
di Antonino Siniscalchi
Nel mondo dell’enogastronomia italiana soffia un vento nuovo, giovane e sorprendentemente rosa. A guidare questo cambio di paradigma è anche
Valentina Stinga, presidente provinciale di Napoli di Coldiretti, imprenditrice agricola e volto simbolo di una generazione che sta riscrivendo linguaggi, approcci e visioni del settore primario. Energia, competenza e una spiccata sensibilità contemporanea si intrecciano nel suo percorso, portando una prospettiva fresca in un ambiente spesso considerato tradizionale.
Laureata in Marketing all’Università Bocconi, imprenditrice agricola di successo e oggi alla guida di una delle realtà più rappresentative del mondo agricolo campano, Valentina Stinga incarna una traiettoria tutt’altro che scontata. Tanto da essere inserita dall’ateneo milanese nel progetto “Changed by women”, che raccoglie 99 storie di donne capaci di cambiare il futuro, promosso in occasione dell’8 marzo. Un riconoscimento che celebra non solo il successo professionale, ma anche il coraggio di scelte controcorrente.
Sorrentina doc, cresciuta in una famiglia impegnata nel settore dei trasporti e della logistica, Valentina sembrava destinata a un futuro manageriale già scritto. E invece, dopo la laurea, ha deciso di tornare a casa e ripartire dalla terra. Da quell’intuizione è nata Rareche, azienda agricola che oggi è un modello di multifunzionalità, sostenibilità e innovazione. Dal campo alla rete, dall’olio extravergine alle conserve, fino all’e-commerce lanciato in piena pandemia, il suo percorso è stato una crescita continua, culminata nel 2023 con la nomina a prima donna presidente di Coldiretti Napoli. Un incarico arrivato mentre era in attesa della figlia Elena, a conferma di come vita personale e impegno professionale possano – e debbano – convivere.
– Presidente Stinga, è contenta di essere tornata a Sorrento dopo gli anni di studio e lavoro a Milano?
«Ritornare a Sorrento è allo stesso tempo facile e difficile. Facile perché la bellezza del territorio e il calore delle persone del Sud addolciscono ogni rinuncia. Difficile perché le opportunità, oggettivamente, sono più limitate rispetto alle grandi città o all’estero. Ho però cercato di trasformare questi limiti in stimoli, spingendo la creatività per costruire qualcosa di nuovo, che non mi annoiasse e che mi desse soddisfazione».
– Ha mai avuto rimpianti per quella scelta?
«Forse prima di diventare madre qualche volta mi sono chiesta come sarebbe stata la mia vita se fossi rimasta a Milano. Ma da quando c’è
Elena sento con ancora più forza che questo è il posto giusto dove farla crescere, per i valori, il tempo e la qualità della vita».
– Come descriverebbe la sua evoluzione nel settore agricolo?
«Sono partita da quasi niente. Non conoscevo davvero la stagionalità, la multifunzionalità, la gestione della produzione. Ho avuto la fortuna di voler imparare e di incontrare le persone giuste lungo il cammino, seguendo i tempi corretti e anche le regole del mercato, pandemia compresa. L’agricoltura oggi richiede competenze trasversali e capacità di adattamento».
– Come si diventa presidente di Coldiretti Napoli e in cosa consiste il suo lavoro?
«È stato un percorso graduale. Ho ricoperto diversi ruoli a livello provinciale e regionale e, grazie anche al direttore regionale Salvatore Loffreda, sono arrivata a questo incarico. Il presidente di Coldiretti ha l’onore e l’onere di rappresentare gli agricoltori, tutelarne il reddito, sostenerli nelle difficoltà quotidiane: dalla burocrazia ai cambiamenti climatici. È un lavoro che passa dal dialogo costante con le istituzioni, a livello locale, nazionale ed europeo».
– Che ruolo ha l’agricoltura nell’evoluzione della cucina italiana, oggi patrimonio UNESCO?
«Agricoltura e agricoltori sono il pilastro della cucina italiana. Senza i custodi delle eccellenze e della biodiversità, gli ingredienti che rendono unica la nostra cucina non esisterebbero. È fondamentale che questo messaggio arrivi ai consumatori anche attraverso chef e cuochi, affinché il riconoscimento non resti confinato alla ristorazione, ma abbia un impatto positivo su tutta la filiera».
– Quali sono le prospettive e i programmi per il futuro?
«Le nostre battaglie principali oggi sono a livello regionale, per fare in modo che il ruolo e il reddito degli agricoltori non vengano dimenticati. Siamo impegnati anche in Europa, affinché i tagli ai fondi agricoli non diventino realtà: sarebbe una minaccia enorme per molte aziende, già messe a dura prova dal clima e dalle regole sleali del mercato globale. Ma ci saranno anche momenti di celebrazione: nel 2026 ricorrerà il 25mo anniversario della legge di orientamento del 2001 e stiamo lavorando a eventi per valorizzare ancora una volta le nostre eccellenze».
Valentina Stinga rappresenta un nuovo modo di intendere l’enogastronomia: radicata nella terra ma aperta al mondo, consapevole, inclusiva e profondamente moderna. Un rosa che non è colore di moda, ma segno di un cambiamento strutturale ormai irreversibile.