
di Carmen Autuori
Dire confetti è dire gioia. Non c’è festa religiosa – e da qualche tempo anche laica – che non venga celebrata con questo dolce che racchiude un mondo fatto di simboli, storia e tradizioni.
In costiera amalfitana, ad esempio, nelle famiglie ancora legate agli usi locali, resiste la tradizione delle guantiere. Si tratta di un rito beneaugurante: prima della cerimonia nuziale, alla sposa che esce di casa, viene offerto un vassoio composto con confetti – alla mandorla o cannella – monete e petali di fiori. Secondo la tradizione, il numero delle guantiere è proporzionale all’affetto e alla stima che il vicinato nutre per la sposa e la sua famiglia.
Anche in Penisola Sorrentina i confetti hanno un ruolo speciale. Qui, durante la Domenica delle Palme, sono protagonisti delle cosiddette palmine: raffinate creazioni artigianali a forma di fiore, la cui origine, secondo la leggenda, risalirebbe addirittura al XVI secolo, come raccontato dal collega Antonino Siniscalchi.
Questa ricchezza di significati non è sfuggita nemmeno alla letteratura. Matilde Serao, attenta osservatrice della società del suo tempo, nel suo libro “Saper vivere” (1900) dedica spazio anche a questi piccoli ma significativi dettagli della vita quotidiana.
Nel suo manuale di buone maniere, i confetti non sono semplicemente un dolce, ma diventano parte di un preciso codice sociale: vengono offerti durante i matrimoni e nelle visite di cortesia, confezionati con eleganza, simbolo di rispetto e attenzione verso gli altri. Attraverso di essi mostra come un gesto semplice possa riflettere il gusto, la classe sociale e le regole della convivenza. In sostanza, per Donna Matilde anche i confetti diventano una lente attraverso cui osservare la società dell’epoca.
Un po’ di storia. Tutto ha origine dal mandorlo, una pianta conosciuta fin dall’antica civiltà egiziana, i cui frutti venivano offerti agli ospiti come simbolo di ricchezza e prosperità.
Con i Romani nasce una prima forma embrionale di confetto: mandorle “confettate”, cioè ricoperte di miele e farina. Il termine deriva dal verbo latino conficere, che significa “preparare” o “avvolgere”. Già Marco Gavio Apicio, nel De re coquinaria, descrive questi dolci, utilizzati per celebrare matrimoni e nascite.
Bisogna però attendere molti secoli perché il confetto assuma la forma che conosciamo oggi. Con l’arrivo dello zucchero, introdotto dagli Arabi intorno al XI e il XIII secolo si compie una svolta decisiva. Nel Medioevo, tuttavia, lo zucchero resta un prodotto raro e prezioso, riservato soprattutto alle famiglie nobili e agli speziali, che lo impiegavano anche per rendere più gradevoli i rimedi medicinali dal gusto amaro.
Il primo documento sulla lavorazione dei confetti è conservato a Sulmona, in Abruzzo, e risale al 1492. A partire dal Cinquecento, furono le monache del monastero di Santa Chiara a diffondere e perfezionare l’arte del confetto.
A loro si deve la creazione di vere e proprie composizioni decorative: fiori, grappoli e cestini, realizzati intrecciando confetti con fili preziosi di seta. Queste raffinate creazioni venivano offerte alle nobili spose o utilizzate durante i ricevimenti per celebrare i voti di monache e sacerdoti.
La svolta arriva con l’industrializzazione dello zucchero. Grazie anche alla diffusione della barbabietola, la produzione diventa più ampia e meno costosa: il confetto perde così la sua esclusività. Da dolce riservato a nobili e corti, si trasforma in un prodotto accessibile alla borghesia, fino a diventare protagonista delle celebrazioni di tutti.
Se Sulmona è universalmente considerata la patria dei confetti, anche la Campania rivendica un ruolo di primo piano grazie ai suoi confettari, famosi erano quelli di Aversa. Lo dimostrano la tradizione artigianale del territorio e marchi storici come Confetti Crispo a San Giuseppe Vesuviano, un’eccellenza nata nel 1890 oppure la più recente Confetti Maxtris di Scisciano.
Fino agli anni Duemila i confetti, sebbene molto diffusi, accompagnavano la bomboniera oppure venivano distribuiti sfusi direttamente dagli sposi, sempre in numero dispari, segno dell’indissolubilità del matrimonio.
Poi questa tradizione si è trasformata, lasciando spazio alla cosiddetta confettata: un angolo scenografico del ricevimento in cui diventano protagonisti assoluti. In molti casi diventa anche parte dello stile del matrimonio, coordinata con i colori e il tema scelto dagli sposi e si caratterizza per una varietà di gusti sempre più ampia, dal cioccolato alle creme, dalla frutta ai liquori, fino al gusto di dolci iconici come il babà, la pastiera, la torta Sacher e tanto altro.
Negli ultimissimi anni, accanto a questa evoluzione, si è affermata anche una nuova tendenza: la preparazione dei confetti “live” durante l’evento. Una scelta che unisce spettacolo e personalizzazione, permettendo agli ospiti di assistere alla realizzazione e di scegliere quantità e gusti, ma che risponde anche a una crescente attenzione verso la sostenibilità e la riduzione degli sprechi.
In questo contesto si inserisce il Confettificio Iovino di Ottaviano, guidato da Antonio Iovino, confettiere da generazioni. Si tratta di un laboratorio artigianale che non ha mai ceduto alla modernità, mantenendo intatta la qualità delle materie prime: mandorle siciliane di primissima scelta, zucchero e vaniglia Bourbon per i confetti classici. A questi si affiancano creazioni più innovative, realizzate con cioccolato di origine belga e, novità assoluta, i Liquorini.
Questi ultimi sono confetti particolari, preparati con distillati di agrumi delle coste campane, solidificati nell’amido di riso, ricoperti di cioccolato e infine confettati nelle tradizionali bassine in rame.
«Il nostro laboratorio è fortemente legato alla tradizione – spiega Antonio Iovino – secondo gli insegnamenti di mio padre Raffaele, uno dei primi confettieri della zona, che sin dal 1958 ha iniziato la sua formazione presso importanti confettifici.»
A questa realtà artigianale si affianca anche la Confettata Experience, una proposta che porta la lavorazione dei confetti fuori dal laboratorio e la trasforma in un momento condiviso. Si tratta di una dimostrazione dal vivo durante la quale gli ospiti possono assistere alle diverse fasi della preparazione, osservando da vicino tecniche e gesti che appartengono alla tradizione confettiera.
<<Questo format nasce anche dal desiderio di coinvolgere i cinque sensi degli ospiti – prosegue il maestro confettiere –. Sentirne il profumo, osservarli mentre roteano nella bassina ancora calda, ascoltarne il suono, prenderli tra le mani e infine assaggiarli: è un’esperienza completa».
A questo si affianca anche una particolare attenzione alla sostenibilità: «Con la confettata live prepariamo esclusivamente i confetti destinati al consumo durante l’evento, evitando così inutili sprechi».
Confettificio Iovino
Largo Macedonio, 16
Ottaviano
Tel. 081-5288146 – 3382741301
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