Studi dei Feudi: tutti i cru di Fiano, Greco e Taurasi 2012-2013 e 2014

Pubblicato in: Verticali e orizzontali

Pierpaolo Sirch e Francesco Domini

Studi dei Feudi. Ci si ritrova nella Foresteria della cantina di Sorbo Serpico, tagliati dal mondo perché il cellulare si prende fuori, nell’aria fresca serale dei 600 metri irpini che ci ristora dal caldo afoso della costa.

L’intesa è provare tutti i vini della linea Studi, lanciata nel 2012 senza clamore, per vedere l’effetto di singoli vigneti particolarmente pregiati, al momento quattro di Fiano, due di Greco e uno di Taurasi su oltre 850 di proprietà. Anche se Lello Tornatore ne ha chiesto subito anche uno di Falanghina:-)

I temi di questa seduta in realtà sono due, solo apparentemente contrapposti. Da un lato la peculiarità dell’espressione territoriale, dall’altra la capacità dell’uomo di intervenire per fornire una etichetta sempre affidabile negli anni.
A ben vedere, l’altra sera ci siamo trovati improvvisamente proiettati in quel fiordo pippaiolo da cui si sviluppano le pulsioni contrapposte della critica enologica. Misurare la profonda diversità di comportamento di uno stesso vitigno in diverse annate e in diversi territorio pur vicini, vicinissimi fra loro. Dall’altro ammirare la grande capacità dell’enologo di miscelare le uve di diversa provenienza tenendo conto delle caratteristiche del millesimo per regalare una etichetta affidabile e riconoscibile al consumatore.

In realtà si tratta di falsi problemi perché ci sono sicuramente vigneti che possono avere l’ambizione di esprimersi ogni anno in bottiglia senza compensazioni, ma sono rari e difficili da gestire. Al tempo stesso la vera abilità dell’enologo è proprio saper interpretare l’annata attraverso il blend delle diverse masse.
Una grande azienda come la Feudi rende sicuramente possibile questi esperimenti che nessuno in questo momento sta facendo nel Sud.

Nel corso di una serata intensa ma rilassante, senza esibizionismi, si è discusso di tutto e di più, come ad esempio quale vino sia davvero rappresentativo dell’Irpinia con la risposta di Pierpaolo Sirch senza dubbi vocata al Greco. Anche conferme: da tempo ormai i bianchi dei Feudi sono davvero pregevoli, ma alla lunga anche quelli del periodo più controverso, intendo la prima metà dello scorso decennio, possono presentare belle sorprese come è capitato a noi di recente con il Cutizzi 2004.

In realtà si è trattato di una orizzontale (per vitigno) e di una verticale di Arianello (2012-2013-2014) con alcune indicazioni molto precise e chiare.

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Fiano di Avellino
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Proviamo anzitutto la 2014 di Studi Arianello (Lapio) e Studi Montefredane. Entrambi sapidi, ma con il primo sicuramente più pieno e intenso, decisamente più ricco dal punto di visto olfattivo (mela, ginestra, nota balsamica) e ben sostenuto dall’acidità. La prima impressione invece sui primi passi del Montefredane è di una maggiore sottilezza, esiguità appena nascosta dalla freschezza e dalla sapidità.

Con la 2013, invece, è Studi Arianello a perdere il derby con Studi Sant’Angelo a Scala.  Il bianco di Lapio è infatti molto più debole sia rispetto al 2014 che al 2012, poco intenso al naso mentre il Fiano dell’areale di Montevergine (lo stesso di Marsella e del Picariello 2004 e del Ciro 906 , sempre di Picariello, per intenderci) è già molto ricco con sentori di funghi, cenni di idrocarburi, miele. In bocca è molto pieno. Entrambi comunque sapidi e freschissimi.

Infine la 2012 con Studi Arianello fantastica, uno dei miei migliori vini degli ultimi anni e lo Studi Sorbo Serpico, ottenuto dai vigneti che circondano l’azienda decisamente spiazzante per gli amanti del Fiano, quasi un vino a metà strada con il Greco: fresco, poco fruttato, ricco di mineralità, sapido oltre ogni dire, addirittura ancora scomposto a differenza dell’Arianello che inizia a decollare come i Fiano dell’areale di Lapio (Clelia Romano, Rocca del Principe, Filadoro, Exultet di Moio, Feudo Apiano, Tenuta Scuotto).

La mia personale classifica?
1° Studi Arianello  2012 (qui il parere è stato unanime)
2° Studi Arianello 2014
3° Studi Sant’Angelo 2013
4° Studi Sorbo Serpico 2012
5° Studi Arianello 2013
6° Studi Montefredane 2014

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Greco di Tufo
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Meno problematica la degustazione dei due Greco anche se, a voler essere pignoli, meriterebbe un ritorno a parte perché dopo sei Fiano di questa portata la concentrazione inizia a cedere. Le differenze di fondo sono meno evidenti perché in questo caso l’areale è più ristretto, si tratta di due contrade di Tufo: Bussi e Laura (più alta).
In entrambi i casi, anche questa opinione abbastanza diffusa, ha prevalso di gran lunga Studi Bussi, maggiormente caratterizzato, sulfureo, intenso, ampio, di corpo e freschissimo. Difficile dire quale dei due Studi Bussi sia il migliore, forse il 2013 al fotofinish.
Studi Laura invece ha un olfatto più esile e, in generale, appare più esile (non più fine) anche al palato. In questo caso mi pare più evidente la gerarchia delle annate con la 2013 davanti alla 2014.

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Taurasi
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Il rosso invece non ha avuto termini di paragone perchè Studi Candriano è il primo esperimento. Viene dalla parte alta dell’areale, Contrada Baiano di Castelfranci, a oltre 500 metri di altezza. Fresco, snello, con un buona ciliegia in evidenza in un cornice di piacevole tostato, note balsamiche, tabacco. Il punto di fondo su questa docg per i Feudi è che ancora manca il giusto equilibrio tra legno e frutto anche se a partire dal 2009 si è registrata una sensibile svolta verso lo snellimento dei Taurasi e la ricerca dell’eleganza affidata più al vino che al contenitore.

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CONCLUSIONI
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L’operazione di Studi ha sicuramente un grande valore culturale. Avere la possibilità di pescare fra tanti vigneti regala vantaggi incredibili sulle piccole aziende. Da questo duro e costoso lavoro certosino, appena agli inizi, si potranno trarre utili indicazioni per capire quali cru irpini possono davvero avere l’ambizione di essere tali e non una invenzione soggettiva del produttore o, peggio, del commerciale. La nostra impressione, soggettiva, è che Arianello e Bussi possono sicuramente già passare nelle magnum:-)

Ma quello che conta di più è proprio la differenza, la possibilità di degustare senza paraocchi e ideologie guardando al bicchiere quanto al contesto: questo è l’aspetto più bello del vino e a noi non ci rimane che ringraziare l’azienda per la consueta disponibilità oltre che Pierpaolo Sirch e Francesco Domini che hanno impegnato una lunga serata con il nostro gruppo al termine di una pesante giornata di lavoro e in un periodo certo non facile.

Fanno grande il vino la competenza, ma anche la disponibilità.
In fondo è la metafora della vita.


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