Cinquant’anni della DOC Friuli Aquileia: un viaggio tra archeologia e territorio

Pubblicato in: Eventi da raccontare

450 ettari vitati per 20 realtà produttive, tra vigne moderne e mosaici dell’antica capitale romana

di Francesca Di Leo e Luca Roncadin

Mezzo secolo di storia, radicamento e qualità crescente. Il Consorzio Tutela Vini DOC Friuli Aquileia celebra nel 2026 il traguardo dei suoi primi 50 anni, ripercorrendo una vicenda profondamente intrecciata con quella del Friuli Venezia Giulia. Una storia nata nel clima della ricostruzione successiva al terremoto del 1976, quando il Friuli seppe rialzarsi facendo della collaborazione il proprio tratto più riconoscibile.

Fu proprio in quel contesto che un gruppo di produttori diede vita nel 1976 al Consorzio di tutela. Oggi la  denominazione conta 20 soci su una superficie vitata di circa 450 ettari. Una denominazione contenuta per estensione, ma tutt’altro che marginale per identità e capacità di fare sistema.
“In un’epoca in cui era più naturale lavorare in modo individuale, questi pionieri compresero qualcosa di fondamentale: che il valore di un territorio si costruisce insieme”, ricorda il presidente attuale Roberto Marcolini.

La superficie vitata si estende per circa 22 chilometri in lunghezza e una decina in larghezza, in una fascia pianeggiante che dalla Laguna di Grado risale verso nord passando per Aquileia e Cervignano del Friuli fino a Palmanova. La denominazione interessa in tutto o in parte quindici comuni della provincia di Udine. Il modello produttivo della DOC è quello di aziende fortemente radicate nel territorio, con una distribuzione incentrata sulla vendita diretta in cantina come canale principale. L’enoturismo è parte integrante del sistema: le cantine aprono le porte a visitatori e appassionati offrendo degustazioni e accoglienza.

Nel corso delle celebrazioni è stata presentata la Selezione del Vino DOC Aquileia 2026, fotografia qualitativa della denominazione e del lavoro delle aziende del territorio. I Sigilli d’Oro sono stati assegnati a: Cantine Rigonat (Pinot Grigio 2025), Tarlao (Pinot Bianco “Poc ma bon” 2025), Ca’ Bolani (Malvasia 2025), Mulino delle Tolle (Malvasia 2024), Vini Brojli (Riesling “Campo di Fiori” 2023), Vini Puntin (Malvasia Bio 2025), Valpanera (Rosso Riserva “Alma” 2021), Vini Puntin (Rosso Bio “Cantius Rosso” 2024), Tarlao (Refosco dal Peduncolo Rosso “Mosaic Ros” 2022), Valpanera (Refosco dal Peduncolo Rosso Superiore 2022). I Sigilli d’Argento a: Agrivinum (Bianco “Nodoi” 2024), La Corta (Sauvignon 2024), Donda Giovanni (Sauvignon 2024), Barone Ritter de Záhony (Merlot “Manfredo” 2022), La Rosta (Refosco dal Peduncolo Rosso 2023). A Vini Brojli il riconoscimento speciale “Marco Gottardo”.

Le celebrazioni del cinquantenario: Il programma
La giornata celebrativa è iniziata con un light lunch presso Molin di Ponte, occasione per la premiazione della 63° Selezione del Vino DOC Aquileia e per onorare i presidenti che hanno guidato l’ente nel mezzo secolo trascorso.
Nel pomeriggio, il legame tra terra e storia è diventato tangibile con un giro in Jeep tra i vigneti, seguito da una visita guidata ai tesori archeologici di Aquileia focalizzata sulla viticoltura in epoca romana.

Aquileia: Porta del Mediterraneo e cuore della storia
Aquileia, fondata nel 181 a.C. e dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 1998, è stata una delle città più grandi e ricche dell’Impero Romano:
Il Porto Fluviale: Situato lungo l’antico corso del Natisone e Torre, è uno dei complessi portuali meglio conservati del mondo romano. Con le sue banchine in pietra d’Istria lunghe oltre 300 metri e i maestosi magazzini (horrea), il porto era lo snodo cruciale dove approdavano merci da tutto il Mediterraneo. Ancora oggi, sulle banchine, si possono scorgere i fori per gli anelli di ormeggio e persino piccoli schemi di gioco incisi dai marinai durante l’attesa.
Il Decumano di Aratria Galla: Questa via congiungeva il porto con l’area del foro e del teatro. La strada deve il suo nome ad Aratria Galla, una cittadina aquileiese che nel I secolo d.C. finanziò generosamente la sua pavimentazione in trachite, una roccia vulcanica proveniente dai Colli Euganei.
Il Foro Romano: Vero cuore pulsante della vita civile e politica, il foro si presenta come una vasta piazza lastricata in calcare circondata da portici su tre lati. Gli scavi hanno restituito pregevoli decorazioni che raffigurano i volti di Medusa e Giove Ammone, scelti per simboleggiare l’estensione del dominio di Roma dall’Occidente all’Oriente.
La Domus di Tito Macro: uno spaccato di vita quotidiana
La Domus di Tito Macro è una delle più vaste residenze romane rinvenute nel Nord Italia, con una superficie di circa 1.500 metri quadrati. Gli scavi hanno permesso di identificare il probabile proprietario in un ricco mercante grazie al ritrovamento di un peso in pietra con inciso il suo nome.

La casa segue l’articolazione tipica delle domus pompeiane: un atrio che conduceva alla parte pubblica, una grande sala di rappresentanza di quasi 100 mq e un giardino retrostante che offriva frescura. La residenza è un vero campionario dell’artigianato musivo locale, con mosaici d’eccezione che spaziano dai motivi geometrici del I secolo d.C. fino alle scene di pesca del IV secolo. Di particolare interesse commerciale è la presenza di botteghe integrate nella struttura, tra cui un panificio con i resti del forno e della macina ancora visibili.

Tra le iniziative del cinquantenario, il progetto letterario “Il Mosaico del Tempo” — di cui si allega scheda separata — raccoglie racconti e memorie legate al territorio e alla cultura del vino come opera collettiva della comunità. Per il regolamento completo: www.viniaquileia.it


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