
Bra, piccolo centro delle Langhe, quasi a metà strada tra Parigi e Roma diventa per 4 giorni il centro del latte, del caglio e del sale e come per ogni evento marchiato dalla chiocciolina gli ultimi della catena economica diventano i primi, gli animali coprotagonisti e la terra, quella bassa, come diceva mio nonno, il palcoscenico.
Da ogni angolo del mondo arrivano pastori e formaggi, addirittura prodotti con latte di cammello, per una festa straordinaria, colorata, gioiosa. Un cartellone ed un offerta gastronomica e culturale enorme, impossibile da seguire tutta, che muove migliaia di persone da ogni angolo.
Ho fatto un giro raccogliendo scatti e situazioni del grande villaggio del formaggio e solo una piccola parte dei tanti formaggi, casari e malgari presenti.
Mi hanno colpito molto le considerazioni di Burdese in chiusura dell’incontro dedicato alla contraffazione alimentare, che faceva più o meno così: non è solo un problema di leggi, di controlli e di etichette, la questione è culturale: occorre sviluppare e promuovere una nuova consapevolezza del cibo perché il consumatore che ha imparato a scegliere è in grado di controllare direttamente quello che acquista e mangia.
Buon giro
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