Vinitaly 2010, i nuovi vini del Sannio

Pubblicato in: Benevento, Verticali e orizzontali

IL BENEVENTANO SI CARATTERIZZA SEMPRE PIU’ COME TERRA DI BIANCHI

 di Pasquale Carlo

 Il Sannio compie importanti passi verso la ricerca della propria identità enologica. Al Vinitaly appena terminato la provincia con i dati produttivi più significativi della Campania Felix sembra aver intuito con forza la particolare predisposizione per la produzione di vini bianchi. Il comparto produttivo, con intelligenza, si è incamminato infatti verso una caratterizzazione spinta che potrebbe rappresentare la svolta tanto attesa.

Infatti, messi da parte i progetti di grandi rossi da invecchiamento, risultati che alla luce di quanto registrato nel corso degli anni si ottengono solo nell’areale del Taburno, la folta pattuglia di produttori punta la barra decisamente verso il… bianco. Ne sono la riprova le numerose novità felicemente assaporate in terra veneta.

Diverse le realtà produttive che con la vendemmia 2009 si presentano per la prima volta sul mercato oltre che con etichette falanghina anche con bottiglie prodotte da uve greco e fiano. Il percorso, avviato qualche annata addietro lungo le falde guardiesi che degradano verso il fiume Calore (con i buoni risultati di Corte Normanna e di Aia dei Colombi), vede oggi incamminarsi altre diverse realtà: Terre Stregate e De Lucia, tanto per restare a Guardia Sanframondi, e Fontana delle Selve e Ca’Stelle, tanto per citare qualche azienda castelvenerese, con l’elenco che potrebbe continuare a lungo. I risultati sono interessanti, già al primo colpo.

E’ questa l’ennesima conferma che le colline esposte ad est e sud est che vanno dalle porte del capoluogo fino al cuore della valle Telesina rappresentano la migliore zona in assoluta per la produzione di interessanti bianchi capaci di sfidare il tempo, come del resto già affermato da alcune bottiglie prodotte da I Pentri (chi non ricorda l’eccezionalità dell’etichetta Gran Momento di Flora 2002?). Come non dar ragione dunque a Francesco Iacono (rappresentante di Oppida Aminea, la realtà guidata dai fratelli Muratori giunti nel Sannio per produrre i vini bianchi del progetto Arcipelago) che non ha esitato nello spazio di ‘Vigna Benevento’ a definire la nostra come una “terra gialla”. 

Per questi motivi salutiamo con gioia l’avvio di un nuovo percorso produttivo in quel di Guardia Sanframondi, dove da due anni due giovanissimi amici, entrambi ventiseienni, sono alla guida di Vigne Storte: solo tre etichette, tutte bianche, guarda caso falanghina, greco e fiano. Un progetto  piaciuto subito quando Filomeno ha espresso la volontà di caratterizzarsi solo con i bianchi: un passito e poi una bollicina per completare la gamma aziendale.

E proprio le bollicine costituiscono l’altra grande novità di questo Vinitaly sannita. Dopo gli spumanti della Cantina del Taburno di Foglianise, della Cantina Sociale di Solopaca e di quella di Guardia Sanframondi, a cui si affiancava la bella etichetta di Ocone, qualche anno addietro è arrivato il Nudo Eroico di Fontanavecchia. Oggi a Verona di etichette di bollicine ottenute da uve falanghina, in versione extra dry o brut, ne abbiamo degustato, oltre ai già citati, un’altra decina: Iannella, Torre dei Chiusi, Cantine Tora, Vinicola del Titerno, Il poggio, Vigne Sannite, Vinicola del Sannio, Mustilli, Masseria Frattasi (in molti casi si tratta di processi lavorativi compiuti in terra trevigiana, ma non mancano produzioni autctone).

Mentre restiamo in attesa dell’esperimento importante di Fattoria la Rivolta, che per le bollicine ha invece puntato sul greco, un discorso a parte merita lo spumante metodo classico (il primo in terra sannita) de ‘La Guardiense’, l’etichetta con cui la cantina sociale ha festeggiato i suoi cinquant’anni.    ‘Cinquantenario’, sempre da  uve falanghina, ha veramente convinto, facendo ben sperare per il futuro di questo processo produttivo per la tipologia sicuramente più eclettica della viticoltura campana che proprio nel Sannio trova il suo habitat migliore.

La strada sarà ovviamente lunga e difficile, anche perché non mancano le difficoltà di mercato. In questo caso i primi testimonial di queste etichette dovrebbero essere proprio i ristoratori sanniti, ma guarda caso – come ci ha spiegato Alfredo Di Leone de La Vinicola del Titerno – non risulta semplice convincerli, visto i buoni guadagni che si aprono loro con i prosecco del Veneto acquistabili sul mercato anche sotto i tre euro. La stupidità che caratterizza molti di loro di certo non favorisce la comunicazione, quella più importante, che dovrebbe prendere corpo proprio sul territorio di produzione.

Altra importante notizia nel settore bollicine è il fatto che tra i progetti presentati nell’ambito del Programma Integrato di Filiera ‘Vitis’ (approvato in questi giorni) è inserito anche un’idea progettuale relativa proprio alla spumantizzazione delle uve falanghina.

Altro aspetto importante è poi la capacità di questo vitigno a prestarsi anche al discorso passito, con punte di eccellenza che si toccano con Sarriano di Nifo-Sarrapochiello, Porta dell’Olmo di Corte Normanna e Jocalis di Aia dei Colombi a cui possiamo ultimamente affiancare anche Malaca di Terre Stregate.

L’Aglianico
Fermo restando le grandi potenzialità del vitigno aglianico, soprattutto per quanto concerne le etichette più interessanti della terra torrecusana prodotte da Fontanavecchia, Cantina del Taburno, Torre dei Chiusi, Torre del Pagus e tante altre ancora, resta da evidenziare che altre importanti novità emerse dal Vinitaly sono rappresentati da vini rossi d’annata, particolarmente freschi e fruttati. Alla barbera del Sannio che ha ottenuto anche quest’anno la Gran menzione, con l’etichetta 2007 di Vigne Sannite, si affianca con forza lo sciascinoso: alle etichette di Capolino Perlingieri (Sciascì) e della Vinicola del Sannio (Maliziuto) si è aggiunta la cantina casaldunese Terre dei Briganti, con un calice di grande fascino. Altra novità importante per vini di questa tipologia è l’annata 2008 di Meoli dell’etichetta Medì, ottenuta da uve piedirosso.


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