
di Marco Galetti
Quando, per la prima volta, ho bevuto questo bianco della Valle del Rodano, imbottigliato manualmente, chi con me condivise i calici e gli splendidi sotto immortalati spaghetti, mi fece notare con garbo il colore paglierino bello carico, i sentori agrumati e floreali, l’estrema finezza, la mineralità e, soprattutto, la notevole e per me imprevista acidità che, cercò di spiegarmi, era tratto necessario che avrebbe dato valore aggiunto all’accoppiata vincente con lo spago.
Tardieu e Laurant, aggiunse, sono considerati tra i migliori al mondo, il vino, per quanto “particolare” come vedi è comunque equilibrato.
Eravamo a Varese, in un posto affascinante all’interno di un museo, assaggiai piatti azzardati e altri vini, lui, conoscendo la mia passione per le bollicine, non mi fece mancare allora, come in seguito, almeno un paio di calici di Champagne, non ci capii molto, né di vini, né di piatti, soprattutto non riuscii a percepire cosa intendesse per perfetto abbinamento tra piatto e relativo ed appropriato calice, però mi incuriosii, aumentò la passione, studiai, continuo probabilmente a non capirci granché, eppure, la cosa più importante l’ho capita subito, il vino è condivisione, le impressioni di Settembre o di qualsiasi altro mese, hanno valore aggiunto se puoi raccontarle a qualcuno e goderne insieme, questo e non altro è il perfetto abbinamento.
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