Primavera nella Vecchia Borgogna con Armando Castagno

Pubblicato in: Champagne e Vini francesi
Il relatore della degustazione Vecchia Borgogna- Armando Castagno

di Marina Betto

E’ da poco scoccata la primavera e le venerabili vigne della Cote de Beaune sono idealmente affacciate sul Golfo di Sorrento. Armando Castagno relatore AIS ha portato la Borgogna in Campania celebrandola e raccontandola con fascinazione e raccoglimento in una interessantissima degustazione svoltasi a Sorrento. La sala gremita, i candelabri accesi, musiche ecclesiali  hanno aperto così il sipario su un mondo, la terra di Borgogna complesso da raccontare. La nomenclatura di questa regione vitivinicola francese è molto ampia ma con 12 assaggi di vini di 12 territori diversi si è potuto avere una idea di quello che produce questo lenzuolo di terra  lavorata e resa produttiva anticamente dai monaci cistercensi. Accumunati dall’età venerabile delle vigne i vini assaggiati provengono infatti dalle vigne più vecchie d’Europa. Vigne antiche, Vieilles Vignes come si trova scritto in etichetta alle volte Tres Vieilles Vignes a sottolineare un valore aggiunto, indiscutibile, apportato da piante alle volte centenarie. Il terreno calcareo borgognone è durissimo tanto da diventare marmo e il sistema radicale di una pianta di vite molto vecchia è molto profondo garantendo così alla stessa nessuno stress idrico; le vecchie viti sono certamente meno vigorose ma i grappoli spargoli, la minore quantità di foglie permette più facilmente alla luce di penetrare e far sviluppare il grappolo lontano da marciumi e funghi, principali nemici del Pinot Nero. Si ha anche un miglior agostamento e essendo il grappolo vinificato intero sarà in grado di dare maggiore concentrazione e intensità e morbidezza al vino. Nelle migliori vigne vecchie, che si trovano a mezza costa nella Cote de Beaune, sono presenti più biotipi, tutto ciò regala tipicità, carattere. Infondo  da  vigne prefillosseriche come la Romanée Conti del 1945 è scaturito il vino considerato il migliore di tutti i tempi ( 100.000 euro).

Santenay è l’ultimo luogo della Cote de Beaune davanti al quale non c’è più nulla. E’ un anelito di luce, un luogo salubre che un tempo( 1901) era conosciuto e frequentato per le Stazioni Termali. I suoi vini oggi vivono una situazione opaca, appannata; questo luogo marca con rarefazione il Pinot Nero, non c’è potenza ma una sapidità ben espressa, meno acidità a favore dell’alcolicità. Santenay V.V. Ceps Centenaires 2013 P.Y. Colin- Morey nasce nel comune di Remigny precisamente nel lieu-dit Les Champs Claudes da una parcella di appena 1 Ha. da un impianto del 1900 su superficie molto argillosa. Dopo fermentazione spontanea e 16 mesi di affinamento in pieces nuove per il 20% ecco pronta la sua bocca sapida e molto minerale, il tannino sopito, i frutti scuri, prugna, mirtilli e more le sensazioni brulèe di legna arsa, mescolate alla freschezza della menta acquatica e al fieno ( 43 euro).

Il secondo assaggio con Savigny-Lès- Beaune Premier Cru Aux Forneaux 2014 Domaine Rapet Père Et Fils ci porta in quella parte della costa più centrale e in particolare il Cru di Savigny- Les-Beaune si trova confinante con Pernand Vergelesses e vicinissima ad Aloxe- Corton.Una scritta antica sullo stipite di pietra del castello riporta questa frase” Les Vins De Savigny Sont Vins Nourissants Theolociques Morbifuges” che fa riflettere sul fatto che oltre ad avere qualità ben delineate erano frutto del lavoro dei frati e delle suore degli enti ecclesiastici propietari dei vigneti degli antichi Templari. Vincent e Sylvette Rapet fanno circa 12 vini; dalla parcella Aux Forneaux di 1.50 Ha piantata tra il 1948 e il 1956 nasce il Savigny-Lès Beaune Premier Cru dal naso di rosa, incenso e lievi sensazioni ematiche con ricordi di aromi di erboristeria. Un vino che è un clichè letterario dal delicato e fine profumo, bocca fresca e selvatica con nota erbacea e una certa pastosità quasi di cera. Non si trova in Italia ( 31 euro).

Con il terzo vino siamo a Pommard, comune da sempre sinonimo di leggenda. I vini di Pommard sono austeri, molto longevi capaci in modo assolutamente unico di fondersi con la terra assumendo sapore ferroso, sanguigno e potente. Pommard Les Petits Noizon 2015 Domaine Moissenet- Bonnard nasce da vigna datata 1926 da una parcella di 0,31 Ha. su terra bruna con forte ferrettizzazione. Les Petites Noizon ( piccolo bosco di noci) possiede un naso profondo che ha questa matrice ferrosa sia al naso che in bocca ma riesce a ricordare anche la ciliegia che gli da grazia e anche il mallo di noce che ricorda nel nome. E’ un vino da accompagnare ad un buon pasto composto da carni brasate e/o stufate ( 40 euro).

Se Pommard è la terra che evoca la dea romana Pomona( dea delle messi e dell’abbondanza) Volnay è consacrata al dio celtico Vollen( dio acquatico); Pommard è terra di contadini mentre Volnay era la capitale estiva del Duca di Borgogna. Le acque sorgive e salubri sono ben distribuite inoltre siamo su una collina con terreni fertili, l’estensione del cru è di 11,95 Ha. ma divisi in più lieux-dits e la parcella interessata Les Cailleretes è la migliore vigna del comune impiantata nel 1948. Volnay Premier Cru Les Caillerets 2014 Domaine Lucien Boillot è un sorso succoso, fruttato, fresco che trascina con se un sensuale strascico di cera e fiori. 800 le bottiglie prodotte l’anno ( 61 euro).

La parola Beaune viene dal dio gallico Belenos ( dio della luce, del sole, del fuoco trasformatore) e nella parcella Les Grèves di 0,19 Ha. di Beaune Premier Cru viene impiantata la vigna nel 1904 da cui nasce Beaune Premier Cru V.V 1904 Les Grèves 2014 Domaine Roche De Bellène. Espressione molto fine al naso di cipria, cenere,incenso, erbe officinali e fiori blu con bocca appagante e fresca ( 67 euro).

Lasciamo la Cote de Beaune con un Corton Le Rognet Grand Cru V.V 2014 Domaine Bruno Clavelier nel comune di Ladoix- Serrigny una parcella di terre rosse su banco ferrugginoso confinante con Aloxe Corton Premier Cru. 1500 bottiglie prodotte all’anno di questo vino dalla complessità raffinata che si apre sui profumi della bottega di uno speziale, con sbuffi d’arancia, pepe e fiori seguiti da note fumé e balsamiche e insieme ferruginose in bocca ( 118 euro).

E’ notorio che i grandi rossi di Borgogna provengano però dalla Cote De Nuits. 51,7 Km tempestati di vigneti, ognuno con il suo nome e carattere tipico sebbene i fattori di differenziazione siano molto labili. Il 21 marzo del 1098 un modesto abate Roberto di Molesme parte con 22 monaci verso sud  fermandosi vicino a Nuits Saint- Georges fondando il nuovo ordine dei Cluniacensi staccandosi dalla regola dei Benedettini. Da questo luogo orribile e di vasta solitudine come veniva descritto in latino, la città più vicina era a 10 Km nella Cote D’Or, nasceranno diverse congreghe monastiche e già nel 1200 saranno più di 700 le nuove abbazie. L’alone di santità dei monaci e la loro dedizione al lavoro dei campi e alla preghiera favorirà i lasciti di beni e terre borgognone a questi ordini religiosi ed è per questo che la Borgogna fu conosciuta come la Cote D’Or il cui nucleo primigenio è Clos de Vougeot.

Il primo vino degustato di questa parte di Borgogna fa pare di una denominazione periferica Marsannay La -Cote dove non vi è nessun Premier Cru ma solo denominazioni Village, ammette altresì il rosato unica denominazione Rosé che si trova in Borgogna. I vini di Marsannay sono tutto frutto, da pic-nic, stanno bene con i salumi e i formaggi e hanno buoni prezzi. Marsannay L’Ancestrale 2015 Domaine Sylvain Pataille è floreale con qualcosa di selvatico, di aspro, verde, aromi che ricordano la menta acquatica, santoreggia, timo serpillo. Il lieu-dit Les Ouzeloy è un impianto del 1925 pieno di pietre su superficie argillosa e strato di ghiaia fine su calcare duro e antichissimo dove lavora il giovane Sylvain Patelle propietario di un piccolo Domaine,  consacrato ai vini di Marsannay. Dell’Ancestrale si producono 2000 bottiglie l’anno ( 71 euro) fatte da uve non diraspate, macerate per 24 giorni e mosto affinato per 20 mesi in pieces. Il profumo di questo vino è evoluto dove si riconosce la mora e il mirtillo mescolati a spezie orientali, ai fiori di violetta con una profonda voce minerale. In bocca si avverte il balsamico, la liquerizia,l’anice, l’oliva nera tutte sensazioni rilasciate con estrema gradualità che ci riportano a latitudini più mediterranee.

Il comune di Chambolle- Musigny è la culla dei vini più raffinati, delicati femminili di Borgogna ma ci sono delle eccezioni. Chambolle- Musigny V.V. 2015 Domaine Lignier-Michelot di categoria Village è un vino di sostanza un po’ atipico quindi. Gli anni di impianto dei due lieux-dits da cui nasce sono il 1952 per Les Drazey e il 1965 per Les Gamaires. E’ un sorso polposo che sa di prugna, gelsi e more,  spezie con una fine qualità tannica. Di questo vino si producono 4000 bottiglie l’anno ( 57 euro).

Nuits- Saint- Georges Premier Cru Les Vaucrains 2014 Domaine Robert Chevillon  proviene dall’ultimo comune situato a sud dove finisce la Cote De Nuits. Siamo in un territorio dalla storia centenaria, qui nascevano i vini bevuti dal Re Sole e anche la letteratura consacra il Borgogna di Nuits-Saint- Georges grazie a Giulio Verne che fa stappare agli astronauti sulla luna una di queste bottiglie. Les Vaucrains proviene da un impianto del 1898. Il suo è un alito fresco che ricorda l’arancia, la mora, i fiori, gli anemoni, i gerani, le viole, il cuoio. La bocca è setosa e morbida, in sostanza un piccolo capolavoro( 62 euro).

Vosne-Romanée Premier Cru Gaudichots 2013 Domaine Forey Et Fils ha profumo intenso, fine, di fiori, pane grigliato e piccoli frutti, arancia ed erbe aromatiche su nota sanguigna di fondo. Siamo sulla stessa terra di La Tache e la dolcezza ineffabile deriva da questo. Il triangolino che forma la parcella sui cui nasce è la propaggine più a nord del terreno di Les Gaudichots ou La Tache che per un numero di motivi non rientra nel Grand Cru. L’anno di impianto è il 1930, di questo vino se ne producono 1200 bottiglie, introvabili ( 200 euro).

Charmes- Chambertin Grand Cru Cuvée Très Vieilles Vignes 2014 Domaine Joseph Roty nasce su un sito cluniacense e questo è il vino della parcella più vecchia di Borgogna datata 1881-1885 di 0,16 Ha. Il suo è un naso profondo di incenso, fiori macerati, erbe aromatiche come la menta, spezie come la liquerizia e frutti neri su fondo di caffè. Lo splendido bilanciamento in bocca non fa avvertire il tannino che sembra non esserci. Le bottiglie prodotte sono 700 ( 320 euro).

L’ultimo di questi affascinanti e complessi sorsi di Borgogna che ha concluso la degustazione è Clos De Vougeot Grand Cru V.V. 2014 Chateau De La Tour luogo dove si può dire sia nata la viticoltura intera della regione,   dove i monaci del nuovo ordine si stabilirono. Oggi sono 82 i propietari dei 50,97 Ha. del Clos  e questo vino prende vita da una parcella di 0,74 Ha. con impianto del 1910. Superba complessità di un naso commovente, delicato, biscottato con riconoscimenti floreali,  per nulla  austero. Sapore tattile contraddistinto da una vena gustosa fatta di liquerizia dolcissima, timo e rosmarino. 3000 bottiglie prodotte, inimitabili (220 euro).


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