
Oggi ci ha lasciati Mario Carrabs, il poeta Macellaio. Il primo in assoluto a dare valore alla carne in Campania, una regione che in questo settore all’epoca era davvero molto indietro per motivi storici precisi, in quanto la tradizione gastronomica è basata su pasta, verdure, olio d’oliva, pesce e animali da cortile mentre la carne di vitello faceva capolino.
Mario era uno dei cinque macellai di Gesualdo, un paese dell’entroterra Irpino che intuì, sulla scia della rivoluzione della narrazione gastronomica degli anni ’90 che illuminò tutta l’Italia da Nord al Sud, delle potenzialità inespresse della carne soprattutto in un mondo i cui da cibo per ricchi si era trasformato in junk food.
Aveva il dono della narrazione ed era diventato il fornitore di fiducia di gran parte degli stellati della regione. Quando cominciò ancora non c’erano bracerie come vengono intese oggi e mancava completamente la cultura da parte del pubblico sul consumo delle diverse parti degli animali.
Sempre pronto, sempre disponibile, una persona gioviale, estroverso con un grande senso della rete.
Non è una esagerazione dire che è stato l’uomo decisivo a far capire la qualità in questo settore in Campania. Un vero maestro che ha saputo traghettare la tradizione di famiglia verso la modernità e il futuro.
Vi lasciamo ad un pezzo di Lello Tornatore, suo acceso estimatore, scritto nel 2012 che lo descrive meglio di quanto non possa fare io.
Ed ecco l’articolo diMonica Piscitelli dell’anno prima. Era il 2011.
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