Concorsi enologici e Ais, interviene Giuseppe Martelli

Pubblicato in: Polemiche e punti di vista


Riceviamo e volentieri pubblichiamo

di Giuseppe Martelli*

Caro Luciano,
con molta sorpresa leggo oggi quanto hai pubblicato sul tuo blog in data 14 maggio sul tema dei concorsi enologici.
Ritengo che tu non sia stato ben informato e che pertanto le inesattezze che hai scritto siano in buona fede, in considerazione anche della professionalità e della corretta informazione che da sempre ti contraddistinguono.
Innanzitutto affermi che “come ben sanno i produttori, i concorsi ufficiali patrocinati dal Ministero e gestiti per legge da Assoenologi non hanno alcun peso” e ancora “da un paio di anni a questa parte, non si possono organizzare concorsi enologici che non siano direttamente gestiti dall’Associazione Enologi”. Innanzitutto, se i produttori non avessero una ricaduta non iscriverebbero i propri vini ai concorsi pagando una quota di partecipazione e quindi non si capisce come alcune selezioni arrivino ad avere quasi quattromila campioni e alcuni confronti regionali più di mille.
Ma questo non è il problema, mentre invece è molto grave quello che tu affermi circa la gestione per legge di Assoenologi dei concorsi.
I concorsi enologici a livello comunitario e nazionale sono infatti regolamentati da specifiche normative: la norma che li disciplina in Italia è il Decreto ministeriale 16/12/2010 che all’art. 6 prevede che le commissioni siano formate in maggioranza da tecnici del settore vitivinicolo, dove per tecnici si intendono le persone in possesso di determinati requisiti, stabiliti anche da un altro decreto ministeriale, quello dell’ 11/11/2011, mentre gli altri componenti delle commissioni di valutazione possono essere giornalisti, sommelier, imprenditori, ristoratori, buyer, ecc.
Non è assolutamente vero che i concorsi debbano essere organizzati da Assoenologi, essi sono indetti da enti che possono affidare l’organizzazione della parte tecnica a chi credono. Esistono infatti qualificati concorsi enologici come la “Douja d’Or”, la “Selezione del Sindaco” ed altri, in cui l’Assoenologi proprio non c’entra.
Se poi gli enti organizzatori dei principali concorsi nazionali ed internazionali organizzati in Italia per serietà, professionalità ed efficienza affidano la concretizzazione della parte tecnica ad Assoenologi, lo fanno per libera scelta e non per imposizione di legge come tu hai asserito.
A differenza di quanto oggi quindi succede, l’Ais ha cercato, in modo molto discutibile, di monopolizzare il tutto avocando a sè sia l’organizzazione di tutti i concorsi, sia la formazione delle commissioni che, come dicevo prima, non sono di competenza dell’Assoenologi ma dell’ente organizzatore che indice la selezione a cui il Ministero delle Politiche Agricole conferisce o meno l’abilitazione al rilascio di distinzioni.
Ti prego pertanto di voler cortesemente rettificare quanto hai scritto in funzione proprio di quella informazione veritiera e obiettiva di cui tu sei paladino.
Con amicizia e stima

*Direttore Assoenologi

Caro Giuseppe
Ti ringrazio per questa lettera e mi scuso per le imprecisioni normative.
L’osservazione sullo scarso peso dei concorsi non è una critica a chi li organizza o a chi li partecipa, ma, come ho più volte sostenuto da tempo, allo strano caso italiano in cui il mercato è stato determinato in passato da altri fattori, per esempio le guide.
Situazione che a me, che collaboro a Slow Wine, comunque non piace perché una guida è appunto una guida, ossia una scelta soggettiva, sia pure corale, che segue un suo percorso.
La mia comunque è una posizione costruttiva:spero che Assoenologi, Ais, Fisar, Onav, ossia le organizzazioni di categoria, possano trovare una intesa per arrivare alla costruzione di un sistema-Paese sempre più indispensabile rispetto alla rivoluzione in corso dei mercati e alla spietata concorrenza di altri Paesi ben più organizzati del nostro.
Con affetto e stima

Luciano


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