Sperone Irpinia, Hosteria Le Gourmet. La cucina di Giuseppe Caramiello il buongustaio

Via Ferrovia 28
Tel . 081.19516524 – 3382154656
www.legourmetwinebar.com
Aperto la sera
Chiuso lunedì
Da 25 a 35 euro

di Tommaso Esposito

Giuseppe Caramiello nasce buongustaio.
Lo confessa lui stesso quando accoglie gli ospiti nella sua Hosteria bollicine alla mano.
Siamo sulla salita che da Nola porta a Baiano e poi ad Avellino.
Terra di nocciole, quelle avellane coltivate a ridosso del Partenio, ma anche di solide tradizioni gastronomiche.
Da queste parti, nascono ad esempio le soppressate di Mugnano del Cardinale filiazione diretta della cosiddette Palle di Nola.
E poi ci sono i frutti del sottobosco con qualche scorzone da scavare e le erbe selvatiche da raccogliere.
Più su verso Montevergine si fanno maccheroni di pasta fresca e si confezionano torroni.
Perciò il nostro gourmet aprì bottega qualche anno fa.
Raccoglieva simpatie e organizzava degustazioni.
Dal 2004 dove c’era l’antica sede dell’azienda elettrica del paese ha acceso i fuochi dei fornelli.
Non più il bancone, ma un’accogliente e familiare ritrovo.

Un piccolo spazio all’aperto per l’estate dove restare al fresco.
Due sale interne e un angolo riparato.
Bei colori pastello per i muri, disegni, tempere colorate alle pareti e qualche scultura grottesca per arredo.

In cucina porta il ritmo, ispirato dal patron, il giovane Antonio Napolitano.
Oltre il territorio è la proposta.
L’unica identità è quella del buongusto da ricercare.
Sempre.
Lo si nota già dall’inizio.

Salame lardellato di buona qualità così pure un prosciutto friulano, una coppa emiliana e una gustosa mortadella, tutta carne, poco grasso e pochi aromi.
Buona in sé.

Sulla bruschetta di pane cafone una ventresca nordica trafilata e dal profumato grasso rosato.

Buona è la fonduta di fontina valdostana appena addolcita da una confettura di mele cotogne.
Poi giungono insieme una frittata farcita di fiordilatte, la provola raccolta nella foglia di limone e passata alla brace. Buone.
Il fiore di zucca non ha la pastella. E’ fritto così e ricoperto di grana fondente.
Farcitura invertita.
Ai primi si nota l’impegno.

Il risotto predilige i chicchi del Carnaroli.
Buona è la cottura.
Piacione nel complesso per le teste degli scampi e la rucola fritta che l’accompagna.

I paccheri, non irpini ma di Setaro, alla Norma tradiscono la ricotta e sposano melanzane con provola.
Quasi un pasticcio alla napoletana e come tale servito un po’ tiepido.

Le orecchiette, queste sì conterranee, riposano con i sciurilli e le cozze.
Che, sugose in questo piatto, son più buone di quelle al gratin dell’ antipasto.
Non c’è il mare quassù.
Allora carne.

Allevata tra i pascoli dell’Appennino campano e frollata nella bottega del vicino speronese.
E perciò è umorosa e buona sia in Tagliata demi blue che in Bocconcini saltati in padella e poi riposti su letto di croccante cipolla tropeana inumidita con aceto balsamico modenese.

Voluttuoso è il formaggio Blu di Moncenisio che nel confronto batte il podolico campano.

Vale la pena passare da Giuseppe una bella serata con amici.
Anche perché ci sono bei vini in cantina che costano come all’enoteca.


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