Serata Champagne Palmier allo Zest di Sorrento con Domenico Iavarone e Nino Di Costanzo

Pubblicato in: Eventi da raccontare

di Luca Matarazzo

Il tema è scottante: il mercato del mondo vitivinicolo sta subendo una profonda recessione dovuta a concomitanze negative internazionali o la visione è falsata da dati e informazioni statistiche incomplete?
Una ricerca approfondita dell’Osservatorio del Vino di Unione Italiana Vini (UIV) ha evidenziato alcune criticità ma anche dei punti di forza su come il vino debba confrontarsi con una concorrenza sempre più ampia di bevande capaci di rispondere a esigenze diverse. “La sfida non è necessariamente cambiare il prodotto o il linguaggio, ma intercettare nuovi bisogni e rendersi visibili nei luoghi e nei momenti in cui questi si manifestano – dichiara il coordinatore e responsabile Carlo Flamini durante un recente convegno.

Ecco perché alcune categorie enologiche risultano in flessione, tra queste i cosiddetti prodotti popular o i vini rossi di fascia media e altre, come rosati e bollicine sia Charmat che Metodo Classico, non soltanto mantengono salda la percentuale d’incontro con i consumatori, ma riescono a crescere ulteriormente assieme al target del lusso che non conosce crisi.
I ricchi dettano legge e non è una novità; tuttavia la facilità di comunicazione, l’apprezzabilità immediata al palato e la duttilità nelle scelte senza ordine generazionale, di sesso e d’appartenenza a classi sociali predefinite sono il leitmotiv che spiega come alcune cose funzionino… e altre meno.

A Sorrento è andata in scena la conferma di quanto appena detto, nella cena a quattro mani tra lo chef executive Domenico Iavarone, già stellato al Capo la Gala di Vico Equense e al Josè di Torre del Greco, oggi a capo della brigata del gourmet Zest del Grand Hotel a 5 stelle La Favorita in proprietà ai Manniello, storica famiglia di albergatori e Nino Di Costanzo, due stelle Michelin celebrate con il suo Daní Maison nella splendida isola d’Ischia.

I giovani titolari della struttura, Mario e Giuseppe Manniello, raccolta l’eredità lasciata dal padre, hanno curato personalmente ogni dettaglio, in particolare la cantina vini sotterranea, con proposte davvero interessanti frutto di accordi separati con piccoli produttori italiani e celebri Maison apprezzate in tutto il mondo.

Tra queste, per la serata evento che ha visto il tutto esaurito del pubblico curioso di assaggiare le ricette innovative tratte dalle firme a menù di Iavarone e Di Costanzo, la scelta è caduta dal Grand Hotel La Favorita sugli Champagne Palmer & Co, cantina fondata nel 1947 da sette viticoltori che unirono le loro forze sulle colline appartenenti alla sottozona Montagne De Reims.
Lo stile è quello classico con le cuvée dai mille segreti inimitabili per chiunque. Una filosofia univoca nei cinque assaggi pensati per l’abbinamento, che vuole diversificarsi in base al gusto preferito, ma che riesce anche a mettersi in gioco esaltando ogni singolo ingrediente del piatto.
Palmer & Co è solidamente radicata su oltre 220 ettari classificati Premier e Grand Cru, nel cuore della Montagne de Reims, culla storica e regno dei grandi Pinot Noir che conferiscono corpo e potenza agli assemblaggi. Il terroir ospita anche Chardonnay, situati sui versanti Est e Sud-Est, rinomati per la loro finezza, freschezza e purezza aromatica. La Côte de Sézanne, la Côte des Bar e la Vallée de la Marne completano gli assemblaggi, apportando le proprie sfumature.

Si comincia da La Réserve nella tipica triade Pinot Nero – Chardonnay – Pinot Meunier da 36 mesi sui lieviti. Cremosa e suadente, lascia un retrogusto mai banale di frutta secca e fiori gialli. Quel vino che consente di non riflettere, apprezzabile su ogni pietanza. Più impegnativo il Rosé Solera, ottenuto con una percentuale importante di Vin de Reserve che ha subito un affinamento in fusti di rovere come quello che avviene per alcuni fortificati. Il frutto vira verso composta di ciliegie mature e spezie bianche, estremamente gastronomico.

Di inesauribile fascino il Blanc de Blancs 2018, vendemmia fortunata dalle nuance eleganti da fiori di zagara, pesca e scie tropicali sul finale. Un timbro ubiquitario. Si ritorna verso il sorso denso ingentilito da una bollicina sottilissima con il Grand Terroirs 2015 firma storica aziendale. Linearità, compostezza e una chiusura lunghissima tra agrumi, note sapide e piccole erbe di campo. La verve è tutta nascosta, la struttura si rivela poi al centro della bocca con avvolgenze tali da andare incontro persino alle carni bianche come l’agnello di Nino Di Costanzo.

Per ultimo il prodotto sempre meno presente nelle carte dei ristoranti ovvero il Demi-Séc ben unito al dessert di Iavarone a base di riso al latte e vaniglia, ananas, mango e passion fruit.


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