di Valentina Ruzza
A Venezia esistono luoghi che non si limitano a esistere: costruiscono un linguaggio. Il Sina Centurion Palace è uno di questi. Affacciato sul Canal Grande, nel cuore di un sistema culturale tra i più densi al mondo, non si limita a rappresentare il lusso: lo interpreta. Non attraverso l’ostentazione, ma attraverso una tensione continua tra memoria e contemporaneità, tra struttura e visione. L’edificio, noto come Palazzo Genovese, nasce alla fine dell’Ottocento su un impianto ancora più antico, nell’area dei chiostri del monastero di San Gregorio.
La sua architettura gotico-veneziana, costruita in mattoni e pietra d’Istria, conserva la tipologia delle dimore mercantili: un corpo centrale affiancato da due ali laterali e una scenografica apertura sull’acqua. Ma è all’interno che il racconto cambia. Il progetto dell’architetto Guido Ciompi introduce un linguaggio deciso, fatto di contrasti, materiali ricercati e cromie profonde. Non c’è nostalgia, ma un dialogo serrato con il passato. Il restauro, curato da Luciano Parenti, non si limita a conservare: interpreta. E in questa interpretazione si inserisce un dettaglio che diventa chiave narrativa: il ritrovamento di una moneta romana raffigurante Antinoo, figura legata all’imperatore Adriano e simbolo di un ideale estetico classico. Non è un caso che proprio da qui nasca il nome del ristorante. Antinoo’s Lounge & Restaurant non è un’estensione dell’hotel, ma una sua dichiarazione.
Inserito nel circuito degli Small Luxury Hotels of the World e posizionato nel cosiddetto “triangolo della cultura” veneziana – tra Punta della Dogana, Palazzo Grassi e la Collezione Peggy Guggenheim – il Sina Centurion Palace costruisce un sistema in cui ogni elemento è parte di un disegno coerente. A garantire questa coerenza è la direzione di Paolo Morra, figura di riferimento nell’hôtellerie internazionale. Il suo percorso attraversa decenni di esperienza nei grandi gruppi alberghieri, tra gestione operativa, strategia e revenue management. Ma ciò che emerge qui non è solo competenza: è visione. Il Centurion Palace funziona come un organismo complesso, in cui design, accoglienza e proposta gastronomica si muovono all’interno dello stesso perimetro culturale. È in questo spazio che prende forma la cucina di Giancarlo Bellino. Classe 1983, pugliese di San Paolo di Civitate, con esperienze che spaziano tra Venezia, Firenze e la Svizzera, Bellino costruisce un linguaggio che rifugge ogni forma di sovraesposizione.
La sua dichiarazione è chiara: dare un senso a ogni piatto e un significato all’insieme, senza alzare il tono. La semplicità, nel suo lavoro, è un risultato. Non un punto di partenza. La costruzione del piatto avviene per sottrazione. Gli elementi si riducono, spesso a tre componenti principali, ma acquistano profondità attraverso la lavorazione e il controllo tecnico. Il gusto è leggibile, netto, privo di interferenze. La materia prima non viene mai piegata: viene accompagnata. In questo senso, la contemporaneità della cucina di Bellino non risiede nell’estetica, ma nel metodo. È una cucina che si muove dentro la tradizione italiana, ma la attraversa con consapevolezza, evitando qualsiasi deriva nostalgica. Non interpreta la memoria: la utilizza come struttura. Alcuni piatti rendono evidente questa impostazione. I filetti di pomodoro appassito con burrata pugliese e crumble di frisella soffiata restituiscono un Sud filtrato attraverso leggerezza e precisione. L’anguilla con radicchio tardivo e sorbetto all’aceto balsamico costruisce invece una tensione calibrata tra grassezza, acidità e componente vegetale, senza mai perdere equilibrio. Non c’è ricerca dell’effetto. C’è costruzione. La cucina diventa così un’esperienza polisensoriale controllata, in cui ogni elemento è leggibile e riconoscibile. Il commensale non è spettatore, ma parte di un processo: può ricostruire il piatto, comprenderne la logica, seguirne il percorso. Anche lo spazio contribuisce a questa lettura. La white room, aperta sulla luce del Canal Grande, costruisce un ambiente rarefatto, quasi sospeso. La red room, al contrario, introduce profondità e intimità, avvolgendo l’ospite in una dimensione più raccolta. La terrazza esterna, durante la bella stagione, diventa una prosecuzione naturale dell’esperienza, in dialogo diretto con l’acqua. A completare il sistema, il lounge bar Antinoo’s , con il suo design contemporaneo e le tonalità porpora, si configura come una cornice visiva autonoma, mentre la carta dei vini – oltre 300 etichette – rafforza la solidità dell’offerta. È nel confronto diretto con il menù che la visione di Bellino trova la sua conferma più convincente. Il percorso degustazione dedicato alla tradizione veneziana non si limita a citare la memoria, ma la alleggerisce e la rende leggibile, riportandola a una dimensione contemporanea senza mai tradirla. Lo scampo in saor contemporaneo è emblematico: la struttura resta riconoscibile, ma la tecnica lavora per sottrarre peso e restituire precisione, con un equilibrio raffinato tra acidità e dolcezza.
Il carpaccio Antinoo’s dimostra invece una notevole capacità di costruire profondità senza perdere chiarezza, attraverso marinature e leggere affumicature che arricchiscono il piatto senza appesantirlo. La ricciola marinata con capperi e agrumi si distingue per pulizia e tensione gustativa, mentre tra i primi il risotto Carnaroli del Delta del Po con asparagi e formaggio affinato al fieno rappresenta uno dei passaggi più convincenti del percorso: tecnica impeccabile, materia prima valorizzata, gusto pieno ma mai ridondante.
I bottoni di branzino con burro montato, limone e caviale trovano un equilibrio elegante tra classicismo e precisione, mentre il tagliolino al tuorlo con salsa d’oca e tartufo introduce una dimensione più avvolgente, perfettamente controllata. Gli gnocchi con fave e gambero rosso giocano invece su freschezza e contrasto con misura.
Nei secondi, l’astice alla Wellington con salsa americana evidenzia una padronanza tecnica importante, con una costruzione complessa gestita con sicurezza e pulizia. Il moscardino con fagioli bianchi, finocchietto e ’nduja introduce una nota più dinamica e contemporanea, mentre la sella di maialino porchettata e le costine di manzo brasate riportano il racconto su una dimensione più classica, solida e profondamente appagante. In chiusura, il tiramisù rappresenta una scelta identitaria, quasi dichiarativa, mentre il dessert al cioccolato bianco e yuzu con caviale apre a un dialogo più internazionale, dimostrando la capacità della cucina di Bellino di muoversi tra codici diversi senza perdere coerenza. Antinoo’s Lounge & Restaurant si colloca tra le realtà più coerenti della ristorazione d’hotel in Italia. Non rincorre linguaggi, non costruisce effetti, non cerca scorciatoie narrative. Definisce una posizione. In un tempo in cui la cucina spesso coincide con la sua rappresentazione, quella di Giancarlo Bellino sceglie un’altra strada: sottrae, struttura, restituisce. E proprio in questa disciplina trova la sua forma più compiuta.
Sina Centurion Palace
Dorsoduro 173, 30123 Venezia – Italia
Tel. +39 041 34281
www.sinahotels.comChef: Giancarlo Bellino
General Manager: Paolo MorraOrari ristorante: 12.30 – 14.30 | 19.30 – 22.00
Lounge Bar: 10.30 – 00.30
Menu degustazione: da 110 € (bevande escluse)
Carta vini: oltre 300 etichette
Coperti: circa 50
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