
Non ricordo l’anno, forse il 2003 o il 2004, ma ricordo benissimo il luogo, il centro sociale Leoncavallo di Milano.
Presi la metro (in quegli anni lavoravo a Milano), scesi, entrai, mi vidi con Antonio di Gruttola, bevemmo qualcosa di buono.
I forconi.
Veronelli aveva riempito il luogo di questi disegni di forconi.
Il motivo? Lui era anarchico (prima l’ho letto e poi l’ho capito..), rivoluzionario e anarchico. E voleva che il forcone divenisse un simbolo di riscatto, di smossa. Partendo dal vino, dall’olio, dal cibo e dall’agricoltura, il forcone avrebbe “punzecchiato” i piani alti, fino a sconvolgere una società (questa del 3° millennio) così smembrata, così piramidalizzata, così sbagliata e artefatta.
gp
Dai un'occhiata anche a:
- L’uomo cucina, la donna nutre – 28 Liliana Lombardi de Le Campestre a Castel di Sasso
- 29- L’uomo cucina, la donna nutre Antonia Abbatiello di Casa Vittoria Durazzano
- Donne produttrici: il vino italiano al femminile 49| Susy Ceraudo
- Addio a Maria Carmela D’Angelo, Le Delizie di Maria
- L’anniversario: i 110 anni della mitica Buca di Bacco a Positano
- 30- L’uomo cucina, la donna nutre Carmela Abbate del ristorante Zì Teresa a Napoli
- Comune di Napoli, Medaglia d’Oro a Peppe Cutraro
- La Pizzeria Confine di Milano e il Super Bowl con Stanley Tucci