
di Fosca Tortorelli
C’è un momento in cui un territorio vitivinicolo smette di raccontarsi solo attraverso le singole etichette e comincia a parlare con una voce collettiva e consapevole. L’Anteprima Casavecchia e Pallagrello 2026, svoltasi il 23 e 24 gennaio negli spazi dell’Archivio di Stato della Reggia di Caserta, è un’iniziativa organizzata dalla Strada del Vino Casavecchia, con Zurich come Sponsor Ufficiale, e rappresenta il primo passo di un percorso in cui l’Alto Casertano inizia a raccontarsi in modo condiviso.
Come ha sottolineato la direttrice dell’Archivio di Stato, Fortunata Manzi, svolgere l’evento in un luogo che custodisce secoli di storia aggiunge valore al confronto: «Qui si percepisce quanto la cultura e la memoria di un territorio possano dialogare con il presente e con ciò che produciamo oggi. La scelta della Reggia e del suo Archivio mostra come tradizione e cambiamento possano camminare insieme, offrendo al vino una cornice concreta e simbolica».
Proprio con questa consapevolezza, sedici cantine dell’area hanno portato i propri vini a confronto, partecipando alla due giorni di degustazioni alla cieca curate dall’AIS Caserta, davanti a un panel di giornalisti e degustatori coordinato da Gianni Fabrizio, curatore della guida Gambero Rosso, e con la partecipazione di un gruppo di enologi guidato da Roberto Di Meo, presidente di Assoenologi Campania.
Le degustazioni si sono articolate in sei batterie alla cieca – due per vitigno, con coppie di annate (Pallagrello Bianco 2023-2024; Pallagrello Nero e Casavecchia IGT/DOC 2022-2024) – per valutare non solo le differenze territoriali e le annate, ma soprattutto la capacità evolutiva e le potenzialità di questi vini nel tempo.
Un approccio corretto che ha permesso di cogliere le sfumature dei vini e comprenderne problematiche e potenzialità.
A conclusione del dibattito sugli assaggi è intervenuto Massimo Alois, produttore e tecnico partecipe del panel: «Territorio, varietà e annata sono tre elementi fondamentali che dialogano tra loro. Lo stesso vino può comportarsi in modo molto diverso a seconda del luogo e del clima».
Lo spirito dell’iniziativa è stato sottolineato da Andrea Granito, presidente della Strada del Vino del Casavecchia: «Non una competizione, ma un confronto vero tra produttori ed esperti per capire meglio i nostri vini, valorizzarli e migliorare insieme». Fin dai primi assaggi è emersa la grande varietà espressiva di Casavecchia e dei due Pallagrello, bianco e nero: vini diversi per profumi, struttura e carattere, capaci di raccontare le sfaccettature di colline, altitudini, suoli ed esposizioni dell’Alto Casertano. Da qui nasce l’idea di organizzare future degustazioni per micro‑aree, per valorizzare le specificità locali e leggere questi vitigni come espressioni precise di luoghi distinti.
Il dibattito ha altresì evidenziato un concetto chiave, quello di fare squadra. «Serve ascoltarsi, confrontarsi, costruire un percorso comune. Le aziende più giovani devono dialogare con quelle più esperte. Solo così si cresce come territorio», ha ricordato Alois, sottolineando come esempi di successo di comunità vitivinicole nate dal dialogo non manchino in Italia.
In chiusura Gianni Fabrizio ha rimarcato il messaggio: «Lavorare insieme significa scambiarsi idee, imparare l’uno dall’altro e far crescere il territorio nel suo insieme. Non siete concorrenti, ma parte di un progetto comune: il vostro destino lo scrivete voi. La libertà e il buon senso dei produttori danno personalità e riconoscibilità ai vini».
L’Anteprima 2026 è il primo passo di un percorso di crescita che proseguirà con un nuovo incontro il 23 marzo all’Enoteca Il Torchio, con l’obiettivo di approfondire e consolidare un progetto territoriale che vuole raccontarsi con una voce sempre più chiara e condivisa.
Casavecchia e Pallagrello bianco e nero, un tempo protagonisti delle tavole reali borboniche, costruiscono oggi una nuova identità: un territorio che ha scelto di mettersi in gioco, studiarsi e crescere insieme, trasformando la propria storia in una risorsa concreta per il futuro e facendo dei suoi vini non solo un prodotto, ma un vero ambasciatore culturale.
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