Marco Contursi e gli eventi in tempi di Covid: la voglia di visibilità, ammesso che serva, vale il rischio di contagiarsi e chiudere l’attività?

Pubblicato in: Polemiche e punti di vista
Marco Contursi

Marco Contursi

di Marco Contursi

Chi mi conosce, sa che non sono solito commentare ogni cosa che avviene nel mondo del food, perché sennò si passano le giornate intere a fare chiacchiere. Così pure, chi mi legge su questo blog, sa che la mia posizione verso il Covid è stata di “stiamoci attenti ma continuiamo a vivere, senza farci prendere dal panico”.
Tuttavia alcuni accadimenti recenti mi hanno fatto proprio girare le scatole. Sono state infatti organizzate in questi giorni in Campania alcune rassegne gastronomiche con tanti chef e operatori del food vari, e la partecipazione di un folto pubblico.
Una vera e propria follia. Una vera e propria mancanza di rispetto verso il prossimo.

Ma facciamo un passo indietro. Oggi tutti organizzano a vario titolo questi eventi che vedono tanti chef cucinare GRATIS un piatto ma va ricordato chi furono i primi.

Il primo a organizzarlo in grande fu Gennaro Esposito, con Festa a Vico, a cui seguii io dieci anni fa con la Festa in Condotta. Entrambi gli eventi, ancora oggi, non hanno alcun scopo di lucro, e nel mio caso, regole precise, ossia possono partecipare in primis gli chef dell’Agro Nocerino-Sarnese, e poi, in base ai posti, chef di zone limitrofe che utilizzano i nostri prodotti (pomodori, ortaggi ecc..). I piatti devono raccontare il nostro territorio, l’Agro Nocerino Sarnese appunto. Cantine solo della provincia di Salerno, pasticcieri solo locali. Punto.

E anche nelle prenotazioni, una quota consistente è riservata a persone del territorio perché sarà più facile che vada poi a visitare un locale che partecipa alla festa, una persona che abita lì vicino rispetto ad una che abita a 100 km. Io non guadagno nulla, chi entra si tessera a Slow Food permettendo all’associazione di portare avanti importantissimi progetti di tutela di prodotti e tradizioni alimentari. Solo così si fa una opera di promozione territoriale seria e proficua, soprattutto per i locali che vengono a cucinare gratis.

Da qualche anno non si capisce più niente. Tanti “food event manager” sono saltati fuori, che organizzano rassegne di chef senza un filo conduttore nei piatti, senza fare una cernita, basta che vieni e cucini.
Idem per il beverage, chiunque produca qualcosa e vuol venire è ben accetto e quindi avremo un Prosecco, vicino ad un Fiano di Avellino, vicino a un Cesanese del Piglio e via discorrendo. E l’utenza? Per far partecipare quante più persone possibile, spesso il prezzo di ingresso è volutamente basso, cosi chef e sponsor hanno l’impressione che l’evento sia un successo, poco importante se poi nessuno o quasi andrà a visitare quei locali.

Ma il vero business è questo per chi organizza: gli sponsor. Per uno stand, un gruppo di distribuzione o di attrezzature alla ristorazione arriva a pagare alcune migliaia di euro a chi organizza. Sapeste quante volte a me si sono proposti venditori di attrezzature o di prodotti “fuori territorio”, offrendomi soldi pur di mettere uno stand alla Festa in Condotta, ma sono stati tutti gentilmente invitati a non chiederlo più, perché l’evento è del territorio, vi si partecipa senza pagare nulla, chi non lo è non può prendervi parte, proprio in virtù della motivazione di promozione territoriale e non lucrativa dello stesso.

Sulle motivazioni poi di beneficenza di alcuni di questi eventi poi ho forti dubbi, perché se raccogli 10mila euro e doni 1000, motivando il mancato conferimento dei restanti 9mila con “spese gestione”, a me sa di presa per i fondelli. O no?

Alla Festa in Condotta i convenuti sono invitati a portare generi di prima necessità che la parrocchia stesso quella sera porta via, senza possibilità quindi, essendo fatto tutto in diretta che un solo pacco di pasta scompaia. E poi, se si raccoglie cibo, sempre nella pancia di qualcuno finisce, se si raccolgono soldi, c’è il rischio che finiscano in qualche slot o nel naso…

Ritorniamo agli eventi di questi giorni, ho visto foto di decine di chef che si abbracciavano senza mascherina, persone che giravano tra gli stand mangiando e parlando senza alcuna protezione. Cose ovviamente normali in tempi normali. Ma qui l’epidemia gira ancora e forse più di prima. Sicuramente ora è meno grave nei sintomi ma se uno risulta positivo, deve chiudersi in casa e chiudere l’attività fino a completa guarigione.

Cari Chef ci avete pensato?

E chi ha organizzato si rende conto del rischio di far convergere decine di persone in uno spazio comunque limitato per quanto ampio, e con la formula buffet, cosa che comporta il girare e quindi il venire a contatto con molte più persone rispetto a una cena seduti, dove sei in contatto solo con quelli vicini?

E sempre agli chef chiedo, siete sicuri che partecipare ad ogni evento vi venga proposto, senza fare una cernita in base alla storia dell’evento e di chi organizza e soprattutto alle finalità reali che ci sono dietro, porti un beneficio alla vostra attività?

E trovate normale che chi organizza, a meno che non ci siano, CHIARE finalità benefiche o di promozione territoriale, lucri sulla vostra voglia di “apparire”?

Una sovraesposizione mediatica non è mai buona, partecipare poi ad eventi discutibili per finalità, svolgimento e riuscita non credo apporti grandi punti a chi partecipa.

E se pensate che esagero, vi rammento che ho notizia certa di due chef campani (non partecipanti agli eventi in questione, meglio precisarlo) che sono risultati positivi in questi giorni, con conseguente chiusura delle attività, e in un caso, trattandosi di un piccolo paese, lo chef ha contagiato numerose persone, ad iniziare da tutti i suoi collaboratori, con conseguenze gravi anche dal punto di vista economico per tutte le attività del paese, oggi evitato come la peste da turisti e abitanti dei paesi limitrofi, per paura del contagio, con grave danno a tutte le attività economiche di quel posto.

Oggi più che mai serve responsabilità e concretezza per riprendersi. Mettere da parte tanti eventi inutili, e concentrarsi sul proprio lavoro, nel proprio locale. Andare a cena fuori in un ristorante è sicuro se si rispettano le norme basilari di prevenzione, a partire dal distanziamento, partecipare a buffet con centinaia di persone che girano è semplicemente stupido. Punto.

Quindi sì a cene fuori, no ad eventi o altre situazioni di possibile incremento dei contagi, che è l’ultima cosa di cui oggi si ha bisogno. Che poi uno risulti positivo lo stesso, amen, ma almeno non se l’è cercata.

E prima di accettare qualsiasi invito, un minuto di riflessione. Please.


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