Wine&Food a Palazzo Di Lorenzo a Ceraso

Pubblicato in: Eventi da raccontare
Wine&Food Eichette di Fiano in degustazione

di Enrico Malgi

Il Cilento enogastronomico ha voglia di emergere e di stupire il mondo dopo aver trascorso troppi anni nel limbo, pur possedendo grosse potenzialità e potendo vantare uno storico background alle spalle, che risale all’epoca ellenica del VI secolo a.C. Senza dimenticare, poi, l’acclarata fama di essere la patria della “Dieta Mediterranea”. Ma negli ultimi anni, mentre gli altri territori si sono organizzati nel proporre le proprie eccellenze, il Cilento ha stentato parecchio a decollare e soltanto da pochi anni sta cercando di recuperare il terreno perduto. Ed allora è venuto finalmente il momento di chiudere il gap e di divulgare attraverso la stampa specializzata ed i nuovi mezzi di comunicazione tutte le meraviglie locali, frutto di una produzione enogastronomica di assoluta qualità, sostenuta in questo poi da tutto un fiorire di manifestazioni locali di alto profilo.

Fedele a questo indirizzo è stata organizzata la prima edizione di “Wine&Food” nel Palazzo Di Lorenzo a Ceraso nei giorni 2 e 3 giugno 2018, con il patrocinio del comune cilentano e di sponsor locali. Degustazioni guidate di vino, di formaggio e di olio; presentazione del libro edito da Edizioni dell’Ippogrifo “La Genovese per la cipolla di Vatolla” di Franco Russo (intervenuto per l’occasione) e di Gianni Ferramosca, banchi di assaggio di vino di aziende cilentane, regionali ed extraregionali e di prodotti gastronomici allestiti nel vasto giardino e poi tanta musica dal vivo.

Personalmente ho seguito da vicino la degustazione di Fiano del Cilento, a confronto con quello dell’Irpinia, condotta da Gerardo Perillo, e poi quella dell’Aglianico del Cilento, dell’Irpinia e del Vulture, presentata da Maurizio Paolillo. Servizio ottimamente curato dalla Fisar con in testa il referente locale Augusto Notaroberto, ideatore, promotore ed organizzatore dell’evento.

Nella prima serata sono state sottoposte ad un nutrito stuolo di appassionati e di esperti cinque etichette di Fiano, tre cilentane e due irpine.

San Matteo Fiano Paestum Igp 2017 dell’azienda Alfonso Rotolo.

Sensitivo e propositivo l’impatto olfattivo, che esibisce suadenze fruttate di pesca, di mandarino e di fico, allacciate a costumanze odorose di biancospino, di ginestra e di salvia. In bocca entra un sorso fresco, elegante, delicato, sapido e soave. Pregevole ed appagante la chiusura.

Fiano di Avellino Docg 2017 dell’azienda Terredora.

Naso allertato da complesse sensazioni fruttate odorose di mela, di albicocca, di pesca e di nocciole, intrecciate poi a sussurri di tiglio, di camomilla, di muschio e di citronella. Sbuffi minerali. Il registro gustativo stimola percezioni tattili acide, sapide, agrumate e reattive. Progressione ritmata e seducente, che sfocia in un finale gradevole e persistente.

Fiano Paestum Igp 2017 dell’azienda Il Colle del Corsicato.

Prima annata di produzione per questa piccola e neonata azienda cilentana di Punta Licosa. Al naso risaltano profumi fruttati di ananas, di pera e di pesca, insieme a punteggiature di zafferano, di salvia e di sapidità. In bocca si approccia un sorso delicato, scorrevole, dinamico, affilato ed agile. Incedere finale ritmato ed arioso e connotato da buona persistenza.

Refiano Fiano di Avellino Docg 2017 dell’azienda Tenuta Cavalier Pepe.

Profumi espansivi minerali e sapidi e venati da toni fruttati di agrumi, di nocciole e di mela. Refoli speziati. Sorso fresco, rotondo, elegante, equilibrato, slanciato, delicato e morbido. Palato cristallino, dinamico ed aristocratico. Retroaroma composito, persistente ed accattivante.

Crai Fiano Cilento Doc 2013 dell’azienda Cobellis.

Frutto di una vendemmia tardiva, che già nel colore giallo paglierino carico tradisce la surmaturazione delle uve ed il millesimo più vecchio rispetto ai suoi omologhi in esame. Il profilo aromatico è attraversato da sentori di frutta candita, di miele e di idrocarburi. Non mancano poi essenze profumate di frutta e di fiori territoriali: pesca, albicocca, mandarino, fico, lavanda, biancospino e ginestra. Palato morbido, raffinato e speziato. Vibrazioni felicemente acide, senza nessun cenno di stanchezza. Chiusura godibile.

Nella serata dal 2 al 3  giugno largo alla degustazione di sei etichette di Aglianico, tre cilentane, due irpine ed una vulturina.

Patrinus Aglianico Paestum Igp 2017 dell’azienda Il Colle del Corsicato.

Impronta aromatica ampia e coinvolgente, che si appalesa soprattutto con profumi di sottobosco, di erbe aromatiche e di spezie orientali. Seduzioni floreali. Sorso caldo ed astringente. Legno poco invasivo. La limitata acidità qui sembra soffrire l’annata molto siccitosa, ma nel complesso il sorso si mantiene pregevole ed affidabile. Finale piacevole, seppur leggermente amaro.

Saùco Aglianico Cilento Dop 2015 dell’azienda Pippo Greco.

Timbro olfattivo di ottimo spessore, laddove emergono piacevoli profumi di fruttato e di floreale vestiti di rosso. Speziatura notevole di noce moscata e di chiodi di garofano. Calibrata essenza di goudron. Sorso caldo, ma anche fresco e scorrevole. Tannini ficcanti e piccanti. Discreta l’acidità, che riesce a comunicare una buona freschezza. Chiusura incalzante ed evoluta.

Le Ghiandaie Paestum Igp 2016, dell’azienda Alfonso Rotolo.

Subito si fanno strada al naso sussurri di piccole drupe, come il ribes ed il mirtillo, seguiti da percezioni odorose di fiori appassiti e di spezie. Coté balsamico. In bocca fa il suo ingresso un sorso pieno, corposo, materico, viscerale, ed allappante. Palato fine, sapido e glicerico. Finale polposo, quasi masticabile, e lungo.

 Corte di Giso Aglianico Irpinia Doc 2015 dell’azienda Terredora Di Paolo.

Il naso inala subito respiri fruttati in grande quantità. E poi creptii floreali e vegetali di ottima stoffa. Spezie a go-go. Timbro terroso, minerale, balsamico, mentolato ed empireumatico. In bocca sorso corposo, ma sicuramente fresco ed anche elegante. Trama tannica caratterizzata da un’ottima tessitura. Palato equilibrato, armonico, croccante e sostanzioso. Retroaroma persistente.

Verbo Aglianico del Vulture Doc 2015 Cantina di Venosa.

Timbro olfattivo segnato nitidamente da un pregevole bouquet fruttato di amarena, di prugna e di sottobosco, a cui danno manforte evoluti toni floreali, insistenti percezioni speziate e gradevoli nuances fumé. La bocca è permeata da un ottimo rigore aristocratico e da una grande finezza. Sorso morbido e vellutato, tagliente, strutturato e seducente. Tannini bellamente affusolati. Chiusura pulita, persistente e regale.

Terra del Varo Aglianico Irpinia Doc 2014, dell’azienda Tenuta Cavalier Pepe.

Naso aperto per cogliere tutte le sfumature profumate di drupe di piccole e medie dimensioni e la perfetta fusione di umori speziati, intrecciati a respiri odorosi di fiori appassiti e di vegetali. E poi ancora sentori di balsamo, di mentolo, di tabacco e di caffè. Il sorso esordisce in bocca confermando in toto le sensazioni nasali ed aggiungendo di suo anche captazioni acide, sontuose, sulfuree e terrose. Impalcatura tannica imperiosa. Retroaroma delizioso, godibile e persistente.

Buona l’organizzazione, anche se c’è da limare ancora qualcosa. Ma visto che si tratta della prima esperienza, penso che la prossima edizione sarà senz’altro migliore.


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