di Giovanni Gagliardi
Il mondo degli eventi del vino è stato “investigato” in lungo e in largo, ma c’è sempre spazio per le scoperte e a Firenze, uno dei centri più avanzati del settore, si è parlato di “paura” ad una degustazione.
L’occasione è stata Vino in Giardino, una graziosa manifestazione organizzata nel parco del Palazzo Bardini, un angolo di paradiso vicino al Duomo di Firenze, dai cui è possibile toccare con le mani la punta del campanile di Giotto dove alcuni produttori, dalla Franciacorta al Vulture, si sono ritrovati per incontrare i pochi partecipanti (purtroppo per gli organizzatori – 25 euro l’ingresso), per la maggior parte americani in vacanza.
Momento centrale dei pomeriggi di degustazione sono stati dei simposi moderati da Davide Paolini, il Gastronauta. Il primo appuntamento è stato dedicato alla “paura” con il professor Attilio Scienza, il giovane intellettuale Da Empoli, assessore alla Cultura di Firenze e il professore “eretico” Lombardi Vallauri.
Il senso della questione può essere riassunto così. Siamo di fronte alla terza crisi degli ultimi anni, la prima legata al problema della qualità degli anni ’60, quella del metanolo della metà degli anni ’80 e l’ultima, dei primi anni del nuovo millennio, legata alla contrazione della domanda e alla conseguente inchiodata dei consumi. Questi periodi si sono caratterizzati dalla paura dei produttori di prendere decisioni e una società cha ha paura – ha affermato il prof. Scienza – non può contemplare il vino, perché è un prodotto che nasce per il convivio e quindi per il bello.
Ma come contrastare la paura del futuro? Cambiando le parole chiave del vino e costituendo un patto tra produttore e consumatore per la conservazione del paesaggio, la salvaguardia del territorio agricolo e della sua biodiversità. Che la tendenza sia questa lo dimostra anche il comportamento dei grandi marchi internazionale che si stanno organizzando in associazioni di produttori accomunati non dal territorio ma dai comportamenti produttivi green e dalla gestione aziendale politically correct.
Il vino può ancora giocare un ruolo importante in Italia, più di altri settori produttivi anche non agricoli, proprio per la complessità dei fattori in gioco.
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