbe stato se non avesse diluviato e il servizio fosse stato fatto all’aperto e   sulla sponda del canale.

Memorabile  e consigliatissimo, invece, è stato il piatto di  fish and chips mangiato in uno dei molteplici ristoranti sul lunghissimo molo Ladungsbrϋcken , il Fish and Chips per l’appunto, un posto senza pretese ma romantico e discreto durante la settimana e da evitare accuratamente il sabato perché si trasforma in un girone dantesco.

Il  Wine Bar Poletto, un ristorante  trattoria, che propone una cucina simil italiana, nell’elegante quartiere di Eppendorfer, denunciava un po’ di sincretismi territoriali  con una discutibile burrata caprese, e come sempre si distingueva per l’assoluta assenza di vini campani dalla carta. Ottima, invece l’insalatina con gli scampi.

Infine altra tappa degna di nota è stato il pranzo al Se7en Oceans, ristorante stellato Michelin di cui segue il racconto.

Il proprietario del ristorante, che per impronunciabilità del suo nome, si è ribattezzato Alì, ci ha raccontato che il ristorante ha avuto la stella Michelin la prima volta nel 2012, e poi riconfermata nel 2013 e attendevano il giudizio per il 2014.

E’ collocato in posizione panoramica all’ultimo piano di una Galleria Commerciale, l’Europe Passage, e guarda  su Ballindam, la riva destra del piccolo lago Alster, a due passi dalla fermata della S Bhan Jungfernstieg e dal centro cittadino.

Il locale si compone di in un’area lounge più informale e del ristorante vero e proprio e un po’ più discosto nella galleria c’è anche una scamera  humidor molto bel fornita di distillati. La cucina proposta la definirei  fusion poiché spazia dal sushi del lounge bar alle proposte più creative dello chef Sebastian Andrè.

Abbiamo scelto “à la carte” pescando dai menù  degustazione. Era il primo servizio della nuova carta pertanto anche i camerieri non sapevano bene cosa ci stessero servendo e tantomeno noi sapevamo cosa avessimo esattamente ordinato. Forse anche per questo ancora più gradita è stata la sorpresa nel susseguirsi di suggestioni regalate da guacamole  con pomodori, crema di aragosta aromatizzata al curry, burrata con  semi di mostarda rinfrescata con una salsa rossa, forse  rabarbaro?

 

Per seguire con la gelatina di ostrica in riduzione di champagne, e gamberi di fiume con cavolfiore, e ancora la gelatina di aloe vera che accompagnava il filetto di pesce san Pietro, servito con salsa teriyaki, crema di patate dolci, funghi chiodini e verdurine croccanti.

 

 

Un menù giocato davvero sulle consistenze, c’era il croccante, il cremoso, e la fresca consistenza delle gelatine, in un’ esplosione di colori e sapori declinati sempre sui toni dell’agrodolce.

Infine il dessert, un vero capolavoro, il melone in tutte le sue possibili variazioni.

A completamento  la ricca scelta di pani da condire con panna acida aromatizzata  e infine la piccola pasticceria prelibata.

 

 

Per accompagnare il pranzo abbiamo scelto un riesling della Mosella, annata 2013, il Sommerpalais del Conte Von Kesselstat di Morcheid.

 

Colore bianco carta con riflessi verdognoli, odore delicato molto floreale, con un leggero residuo zuccherino 3-4 gr lt ad accompagnare acidità sostenuta e  alcol contenuto.  Un sorso facile  che invogliava alla seconda bevuta che si è rivelato un ottimo abbinamento per la prima portata, forse di poca struttura per la seconda.

Insomma una bella esperienza sensoriale, e completamente al di fuori degli schemi più noti della cucina mediterranea, ad eccezione della burrata,  con citazioni alle materie atlantiche ma arricchite da colori o odori tropicali.

Consigliata come è consigliata la visita della città stato di Amburgo, non per la balneazione però.

 

Se7en Oceans

Ballindamm, 40

Amburgo

Tel. +49 40 32507944

www.se7en-oceans.de


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