
di Chiara Giorleo
Ci eravamo incontrati più volte alle fiere in Italia e così, durante uno dei miei soggiorni a Parigi, ho deciso che era arrivato il momento di conoscere meglio Champagne Lamoureux. Simon mi dà appuntamento per una degustazione in uno speakeasy per la massima riservatezza: all’ingresso, un vecchio telefono. Sollevo la cornetta, qualcuno risponde dall’interno e per entrare arriva la domanda: «In che anno è stata costruita la Tour Eiffel?». (Breve quiz: ve lo ricordate?).
Una volta, in ambiente soft, la bella scoperta continua nel bicchiere. Champagne Lamoureux è una piccola realtà familiare della Côte des Bar, Récoltant-Manipulant e Vigneron Indépendant, con una produzione di circa 50.000 bottiglie e tra i 7 e i 9 ettari in produzione. Il protagonista è il Pinot Noir, affiancato dallo Chardonnay e da una piccola presenza di Pinot Blanc, varietà più resistente e quindi utile anche di fronte al rischio delle gelate. La produzione comprende vini a denominazione Coteaux Champenois.
Simon segue la distribuzione, concentrata soprattutto su Parigi e sul mercato francese, con qualche presenza in Italia, in particolare a Firenze. L’approccio in vigna è sostenibile e rigoroso, nella convinzione che l’attenzione alla qualità sia imprescindibile, soprattutto per una realtà che lavora prevalentemente con la ristorazione. Un mercato dove la competizione non si gioca intanto tra Champagne, ma sempre più anche con prodotti Metodo Classico di qualità provenienti dal mondo intero.
Convincente il rapporto qualità-prezzo del Tradition, circa 18 euro a Parigi, soprattutto considerando le dimensioni e la cura produttiva dell’azienda. Un Blanc de Noirs, 100% Pinot Noir, annata 2022, con il 30% di vini di riserva 2020 e 2021 e 30-36 mesi sui lieviti. Bella complessità senza complicarne il profilo fragrante e immediato, non troppo austero, con 9 g/l di dosaggio.
Ancora più interessante – e attenzione, circa 20 euro in cantina – Héritage, il cui nome richiama le radici dell’azienda fondata dal nonno. Un 100% Chardonnay 2021, con il 30-40% di vini di riserva in solera, con 17 anni in media, e 8 g/l di dosaggio. Bolla molto fine, vino più profondo e intenso anche a bicchiere vuoto, dal quale offre rosa secca, frutto maturo al punto giusto, erbette e boulangerie; cremoso, si imprime per restare a lungo.
Chiude Mlle Bouquet 2016, dedicato alla nonna – come racconta anche l’etichetta –, 50% Chardonnay, 50% Pinot nero, Brut, 7 g/l, frutto della massima attenzione alle parcelle selezionate per ottenere maggiore concentrazione. Naso subito e ancora floreale, poi note di evoluzione con miele e confetto di mandorla tostata; bolla fine e finale di nocciola sotto miele che svela timidamente l’evoluzione.
Tre assaggi diversi che raccontano bene lo stile della Maison. A volte, di fronte ad assaggi così vivaci e freschi, il rischio è scambiare l’immediatezza per semplicità. Invece è proprio la freschezza a rendere immediata la complessità, con l’acidità sempre al servizio della struttura.
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