Che Tappo sei?

Pubblicato in: Curiosità

di Marina Betto

Il vino sta cambiando o meglio si sta evolvendo attualizzando quelle che sono le esigenze di un mondo che progredisce. Pensiamo al vino dealcolato, alle etichette con indicazioni sanitarie sui possibili danni, al tappo a vite che già da tempo in alcuni paesi del mondo ha sostituito quello di sughero. Riguardo i tappi a vite c’è un gruppo di viticoltori in Italia che dagli anni “80 li utilizza con successo, sto parlando di Franz Hass, Jermann, Pojer e Sandri, Graziano Pra e Walter Massa. Si sono battezzati gli “Svitati” e non stappano bottiglie ma le svitano senza ascoltare chi gli consigliava di non farlo perché il tappo a vite è associato ai vini comuni, anzi scadenti. Trattenere l’anidride solforosa, che preserva il vino proteggendolo dall’imbrunimento, è una delle qualità del tappo a vite. La solforosa pur essendo un additivo discusso, resta un punto di riferimento per combattere l’ossidazione e una volta esaurita nella bottiglia, a causa dello scambio con l’ossigeno, vede una accelerazione nel decadimento del vino.

I vini bianchi sono certamente favoriti dunque dal tappo a vite rispetto ai vini rossi che si dice non possano invecchiare bene senza il sughero ma ancora una volta si tratta di un pregiudizio. Lo scambio di ossigeno con il tappo a vite è certamente minore rispetto ad una chiusura con il tappo di sughero ma ciò non impedisce al vino di evolversi, certamente in modo diverso, uguale, superiore o minore è ancora oggetto di studio. Importante è ribadire che al momento dell’imbottigliamento deve essere messo in bottiglia un vino ben fatto che chiuso con il tappo a vite si manterrà integro e giovane più a lungo, senza incorrere in quei difetti dati alle volte dal sughero cioè odore di tappo e di ridotto che tante bottiglie presentano soprattutto quando hanno qualche anno sulle spalle.

La qualità rimane l’obiettivo principale per i 5 viticoltori che si definiscono “Gli Svitati”, qualità che bisogna trattenere nella bottiglia e tramandarla alle generazioni future, recuperando quel patto di armonia che l’uomo aveva con l’ambiente prima della rivoluzione industriale. La sostenibilità in agricoltura vuol dire prendersi cura, mantenere integro il mondo naturale per consegnarlo alle generazioni future e certamente preservare la qualità è sinonimo di sostenibilità. Così si mantengono colori, profumi, piaceri e memorie nella bottiglia chiusa con il tappo a vite solo forse con meno poesia.

Jermann Venezia Giulia Bianco IGT Vintage Tunina 2013 assaggiato da due diverse bottiglie, una chiusa con tappo a vite e l’altra con il sughero non tradisce quasi nessuna differenza per intensità di profumo, verticalità e finezza, sintomo che quando il tappo di sughero è di primissima qualità mantiene il liquido come quello a vite.

Pojer e Sandri Sauvignon Dolomiti 2007 chiusura a vite è un sorso verticale, integro, intenso e odoroso di fiori e gomma pane mentre la bottiglia chiusa con il tappo di sughero è sempre integra e intensa ma il sorso è più evoluto e rotondo. In sostanza i due vini sono fratelli ma uno è più giovane dell’altro e ad onore del vero il sughero si difende benissimo.

Pra Soave DOC Classico “Otto” 2010 con la chiusura in sughero è più carico nel colore, i profumi sono più caldi ed è meno dinamico di quello con la chiusura a vite che presenta colore verdolino, profumi vegetali e di pietra focaia, fiori e buccia di limone e nel complesso una dinamicità in bocca che non fa percepire gli oltre dieci anni che si porta sulle spalle.

Vigneti Massa Monreale (Barbera) 2016 con la chiusura in sughero ha un gradevole profumo di ciliegia, more e in bocca è evoluto, morbido ed equilibrato mentre la chiusura con il tappo a vite preserva un vino meno incisivo.

Franz Hass Pinot Nero Schweizer 2015 con tappo di sughero ha un corredo raffinato di spezie e frutti rossi una delicatezza insita nel sorso che si mostra anche nel vino chiuso a vite.


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