
di Tonia Credendino
Ci sono territori che non amano essere forzati. Il Lugana, affacciato sul basso Garda, è uno di questi: una terra apparentemente gentile, in realtà esigente, fatta di argille compatte, falde sotterranee, equilibri delicati che non tollerano scorciatoie. Qui il vino non nasce per accelerazione, ma per attesa.
È in questo paesaggio che prende forma El Citera, un progetto che ha scelto il biologico non come dichiarazione d’intenti, ma come conseguenza naturale di un modo di stare nella vigna.
El Citera è prima di tutto una storia familiare, radicata nel tempo lungo. Le vigne affondano le radici in un lavoro iniziato nel 1927, quando qui si piantavano le prime Turbiana seguendo il ritmo delle stagioni, senza manuali e senza proclami. Oggi quella stessa memoria non viene celebrata come nostalgia, ma tradotta in metodo: osservare, intervenire il meno possibile, lasciare che il vino trovi la propria voce.
Il cuore del progetto è L’Artigianale, e non è un nome scelto per sedurre. È una dichiarazione di postura. L’Artigianale è un Lugana DOC da uve Turbiana, proveniente da un unico appezzamento – La Vecia – su suoli argillosi che danno struttura, profondità, una salinità che non cerca mai l’effetto. La vinificazione avviene da mosto fiore, senza forzature, e il vino matura a lungo in cemento, prima di completare il suo percorso in bottiglia.
Qui il cemento non è moda, ma strumento di precisione: non aggiunge, non copre, non distrae. Serve a preservare la vibrazione del vino, a restituire una materia viva, coerente, leggibile nel tempo.
Nel calice, L’Artigianale non alza la voce. Ha un profilo che si costruisce per stratificazione: note agrumate sottili, richiami minerali, una trama sapida che accompagna il sorso senza irrigidirlo. È un vino che non si consuma in fretta, perché non nasce per stupire, ma per durare. E soprattutto per raccontare, con precisione quasi chirurgica, che cosa può diventare il Lugana quando smette di inseguire uno stile e torna a seguire un luogo.
Accanto a L’Artigianale, El Citera lavora su altre interpretazioni che non tradiscono mai questa linea di pensiero. I vini cambiano, il linguaggio si modula, ma resta costante l’idea che ogni bottiglia debba essere riconducibile a una scelta agricola, non a una costruzione di cantina. Anche le etichette lo raccontano: essenziali, misurate, mai decorative. Sono segni, non slogan. Parlano di cicli, di stagioni, di vendemmie che non si ripetono mai uguali.
Quello che colpisce davvero, però, è la coerenza complessiva del progetto. El Citera non lavora per amplificazione, ma per sottrazione. Non rincorre il consenso immediato, non cerca scorciatoie aromatiche, non addolcisce il messaggio. Il biologico, qui, è un atto di responsabilità quotidiana: verso il suolo, verso chi berrà questi vini tra dieci o quindici anni, verso una denominazione che troppo spesso rischia di essere semplificata.
In un momento storico in cui molte aziende si avvicinano al biologico per necessità di mercato, El Citera dimostra che il biologico può ancora essere una scelta culturale, prima che commerciale. Una scelta che richiede tempo, disciplina e la capacità – sempre più rara – di non intervenire quando non serve.
Il Lugana, quando è così, smette di essere categoria e torna a essere paesaggio liquido. El Citera questo lo sa, e lavora perché ogni bottiglia lo dica senza bisogno di spiegazioni.
El Citera – Azienda Agricola
Strada Berra, 1
37019 Peschiera del Garda (VR) – Italia
+39 340 331 1861
info@elcitera.it
www.elcitera.it
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