
di Dora Sorrentino
Che la situazione fosse grave, era chiaro sin da subito, da quando lo scorso 16 giugno un forte nubifragio si è abbattuto su tutta la regione, provocando gravi danni all’agricoltura, in particolare nel territorio vesuviano. Ma una cosa è sentir parlarne, un’altra è vedere con i propri occhi come una bomba d’acqua, sotto forma di grandine, in poco meno di un’ora abbia potuto distruggere un intero anno di lavoro svolto dagli agricoltori.
Tutto rovinato: dalle coltivazioni di pomodorini del piennolo, agli alberi di noci, di albicocche e alle viti di catalanesca. Giovanni Marino, presidente del Consorzio di Tutela del Pomodorino del Piennolo Dop, prova a farsi sentire rivolgendosi in maniera diretta alle istituzioni durante una conferenza stampa tenutasi alla Biblioteca Comunale di Massa di Somma.
Mentre i funzionari della Regione Campania valutano i danni da riportare in un dossier che deve essere consegnato a breve al Governo, Marino vuole ripartire ma chiede il sostegno delle autorità, del Parco Nazionale del Vesuvio anche, per trovare fondi, scongiurare la crisi in qualche modo e ripartire da zero. Nelle terre i contadini hanno lavorato ugualmente, cercando di recuperare minima parte del raccolto sostanzialmente rovinato dall’irruenza della grandine. Non riescono a pronunciarsi, nei loro occhi si legge solo un grande senso di sconfitta. Un fenomeno imprevedibile, tale viene considerato, ma non così influente da poter richiamare l’attenzione delle autorità preposte. Paolo Di Palma, di Confragricoltura Campania, pensa già al futuro e alla possibilità di inserire nuovi strumenti ed impianti per proteggere i raccolti in caso di calamità naturali del genere. In alcuni casi, le immagini valgono più di tante parole.
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