Garantito IGP. Al consumatore non lo far sapere…quanto è buono il pecorino del Caseificio dell’Amiata

Pubblicato in: GARANTITO IGP

di Stefano Tesi
…quanto è buono il pecorino dell’hard discount con (e senza) le pere. Confessioni indecenti, ma sincere, di un addetto ai lavori che ha trovato all’ipermercato, e non in una food boutique, un cacio buonissimo.
Vabbene, lo ammetto: era da almeno un anno che volevo scrivere questo post, ma per ragioni di squallida correttezza politica me ne astenevo.
Come avrei potuto confessare che il miglior formaggio assaggiato da parecchio tempo a questa parte era un banale pecorino, tipologia “stagionato”, comprato a 15 euro al kg in un qualunque hard discount?


Anzi, dirò di più: confesso anche che lo compro spesso. E che non mi ha mai tradito. Al contrario, posso affermare che ha sempre incontrato il favore di amici e conoscenti, catturati come me da un effetto-ciliegia che dopo ogni fetta fa venire voglia di tagliarne un’altra. Niente fronzoli: nel sito web del produttore non solo non c’è l’immagine  del prodotto, ma nemmeno il prodotto in sè, deve trattarsi di una linea ad hoc per la grande distribuzione, tranci da mezzo chilo senza etichette altisonanti.
Lasciamo perdere dunque l’esteriorità, la pellicola esterna nera e il banale nylon che lo avvolge: il Pecorino Toscano Dop prodotto dal Caseificio dell’Amiata spa di Castel del Piano (GR), del gruppo pistoiese Alival, è semplicemente fenomenale. Buono e basta. Fine dei discorsi.


La buccia è sottilissima. La stagionatura pressochè perfetta, in equilibrio tra residua freschezza e un’asciuttezza che non ha ancora reso il formaggio friabile, con una bella pasta color giallo pallido, tosta, compatta, piena e di ottima consistenza, solida al taglio ma gustosamente tenera al morso. In bocca il cacio è corposo e ampio, ma non gommoso, piacevole da masticare, mai granuloso nè cedevole, con un bel profumo ricco e intenso, eppure sobrio, quasi austero, e un retrogusto sapido, rotondo, lungo, senza inflessioni. Appetitoso senza essere banale nè ruffiano, è destinato a piacere sia a chi ama qualcosa da sbocconcellare, sia a chi cerca cose più impegnative. E’ un formaggio, si badi bene, di cui non so volutamente nulla, tranne ciò che sto scrivendo e ciò che trovo sul sito internet del produttore. Non ho fatto indagini, nè telefonate esplorative. Mi sono limitato ad affidarmi al mio palato. E ho cercato di ricordare, tra i meandri della memoria organolettica, quando mai avessi assaggiato qualcosa di simile. Mi è successo, è ovvio.

Ma si era sempre trattato di tirature limitate, di produzioni centellinate, servite come vini pregiati, a fette piccolissime e guarnite da mille moine, praticamente introvabili se non a costo di grandi sacrifici. Economici e non.
Qui, invece, si può andare giù robusti, senza economie: la confezione e il prezzo lo permettono. E per una volta volta dimentichiamoci gli snobismi e badiamo al sodo, ad  un assaggio bendato ci sarebbe parecchio da divertirsi, con buona pace di tanti pecorini titolati. Insomma, anche nella gdo capita di trovare qualcosa di sorprendente, per fortuna. Ma è bene non farlo troppo sapere in giro.

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