Quostro al SàFF 2026, cultura internazionale e comunità al Complesso Monumentale di Donnaregina

Pubblicato in: I vini da non perdere

di Tonia Credendino
Arrivare a Largo Donnaregina significa entrare in una parte di Napoli che continua a sorprendere anche chi pensa di conoscere bene la città. A pochi passi da via Duomo, dentro il reticolo fitto del centro antico, si apre il Complesso Monumentale di Donnaregina, un luogo che impone subito un cambio di ritmo: lo sguardo sale verso le volte, segue gli affreschi, si perde nei marmi e nelle proporzioni di uno spazio che porta addosso secoli di storia senza risultare mai immobile. È stata questa, per me, la prima vera scoperta della giornata: la sensazione di trovarmi davanti a una bellezza che non ha bisogno di essere spiegata prima di essere percepita, perché arriva immediatamente, con la forza delle cose che appartengono alla città da sempre e che, proprio per questo, rischiamo talvolta di non guardare più con sufficiente attenzione.

Donnaregina custodisce due anime, quella gotica di Santa Maria Donnaregina Vecchia e quella barocca di Donnaregina Nuova, due stagioni lontane della storia napoletana che continuano a convivere nello stesso complesso. Qui si attraversano il Trecento angioino, la memoria di Maria d’Ungheria, il Barocco, le opere di Luca Giordano e Francesco Solimena, ma ciò che colpisce oggi è soprattutto la capacità del luogo di continuare a parlare al presente. La storia resta imprescindibile, naturalmente, ma davanti a tanta bellezza viene spontaneo spostare lo sguardo su un’altra questione: quanto patrimonio straordinario possiede Napoli e quanto ancora si possa fare perché venga realmente conosciuto, attraversato e vissuto.

È proprio in questo passaggio che la presenza del SàFF – Social Action Film Festival acquista un significato che va ben oltre la scelta di una sede prestigiosa. La terza edizione, in programma dal 5 al 10 ottobre 2026, porta infatti il festival dal Rione Sanità al centro storico, scegliendo il Complesso Monumentale di Donnaregina come nuovo centro della manifestazione. Nato nel 2024 dall’esperienza di Apogeo ETS, il SàFF trasferisce qui quello che definisce il proprio “metodo Sanità”: mettere in relazione persone, competenze e realtà differenti facendo della cultura uno strumento di partecipazione e trasformazione sociale.
Portare un evento contemporaneo dentro Donnaregina significa allora creare nuovi accessi a quel patrimonio, avvicinarvi persone che forse non sarebbero entrate spontaneamente e far circolare le immagini del complesso attraverso cinema, incontri, social e relazioni. Durante il festival questa interazione tra luogo e contenuto si percepisce con grande naturalezza: si entra per seguire una proiezione e ci si ritrova ad alzare lo sguardo verso una volta, si passa da un incontro a una masterclass e ci si ferma davanti a un dettaglio architettonico, si ascoltano conversazioni sul presente all’interno di uno spazio che ha attraversato secoli. Il patrimonio non viene trasformato in una scenografia, ma entra nell’esperienza e ne diventa parte, aumentando la propria capacità di raggiungere pubblici nuovi.

È una dinamica che trovo particolarmente interessante perché restituisce alla parola valorizzazione un significato concreto. Custodire e conservare sono indispensabili, ma un patrimonio continua a vivere anche quando riesce a generare curiosità, presenza, conoscenza e appartenenza. Il Complesso Monumentale di Donnaregina fa oggi parte del MUDD – Museo Diocesano Diffuso di Napoli, progetto coordinato dalla Fondazione Napoli C’entro con l’obiettivo dichiarato di restituire alla città il patrimonio artistico-religioso e, parallelamente, creare opportunità di formazione e lavoro per i giovani. I luoghi sacri vengono così pensati anche come spazi di cultura e partecipazione, capaci di ricostruire relazioni con la comunità.

Il SàFF trova in questa visione un interlocutore particolarmente coerente, perché ridurlo a una rassegna cinematografica significherebbe raccontarne soltanto una parte. Il cinema rimane il punto di partenza, ma la programmazione si sviluppa attraverso quattro anime — Cinema, Meeting, Masterclass ed Eventi — intrecciando proiezioni, formazione, confronto con il Terzo Settore, networking, spettacoli e industria culturale. Il claim “Il cinema è comunità” non rimane quindi una dichiarazione astratta, ma descrive il modo in cui il festival costruisce la propria identità: mettendo allo stesso tavolo organizzazioni sociali, istituzioni, università, imprese, mondo culturale e professionisti dell’audiovisivo.

A Donnaregina questa impostazione diventa visibile. Persone arrivate da mondi differenti condividono gli stessi ambienti e la dimensione internazionale del festival si misura non soltanto nella provenienza delle opere o degli ospiti, ma nella qualità delle connessioni che riesce a costruire. Il SàFF coinvolge oltre cento organizzazioni del Terzo Settore, tra cui Save the Children, ActionAid, Emergency, Oxfam e Azione Contro la Fame, affiancando a questa rete un dialogo con protagonisti dell’industria audiovisiva globale come Netflix, Prime Video e Amazon MGM Studios, Sky e HBO Max.
Questa apertura verso l’esterno assume un valore particolare proprio a Napoli, città che non ha bisogno di trasformarsi per acquisire una dimensione internazionale, ma può trovarla mettendo in relazione ciò che possiede con linguaggi e professionalità contemporanee. Il SàFF contribuisce a fare esattamente questo: porta nuove persone dentro Donnaregina e, nello stesso tempo, porta Donnaregina fuori dai suoi confini abituali. Le fotografie, i video, le conversazioni e le immagini che continuano a circolare oltre i giorni del festival aumentano l’eco di un patrimonio che entra così in una narrazione più ampia e raggiunge pubblici differenti.
Dentro questo sistema di relazioni trova posto anche Quostro, food partner dell’edizione 2026. La collaborazione assume un significato più preciso se si guarda al luogo dal quale Quostro proviene e al contesto in cui lavora quotidianamente. Il bistrot ha sede nei Quartieri Spagnoli, all’interno di FOQUS – Fondazione Quartieri Spagnoli, nell’ex Istituto Montecalvario, uno spazio di circa diecimila metri quadrati nel quale dal 2013 si sviluppa un progetto di rigenerazione urbana legato a formazione, servizi, nuove imprese, occupazione, cultura e cura della persona. Quostro accompagna ufficialmente il SàFF come food partner, inserendosi quindi in un progetto che mette già al centro territorio, cultura e comunità.
Dal 2023 i servizi di bar e ristorazione di FOQUS sono affidati proprio a Quostro, realtà che lavora sul doppio binario food e cultura, tra proposta gastronomica, eventi e concerti, affacciata sulla corte e sul chiostro cinquecentesco. La sua presenza al SàFF acquista così una coerenza che va oltre il semplice servizio di ristorazione, perché durante un festival le persone non condividono soltanto film, meeting o masterclass, ma soprattutto tempo. Si fermano, parlano, mangiano, prendono un caffè, intrecciano relazioni e continuano le conversazioni iniziate poco prima davanti a uno schermo o durante un incontro. L’ospitalità diventa parte dell’esperienza e Quostro porta a Donnaregina una sensibilità maturata quotidianamente in un luogo dove il food convive già con un progetto culturale e sociale più ampio.
La parte che mi ha colpita di più è stata proprio la naturalezza con cui tutto riusciva a dialogare. La monumentalità di Donnaregina, le immagini del festival, le persone arrivate da mondi differenti, i giovani, il cinema, il sociale, l’accoglienza e il cibo non sembravano elementi accostati per costruire un effetto, ma parti di un racconto coerente. Napoli possiede una quantità di bellezza talmente grande da rischiare, a volte, di diventare quasi invisibile agli occhi di chi la attraversa ogni giorno. Il SàFF ha avuto il merito di riportare lo sguardo su uno di questi luoghi, di rimetterlo al centro, di farlo conoscere a chi non lo aveva mai visto e di moltiplicarne il racconto attraverso immagini, incontri, voci e relazioni.
L’internazionalità di un progetto culturale si misura anche da questo: non soltanto dalla capacità di portare il mondo a Napoli, ma da quella di fare in modo che Napoli continui a viaggiare dopo l’evento. Donnaregina diventa così qualcosa di più di una sede prestigiosa. Le persone entrano per il SàFF, scoprono il complesso, lo fotografano, lo raccontano, lo condividono e ne portano fuori un’immagine nuova. È un processo semplice ma potente, perché la valorizzazione comincia proprio quando un luogo smette di appartenere soltanto agli addetti ai lavori e torna a entrare nella curiosità delle persone.
Il SàFF 2026 lascia così un’immagine precisa della Napoli contemporanea: una città che non ha bisogno di inventare nuovi simboli, ma di aprire, far vivere e raccontare meglio quelli che già possiede. Donnaregina rimane intatta nella propria storia, ma cambia lo sguardo di chi la incontra, perché torna a essere attraversata da persone, idee e linguaggi nuovi. In questo dialogo tra patrimonio, cultura internazionale, comunità e ospitalità sta la parte più riuscita dell’esperienza: la bellezza non viene semplicemente mostrata, viene rimessa in circolo.



Complesso Monumentale di Donnaregina
Largo Donnaregina
Napoli
saff-filmfestival.it

MUDD – Museo Diocesano Diffuso di Napoli
Complesso Monumentale di Donnaregina
Largo Donnaregina –
Napoli
muddnapoli.it
Quostro
Food partner SàFF 2026
FOQUS – Fondazione Quartieri Spagnoli
Via Portacarrese a Montecalvario 69 – Napoli
quostro.it
Instagram: @quostro.na


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