Capodimonte, dalla storia alla tavola dell’orto, Pasqua nel giardino borbonico

Pubblicato in: Curiosità

di Fosca Tortorelli

C’è un luogo a Napoli dove l’aria di primavera si respira a pieni polmoni, dove colori e bellezza diventano linee guida e dove cultura e sapori si intrecciano in modo naturale. È il Giardino Torre del Real Bosco di Capodimonte, antica Fruttiera Reale borbonica che oggi vive come primo agro-ecosistema urbano didattico, produttivo e ricreativo della città. Qui, tra orti, serre storiche e agrumeti, il periodo pasquale diventa occasione per rileggere una storia che parte dall’idea dei Borbone e arriva a un modello contemporaneo di gestione del verde fondato su produzione, ricerca e sostenibilità.

Il Giardino Torre nasce all’interno della riserva di caccia voluta da Carlo di Borbone come spazio produttivo e di sperimentazione. Non un semplice giardino ornamentale, ma un sistema organizzato capace di unire coltivazione, studio botanico e approvvigionamento per la corte. Una visione moderna per l’epoca, in cui il paesaggio era parte attiva di un disegno più ampio. “Questo connubio tra nuove specie botaniche e nuove narrazioni è ciò che i Borbone avevano voluto e che noi continuiamo a fare”, è stato ricordato durante uno degli incontri pubblici, sottolineando la continuità di un progetto che ancora oggi trova applicazione concreta.

Dopo anni di abbandono, il recupero ha restituito al giardino la sua identità originaria, riportando in funzione spazi e strutture storiche. Il Casamento Torre, con il suo profilo turrito, custodisce l’antico forno a legna legato alla tradizione della pizza napoletana, mentre intorno si sviluppano gli spazi coltivati che raccontano la vocazione agricola del complesso. Le serre e i giardini interni testimoniano una lunga storia di sperimentazione botanica, già nel Settecento proiettata verso l’introduzione di specie nuove.

Oggi la tenuta si estende su circa ventimila metri quadrati coltivati e rappresenta un presidio ambientale nel tessuto urbano. Non solo verde, ma uno spazio capace di migliorare il microclima, favorire la biodiversità e promuovere una cultura alimentare più consapevole. “Non è solo un giardino produttivo, ma un giardino di delizie. Qui la biodiversità è un valore reale, che si coltiva ogni giorno”, spiega Nunzia Petrecca. Un approccio che si traduce in pratiche sostenibili, filiera corta e attenzione alla stagionalità.

Elemento distintivo è l’agrumeto storico, che conserva varietà antiche e rare e mantiene viva una tradizione scientifica che risale all’Ottocento. Qui il botanico Michele Tenore descrisse il Citrus deliciosa, segnando l’introduzione del mandarino in Italia. Gli agrumi rappresentano ancora oggi non solo una coltivazione ma anche un campo di studio e ricerca, grazie alla presenza di composti naturali contenuti nelle scorze e negli oli essenziali, con possibili applicazioni in ambito nutraceutico, cosmetico e ambientale. Un approccio che consente di valorizzare anche i sottoprodotti in un’ottica di economia circolare, riducendo gli scarti e trasformandoli in risorse.

In questa continuità tra passato e presente si inserisce anche la dimensione del periodo primaverile e delle festività della Settimana Santa. Il pranzo pasquale proposto nel giardino diventa l’espressione concreta di un sistema che unisce produzione e consumo. I prodotti dell’orto arrivano direttamente in cucina e danno forma a piatti che seguono il ritmo naturale delle stagioni, restituendo valore alla prossimità e alla semplicità delle materie prime. Anche la pizzeria interna si muove in questa direzione, sperimentando preparazioni legate al contesto, come la pizza agli agrumi realizzata con farine selezionate e impasti a lunga lievitazione.

Accanto alla dimensione produttiva, il Giardino Torre conserva una forte vocazione culturale ed educativa. Visite, attività didattiche e momenti di approfondimento permettono di avvicinare il pubblico ai cicli agricoli e alla stagionalità, ricostruendo un rapporto diretto con il cibo e con la terra. Anche iniziative come Agrumi in Festa, accennata come momento di incontro e divulgazione, contribuiscono a rafforzare questa funzione, mettendo in relazione ricerca scientifica e pratiche agricole.

Il Giardino Torre si conferma così uno spazio in cui il patrimonio storico continua a produrre valore. Non solo memoria, ma un luogo vivo che restituisce alla città un modello concreto di verde urbano attivo. Nel periodo pasquale, questa identità emerge con particolare evidenza. Il richiamo alla rinascita e alla fertilità della terra si intreccia con la storia del luogo e con la sua vocazione produttiva, restituendo l’immagine di un giardino che non è mai stato solo decorativo ma parte integrante di un sistema economico e culturale; pensato per nutrire, accogliere e durare nel tempo.

 


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