DO Valencia ed il Vallblanca 2010

di Sara Marte

E’ chiaro che, a parlar della Valencia del vino, si sfiora un territorio meno noto rispetto agli Jerez o Rioja di turno. Abbiamo somministrato a noi stessi improbabili bicchieroni di sangria e consumato ogni curiosità per cocktail autoctoni quali l’Agua de Valencia, un drink fatto con il succo d’arance della zona, cava, una piccola parte di vodka, una di gin e zucchero; siamo passati di certo per la tipica Cerveza ghiacciata che domina la mia classifica personale e che è sempre pronta a salvare la serata, ma noi sempre lì andiamo a finire: il vino. Va fatta, prima di tutto, un’onesta ammissione: spesso, per conoscenza parziale sceglier la bottiglia era alla cieca e come quando si sfida la sorte a volte, si vince e a volte si perde! Andare sempre sulla D.O. Valencia qui è comunque una garanzia che arrivi una bottiglia più che dignitosa. Notiamo per il vino tinto un tipico colore rubino intensissimo, una materia imponente e un buon gioco di squadra tannino-frutto. I rosati e bianchi si presentano poi beverini, freschi e molto gradevoli. Certo non il vino della vita, ma sinceramente quel piacevole slancio di bava che accompagna bene il cibo.

La D.O. Valencia comprende un’area composta di circa 70 comuni ed un’estensione di 18 mila ettari vitati. Fanno riferimento a questa DO, 76 cantine. Bisogna ricordare che, pur meno chiacchierata, questa è una delle zone più antiche in Spagna per la viticoltura e numerosi sono i reperti archeologici e scritti che lo dimostrano; stiamo parlando di oltre 2.500 anni di storia. Ci raccontano che è da una decina d’anni che i viticoltori, fin qui rivolti ad una vocazione commerciale e sempre indirizzati verso mercati internazionali, cercano invece una propria identità di DO interna. Dunque cambio di tendenza: Nuove tecnologie, cantine sociali per facilitare e dare uniformità ai progetti di miglioramento, “strade del vino” , percorsi enologici ed eventi per promuovere le proprie bottiglie in patria. Basti pensare che fino ad oggi la tendenza parla del 68% di esportazione verso mercati come l’Inghilterra, la Germania, l’Olanda ed il Giappone.

La DO Valencia è divisa in 4 sottozone:

Alto Turia: nel nord ovest della provincia Valenciana comprende vigne ad un’altezza tra i 650 metri sul livello del mare fino ai 1100. E’ prevalentemente montuosa e gode di forti escursioni termiche. Vi si producono in particolare ottimi vini bianchi.

Valentino: questa è la sottozona maggiormente estesa. Dal nord al centro della provincia va dai 170 ai 650 metri s.l.m.  Abbracciando numerosi territori, vanta una gamma vastissima di varietà tra rossi e bianchi tra cui marseguera, macabeo, tintorera e tempranillo oltre alle solite incursioni internazionali come Chardonnay e Cabernet Sauvignon.

Moscatel de Valencia: anch’essa nella parte centrale, si sovrappone alla sottozona Valentino. Qui si produce un tipico vino dolce della DOV: La Mistela de Moscatel prodotto con Moscatel Romano o Moscato d’Alessandria.

Clariano: zona meridionale si spinge quasi ai confini con la splendida provincia di Alicante. Qui incontriamo vigne ad un’altitudine di 350 metri sul livello del mare fino ai 600 metri s.l.m.

Possiamo infine dire che i terreni più bassi sono principalmente alluvionali e argillosi e man mano che si sale troviamo un’impostazione arenaria ed una prevalenza calcarea.

Dopo aver dato un’occhiata veloce a questa terra, con denominazione alla mano, scegliamo una bottiglia che tra tante ci è piaciuta. Un po’ svampita, di quelle bocce facili ma buone con un grado di sorpresa moderato ma certamente ben fatta. Si capisce al volo e piace per questo, con tutte le caratteristiche che ci si aspetta da un vino DO Valencia, quindi tipico. Si chiama, la nostra bottiglia, Vallblanaca. Bello quel vetro blu, che, proprio nell’alta tecnica “alla cieca” ce la fa scegliere dopo averla adocchiata ad un tavolo vicino di una coppia autoctona (doppio punteggio!). Le uve di Verdil, tipica varietà del territorio, che compongono questo bicchiere, provengono dal sud della provincia di Valencia. La zona è Clariano, precisamente nella Valle de Albaida o appunto Vall Blanca come suggestivamente la chiamarono gli arabi. I vigneti sono posti ad un’altezza di 500 metri s.l.m. con terreni prevalentemente calcarei. E’ una zona tipicamente vocata per i vini rossi e che ora si ritaglia anche uno spazio su bianchi e rosati. Il Verdil è un vitigno che, spesso utilizzato in blend , adesso comincia a dare ottimi risultati come protagonista. Annata 2010 ed un colore giallo paglierino vivacissimo con lievi riflessi verdolini. Il naso è sorprendentemente complesso di fiori bianchi come la zagara e ancora la tipica frutta a pasta bianca , sento la pera e una leggera nota di erbe mediterranee molto gradevoli. Ha un attacco di buona acidità, quindi freschezza prima e sapidità poi, entrambe di notevole presenza.Peccato per quello sviluppo più orizzontale che verticale. Ritorna efficacemente la frutta in soccorso in linea con il naso. Discreta la struttura ed un finale lievemente ammandorlato chiude il tutto.  La bocca è pulita e rinfrescata.

Così, tra i vari piatti provati a tavola, scegliamo questa pietanza dalla lunga descrizione di territorio: Merluzzo cotto sotto vuoto, Mela verde, crema di fagioli e gamberi e giusto due striscette di peperoni rossi a rallegrare il piatto; tutto condito con olio extra vergine d’oliva ovviamente della zona. Prodotti del territorio, Vino DO frutto di una “pesca miracolosa” andata bene, il lento scrosciare del mare in una pigra serata estiva … qualcuno ha forse detto sangria?!


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