Avellino, ristorante Il Ritrovo degli Artisti

di Lello Tornatore – Tenuta Montelaura

Solita giornata, densa di impegni…come al solito il Pigna vuole ottimizzare anche i minuti/secondi (poco meridionale…in questo) e allora dopo aver peregrinato per varie cantine ci troviamo a tavola per rilassarci un attimo? Nooò, macchè…abbiamo dato appuntamento al vigneron di Summonte-Montefredane, Ciro Picariello, a ” Il Ritrovo degli Artisti” per fare il punto sulla sua esperienza rispetto all’annata 2010 del Fiano di Avellino (se non questo, quale?). Ci accoglie la solare (si dice così di una ragazza sempre allegra e sorridente?) Diana D’Urso, ventisette primavere, diplomanda Ais e laureanda in storia dell’arte, con il papà Antonio, imprenditore conciario di lungo corso, nonchè esperto sommelier, insieme allo chef Giuseppe Saraceno. Nipote d’arte, infatti il nonno di Diana negli anni ’50-’60 possedeva due dei più noti ristoranti di Salerno, al porto, ma l’esigenza di ampliare portò l’amministrazione comunale dell’epoca ad espropriare i locali. Ma il lupo( in questo caso la lupacchiotta)…perde il pelo ma non il …ristorante!!! Così, cinquant’anni dopo, riesplode la passione di famiglia per la ristorazione e si mette su questo gingillino tutto votato al territorio ed ai suoi prodotti.

La posizione del locale è strategica : proprio di fronte all’antico castello di Avellino, di fianco al teatro Carlo Gesualdo, che insieme al nome particolarmente ammiccante, tende ad attirare i numerosi Vip che lo frequentano.

La Diana ci presenta una carta chilometrica, che ci dà, e non poco , l’imbarazzo della scelta. La questione viene risolta velocemente e d’imperio, dal Pigna con queste parole : vogliamo assaggiare tutto, però una porzione sola per ogni portata (eravamo in tre)!!! Si parte con la “Coppa di baccalà con vellutata di patate di S. Michele allo zafferano e papaccelle fritte”…aheeeè, e quissù urgono bollicine!!!

Prima un ottimo Greco Charmat Colline del Sole, azienda di Torrioni e poi il Fiano metodo champenoise made in Summonte, per la serie, macchecivaiaffareaparigi, dedicata a “Lucywine”, arrivato fresco fresco da Montmartre, sulla “Rive Gauche”!

A seguire “millefoglie di baccalà, provola affumicata e patate su julienne di verdurine croccanti, salsa di Ramata di Montoro e pomodorino di Montecalvo. Bel gioco di consistenze ed equilibrio sensoriale. In abbinamento, qualcuno ha continuato con le bollicine, mentre io ho bevuto il Fiano 2010 del Picariello. Arriviamo alle zuppe : la classica, quella porcini, fagioli e castagne “Verdole” di Serino, molto delicata e servita in un contenitore-cestino fatto di pasta di pane, molto simpatico nell’aspetto e nella pratica, infatti ha preservato eccellentemente la temperatura della zuppa.

La seconda, ci toccava!!! Ad Avellino, il 13 Dicembre, non c’è tavola sulla quale non si portino i famosi “cicci di S. Lucia” che è un insieme di legumi, mais e frumento che nella trasposizione religiosa rappresentano gli occhi, e quindi la vista di cui la santa è protettrice.

Ci arriva, quindi, il “Mallone sciatizzo” che è composto da erbe selvatiche, quindi “asciate” dall’ etimologia latina che significa trovare. Insieme a queste verdure si amalgamano patate lesse e poi si ripassa il tutto in padella con tocchetti di lardo.

Il piatto viene presentato in accompagnamento con una pizza di mais, una volta cotta davanti al camino, ora al forno o fritta. Continuiamo con un classico dell’Irpinia rurale : broccoli (per i napoletani friarielli) di Paternopoli stufati, all’aringa affumicata. Un piatto dal sapore molto deciso, è una guerra…tra il sapido-aromatico dell’aringa e l’amaro dei broccoli.

La ricetta originaria prevede anche l’abbinamento del “pipillo curato”che è un peperoncino piccante, solitamente di varietà “cirasiello”, tenuto sott’aceto per almeno due mesi. E allora si…un tripudio di sensazioni, ma…per palati forti, maschi, qualcuno malignamente dice “d’amianto”, ma per capire bisognerebbe aver combattuto con il freddo e la povertà di una volta, dell’Irpinia. E qui siamo andati a Fiano di Avellino 2007, sempre del Ciro avellinese, vitivinicoltore per passione e geometra per hobby.

Solo la lunghezza di quest’annata poteva contrastare egregiamente l’aromaticità dell’aringa…lo sapevamo, mica sono le pummarole, che vanno vendute entro l’anno!!! La pasta : mezzopacchero al baccalà…ecchèbaccalà!!! Mutuando una ironica battuta di un noto gourmet, sembra “merluzzo del fiume Sabato”…Poteva mai mancare il “ragù “?

Noooò, ed eccoci serviti…Gnocchetti al ragù di “pezzentella”, che è una sorta di cotechino insaccato in un grosso budello di maiale.

Più leggero del ragù napoletano, ma comunque molto gustoso. Nei giochetti di abbinamento che abbiamo fatto a tavola, il Pigna ha provocatoriamente proposto di verificare la struttura del Fiano di Avellino su questo piatto : dopo il primo sorso di accompagnamento, silenzio tombale in sala!!! Sembrava avercela fatta, ma dopo qualche minuto il ragù è ritornato…un quasi-goal, Ciro…dobbiamo studiare ancora!!!

Ritorniamo allora sul “merluzzo del fiume Sabato” : “Baccalà alla Pertecaregna”… si chiama così, questa semplice ma gustosissima ricetta perchè era il pasto più usato quando si lavorava con i buoi all’aratro( pertecara). Consiste in pezzi porzionati di baccalà lesso condito con olio, di Ravece naturalmente, nel quale sono stati fritti solo per qualche minuto, i peperoni secchi chiamati cruschi.

Ancora una volta il Pigna c’ha visto lungo : nonostante avessimo praticamente diviso in tre le generosissime porzioni serviteci, siamo satolli!!! Ma come si fa a dire no a “le polpette di friarielli su genovese di Ramata di Montoro con tartufo di Bagnoli e Carmasciano in scaglie”???

“Solo una a testa”, sentenzia ” il reduce da Montmartre…sulla Rive Gauche”. Si si, la buona volontà c’è, ma quello che ci frega è la troppa bontà del Carmasciano…e giù con ripetuti assaggi del prelibatissimo formaggio…

Eh, la France…che deliziosi formaggi produce…nevvero, Luciano??? ;-)) Approfittiamo del Carmasciano per abbinare l’ottimo Taurasi 2006 di Colline del Sole, fino ad ora usato a mo’ di sorbetto tra una portata e l’altra. Lodevole anche l’iniziativa azienda-Ritrovo degli Artisti, in collaborazione, tesa al recupero delle bottiglie vuote.

A seguire…i dolci : Crostata di “Marrone Montorese”, che si scioglieva in bocca, Pera Coscia cotta nel Taurasi, ripiena di crema al mascarpone e riduzione di Taurasi, da applausi e infine tortino al cioccolato, che Diana c’ha confessato di fare anche, quando dispone di ottima e sicura materia prima, al sanguinaccio…sssssss, non dite niente a nessuno, però!!!


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