Castellammare di Stabia, Piazzetta Milù. Trendy, ma familiare. Con una bella cantina e una buona cucina

Corso A. De Gasperi 23
Tel. 081.8715779
www.piazzettamilu.it
Aperto sempre
Chiuso domenica sera, mai in estate
Da 25 a 50 euro. Degustazione da 8 portate 50 euro

di Tommaso Esposito

E’ cool, è trendy.
E’ figo stare qui, si dice in giro.

Soprattutto ora che Piazzetta Milù si è arricchita della nuova sala appena inaugurata.
Colori candidi, nuova mise en place.
Giovanile e raffinata.
Ma anche familiare, easy, confortevole.
Tutti possono stare a proprio agio.
Complice la famiglia Izzo da papà Michele a mamma Lucia.
E poi Maicol, Valerio, Emanuele, i pargoli.
Tutti in sala con Emanuele che governa e arricchisce la cantina.

Che è bella, ricca, interessante.
E’ frutto di viaggi e passioni: i campani, i trentini, i friulani, in piemontesi.
E i francesi.
L’orgoglio della carta e la sfida ai palati abituati a povere sensazioni.
Milù nasce braceria, ma fa pure buona cucina.
Ai fornelli c’è Mario Fusco non ancora trent’anni.

Buone le materie prime e si nota subito a tavola.
Antipasti di fresca bontà.

Il crudo di tonno rosso di Carloforte con pomodorino del piennolo, mozzarella di bufala e erbe aromatiche è veramente buono.

Complice la selezione degli oli campani che si possono aggiungere o gustare con il pane.
Grissini e panini conditi ben lievitati e fragranti.

La capresina fritta è una sopresa. Strati alterni di mozzarella di bufala e pomodoro di Sorrento sono in pastella e fritti. Un andirivieni di temperature e consistenze diverse che lasciano inalterati e definiti i sapori degli ingredienti.

Poi i fiori di zucca tradizionali. In carta son detti ” accontentiamo tutti”. E così è: gli uni sono farciti con gamberi, gli altri con ricotta.

E pure gli affettati di salumi diversi, da un patanegra 42 mesi di stagionatura al culatello con il bocconcino di mozzarella di bufala.

Da grand gourmand il raviolo. E’ immenso, copre il fondo di un piatto. E’ farcito di ricotta e speck. Sta su un letto di  zucchine alla Nerano con crunch di pistacchi di Bronte tostati. E sopra, nell’incavo, accoglie l’uovo di Paolo Parisi. Succulento, lipidoso e terribilmente goloso. Da assaggiare in tre, pure in quattro.
Tanto c’è poi il pezzo forte.
La carne.

Direttamente alla griglia il patron Michele, che con orgoglio dapprima ostenta la costata.
Trafilata di grasso, frollata un mese.
Un manzo con i fiocchi.
Anche al palato.
Scioglievole da goduria e cotto alla perfezione.
Bleu.

Dalla cantina il percorso ha avuto nobili e degni compagni.
Eccoli in fila.

E infine, anche con la frutta ci si diverte da Milù.

Una bella sorpresa, veramente bella che rompe la monotonia di una ristorazione cittadina ancora racchiusa tra una zuppa di cozze e un piatto di olive e lupini.


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