di Nicola Matarazzo
Caro Luciano,
ho letto con piacere il tuo articolo sull’Aglianico del Taburno di Fontanavecchia, ed in particolare le lucide osservazioni finali. Strano penserai, ma le tue considerazioni pur incontrovertibili, mi hanno dato forza di agire invece di avere un sentimento di rassegnazione. Ebbene, oggi stavo per ricontattare guarda caso proprio il produttore di cui parli, per riconfermare la mia indisponibilità (mi sono dimesso a novembre scorso) a proseguire un impegno associativo/istituzionale preso ormai più di quattro anni fa, impegno che ha sottratto tempo alla mia famiglia, al mio lavoro e alla mia convivialità, ma anche a……., motivo di scottanti delusioni ma anche di significative soddisfazioni. Ho cambiato idea.
In questo momento, per me di riflessione, sto rileggendo un libro di un autore a me caro, in cui egli parla di situazioni che identificano ancora la realtà attuale, sebbene siano trascorsi più di 60 anni dalla sua pubblicazione. Parla di “una terra senza conforto e dolcezza, dove il contadino vive, nella miseria e nella lontananza, la sua immobile civiltà, su un suolo arido, nella presenza della morte” e dove lo stato e la politica sono quasi del tutto estranei a questa realtà, e dove oggi, aggiungerei, le associazioni di categoria in piena balia delle onde della globalizzazione, sembrano più impegnate ad ergere fragili ed inutili barriere che a proporre soluzioni innovative.
In tutta onestà, la realtà che vivo, e che tu conosci bene, continua ad avere sentimenti di rassegnazione nella “classe” dei contadini veri, ma ho percepito anche forti segnali di azioni attive, tese a creare una maggiore coesione verso il superamento di una condizione non più sostenibile. Anche nella “classe” politica è possibile intravedere qualche visione sensibile, ma il più delle volte si perde nel vortice del melting pot politico imperante.
Allora, per non apparire dei masochisti, è proprio verso questi segnali positivi che è importante, nel nostro piccolo, indirizzare la nostra attenzione e disponibilità.
Pertanto, ora chiamo e comunico che continuerò ad essere un contadino…in marcia.
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