Ambasciatori del Gusto, critiche gustose e ambasciatori del disgusto

Pubblicato in: Polemiche e punti di vista
Ambasciatori del gusto

Mercoledì scorso è stata presentata ufficialmente nella sede del ministero dell’Agricoltura con il ministro Martina l’associazione Ambasciatori del gusto il cui presidente onorario è Carlo Petrini, quello effettivo è Cristina Bowerman mentre il vice è Paolo Marchi.
Al sottoscritto e ad altri giornalisti e critici del food è stato chiesto di essere soci benemeriti e tutti noi abbiamo accettato.
Il colpo d’occhio della foto effettivamente è  impressionante, c’è quasi tutta l’Itala che ha reagito alla crisi studiando, investendo e lavorando sodo dalla mattina alla sera. L’Italia che mantiene una gerarchia ferrea e una disciplina militare nelle cucine senza ricorsi al Tar, creativa, inventiva, determinata, laboriosa.
C’è tutta l’Italia che fa questo? Evidentemente no: mancavano, almeno io non ne ho visti, pezzi importanti, altri protagonisti dell’informazione. Mancavano ad esempio le associazioni dei cuochi, quelle dei cuochi italiani all’estero. Anche il mondo del vino (Ais, Fis, Onav, Fisar) che deve, sul modello francese, viaggiare insieme alla cucina e che è un pezzo del made in Italy nel mondo che funziona e che va.
Queste assenze sono motivo sufficiente per non fare nulla, per rimandare la presentazione?
No, a patto che vengano recuperate perché, e questa è la critica fondante più solida che ha navigato sul web partendo proprio dalla sala del ministero, c’è il rischio che questa associazione si identifichi con Identità Golose. Manifestazione di pregio e fondamentale, che non nasconde i suoi scopi commerciali, ma che ha contribuito a dare un palcoscenico a tutti i protagonisti della scena italiana e internazionale.
Ma evidentemente non l’unica.
Per cui se il ministero vuole insistere su questa strada, dovrà puntare al coinvolgimento di altri soggetti ed è nell’interesse degli stessi promotori che questo avvenga.

Nel mare delle critiche c’è poi l’Italia che affoga nei cavilli e nella burocrazia, quella della Costa Concordia, delle pizze congelate, del comblottismo, priva di visione strategica, in cui ovviamente si distingue questo avanzo di goliardia pre-68 che è Visintin, sì quello che questa estate preso dalla foga della critica ha sbagliato i conti del numero dei ristoranti di ciascun ispettore della Guida Espresso. Una tale figura di merda da spingerlo a chiedere scusa.
Il capo degli sfigati mascherati parla di conflitti di interesse.
Ha ragione: ho appena saputo in esclusiva da Enzo Vizzari che la Bowerman avrà i 5 cappelli nella guida che si presenta a Firenze giovedì!

Ascoltiamolo! Lui ha capito tutto! Arrestiamo questa nuova Spectre all’amatriciana del Sifone!
Sciogliete le righe, continuiamo ad affidare il made in Italy alle multinazionali e agli improvvisati del Parmesan che intascano 60 miliardi di euro l’anno, estero su estero, secondo calcoli Coldiretti.
Quando piove, inutile aprire l’ombrello. Tanto poi smette.


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