Un’edizione, la 2021 di Al Menì, molto coraggiosa di questo bell’evento pensato da Massimo Bottura in onore di Rimini e soprattutto di Federico Fellini. Coraggiosa per tanti motivi, primo tra tutti non è semplice realizzare un evento di questo periodo, tra le altre cose l’ingresso gratuito, era consentito soltanto ai possessori del Green Pass.
Coraggioso perché spostare l’evento dalla Rimini balneare a quella del centro storico, meravigliosamente ristrutturato dalla Giunta del Sindaco Andrea Gnassi, c’è voluto anche un pizzico di follia, oltre che di coraggio. L’afflusso è stato importante nei due giorni, quindi la scommessa è più che vinta.Coraggioso perché ad un evento molto pop, mettere al centro nel tendone del circo i temi dell’alta cucina è cosa più unica che rara.
Laboratori didattici, un grande mercato a piazza Cavour, dove scoprire tanti contadini appassionati, due spazi dedicati alla cucina. L’arena Francesca con Gian Paolo Raschi, Silver Succi, Mattia Borroni, Athos Migliari, Massimiliano Poggi, Riccardo Agostini.Ma soprattutto il circo. Non vi racconterò il dettaglio dei piatti, ma le sensazioni che ho vissuto, vedendo tante culture contaminarsi sotto il tendone.
Sotto il tendone del circo di Al Mèni, ho trovato una canadese che lavora a Modena e che contamina il maiale affumicato con la canocchia; Un ragazzo romano che lavora a Dubai che deve servire la pasta rosa, però lo fa come se fosse una portata di formaggio; Un altro ragazzo che dal Vietnam cucina una crocchetta con il pesce dell’Adriatico usando la cultura delle spezie che si porta dentro; Un mirandolese puro sangue che deve ripensare la frittata e prende spunto da un creme caramel; Un giapponese che contamina i cassoni con i ravioli asiatici. Ci sono poche cose al mondo che contaminano così bene le culture, fornendone di nuove, come la cucina.
E Massimo Bottura? Inaugura l’evento con il Sindaco Gnassi e poi si gode i suoi ragazzi. Ragazze e ragazzi che portano avanti i suoi progetti, da Casa Maria Luigia, Torno Subito Dubai, da l‘Osteria da Gucci alla Franceschetta, oltre all’ammiraglia della squadra, l’Osteria Francescana, ça va sans dire.
E poi Bottura c’era nei pensieri delle ragazze e ragazzi che hanno lavorato e lavorano con lui, lasciandoli esprimere, portare le loro esperienze professionali e di vita, un arricchimento culturale non indifferente.



Le foto sono di Pop Eating
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