Varchetta, la Falanghina sul cratere degli Astroni

Pubblicato in: I vini del Mattino

3 maggio 2002

Breve storia braudeliana del vino quotidiano a Napoli, quando la città era circondata, quasi gli enormi contenitori in vetroresina fossero torrette di avvistamento, da grandi aziende vinicole che trasformavano l’uva o raccoglievano il vino dei contadini dei Campi Flegrei, dell’Agro Vesuviano, dell’Aversano e del Sannio: Portici, Sant’Antonio Abate, San Marzano sul Sarno, San Sebastiano al Vesuvio, Quarto…la cinta di Bacco che dissetava centinaia di trattorie cittadine. Crollati i consumi, alcune di queste antiche aziende, che spesso hanno più di un secolo di vita, sono riuscite ad adeguarsi per sopravvivere cambiando il rapporto con i fornitori, rinnovando le attrezzature in cantina, rivolgendosi ad enologi. Adesso anche l’azienda Varchetta (Via Padula, Napoli. Telefono 081.7158906), fondata da Vincenzo nel 1891, ha fatto il grande salto dal boccione alla bottiglia, dallo sfuso all’etichetta, dalla vetroresina all’acciaio e alla barrique. Antonio e i suoi figli possono vantare un primato ineguagliabile e ricco di potenzialità: possiedono l’unica azienda nel territorio del comune di Napoli. Dalla vigna di falanghina in cima alla bocca del cratere degli Astroni abbiamo goduto del lascito delle eruzioni di 3700 anni fa coperto da faggi e lecci, ammirato la straordinaria speculazione edilizia delle case in cemento al posto degli immensi vigneti nutriti di cenere, assaggiato il Piedirosso, la Falanghina, il Lacryma Christi e il Gragnano di Varchetta in quel che diventerà il rifugio dei golosi visitatori del vulcano e degli appassionati di cavalli in gita ad Agnano. 300mila bottiglie, quattro ettari a conduzione diretta: il mercato è dunque pronto a bere sulla pizza e sul sartù, ma anche sulla genovese e sul ragù bianco, finalmente il «suo vino» prodotto in città. Cambiano i tempi, ma non ancora per tutti. Che non accada a piazza Dante ciò che purtroppo succede in piazzetta a Ravello, dove alcuni bar spruzzano Prosecco a go go, ma non hanno un goccio delle rinomate aziende locali. Ahiloro.


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