Dolce&Salato, i 25 anni e nuova sede per la vera formazione professionale

Pubblicato in: I vini da non perdere
Scuola Dolce &Salato. Aniello di Caprio e Giuseppe Daddio

Scuola Dolce &Salato. Aniello di Caprio e Giuseppe Daddio

di Beatrice Crisci

Formazione e sana alimentazione. Concetti chiari che ben si coniugano insieme. E lo sa bene la scuola Dolce & Salato degli chef Giuseppe Daddio e Aniello di Caprio, che da venticinque anni opera sul territorio con riconoscimenti nazionali. Accreditata dalla Regione Campania, è la prima al Sud Italia. Qui eccellenza e opportunità per i futuri talenti vanno di pari passo. Nei giorni scorsi l’inaugurazione della nuova sede, sempre a Maddaloni. Più metri quadri, aule attrezzate, strumenti all’avanguardia per la crescita e l’apprendimento, in un campus che offre spazi ampi e innovativi. In più in una posizione strategica, a soli 15 minuti a piedi dalla stazione e a soli 10 minuti di auto dall’uscita autostradale. E il taglio del nastro è stata una grande e bella festa con una madrina d’eccezione come Marisa Laurito. E poi tanti ospiti, tutti amici della Dolce & Salato, una scuola che non solo promuove l’eccellenza culinaria attraverso la formazione, ma lo fa anche in modo sostenibile. «Siamo pronti a plasmare il futuro dei giovani talenti della cucina», sottolineano i due soci fondatori dell’ente. Ottocento circa la media annuale di quanti ogni anno si formano alla Dolce & Salato. Tante anche le donne, soprattutto nel settore della pasticceria e panificazione.
Chef Daddio, che valore ha la formazione in questo settore?
«La formazione rimane l’unica strada maestra per riportare i giovani alla consapevolezza e ad acquisire alcuni valori che purtroppo negli anni abbiamo perso. Un padre è meglio di cento insegnanti, e io mi sento il padre di questi allievi. Solo un lavoro certosino come quello che si svolge quotidianamente nei nostri laboratori può animare una funzione etico-sociale che, accanto al mestiere, è indice di integrazione, grazie alle connessioni che Dolce & Salato ha imbastito per garantire futuro e successo agli allievi del progetto didattico formativo». E il maestro pasticcere Aniello di Caprio aggiunge: «Si insegna tutte le volte che lo si fa senza volerlo. La community non ha bisogno di cattedratici ma di veri maestri capaci di trasmettere e far emergere le capacità dei discenti».
Come è cambiata la formazione in tutti questi anni, ma soprattutto il ruolo del formatore?
«Tantissimo. Venticinque anni fa – racconta Daddio – c’era tanta curiosità, voglia di conoscere, sapere, scoprire. Oggi, forti dell’esperienza, dobbiamo cercare di portare i ragazzi con mano e cambiare prospettiva. Bisogna mettersi dal lato degli allievi, spronarli, facendo emergere le loro competenze e parlando alla pari. La strategia è che il docente diventa maestro e ha la capacità di trasmettere i valori del mestiere. Oggi la formazione è davvero per tutti. Ad esempio, per chi non ha possibilità economica oppure non ha completato gli studi la Regione Campania ha istruito dei percorsi formativi adeguati a ciascuno. Così anche i già diplomati hanno la possibilità di seguire corsi o master. E non ultimo c’è Garanzia Giovani».
La formazione professionale si lega sempre di più al mondo dell’Università.
«Certo. Si opera insieme per dare alla formazione i valori del mondo accademico e a quello universitario la consapevolezza del fare. “Etica e sostenibilità gastronomica” è infatti il percorso universitario che partirà nella primavera del 2024 nell’ambito del dipartimento di Scienze Politiche diretto da Francesco D’Ippolito, una facoltà che si occupa di turismo e non può prescindere dalla conoscenza enogastronomica».
A testimonianza di ciò anche il parterre di personalità che hanno preso parte nel giorno dell’inaugurazione al confronto «Connessioni e interazioni nel comparto dell’enogastronomia». Momento questo vivacemente moderato dal giornalista Tiberio Timperi. Il parterre di relatori è stato rappresentato – ricorda lo chef Daddio – dalla Regione Campania con l’assessora alla formazione Armida Filippelli, dall’Università Federico II con il rettore Matteo Lorito, e dall’Ateneo Vanvitelli. Di rilievo la presenza di Annamaria Colao della Cattedra Unesco, ordinario di Medicina clinica e chirurgia alla Federico II di Napoli, con la quale abbiamo fatto tante iniziative su alimentazione e salute».
Come si diventa chef?
«Studiando, facendo sacrifici, ponendosi degli obiettivi e alla base tanta voglia di apprendere».


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