
di Alberto Nigro
A Tufo i tempi sembrano essere maturi per affrontare un discorso sulla zonazione. Il piccolo comune irpino che dà il nome alla prestigiosa Docg legata al vitigno Greco, infatti, è finito al centro di uno studio specifico i cui risultati sono stati resi noti nel corso di un convegno andato in scena all’interno del Padiglione Campania del Vinitaly. Protagonisti dell’evento, condotto da Luciano Pignataro, il titolare delle storiche Cantine di Marzo, Ferrante Di Somma, l’enologo Vincenzo Mercurio, il docente di Geologia presso l’Università degli Studi del Sannio, Mariano Mercurio, e il presidente di Ais Campania, Tommaso Luongo.
L’idea da cui è scaturito il lavoro è maturata nel 2016, anno in cui ha avuto inizio la collaborazione tra Cantine di Marzo e Vincenzo Mercurio: vinificare separatamente le uve di vigneti diversi.
«Molto presto – ha detto Di Somma – mi sono reso conto che venivano fuori vini con grosse differenze, ma non capivo il perché. Bisognava approfondire». Caso ha voluto che in seguito uno studente dell’Università del Sannio, alunno di Mariano Mercurio, abbia deciso di svolgere una tesi sulla relazione tra caratteristiche geologiche del territorio e i vini prodotti per cui l’azienda irpina si è trasformata in un vero e proprio laboratorio. In 4 anni gli accademici hanno esaminato suoli, altitudini, esposizioni, clima e vigneti, mentre degustatori Ais hanno analizzato la parte organolettica dei vini figli di differenti campioni d’uva.
Al termine del dibattito ha avuto luogo una degustazione dei tre Cru aziendali e i risultati del lavoro svolto si sono materializzati: la delicatezza floreale del Vigna Ortale ha ceduto il posto all’eleganza agrumata del Vigna Serrone per poi virare verso la mineralità del Vigna Laure.
L’appuntamento, però, ha rappresentato anche l’occasione per ragionare di attualità, accendendo i riflettori sui ritardi dell’enologia italiana sul fronte della zonazione, sulla campagna anti-vino in atto e sul tema delle esportazioni a seguito dei dazi americani. Interessante in tal senso l’intervento di Giulio Adriani, titolare di diverse pizzerie tra New York e Washington, che ha espresso preoccupazione per il momento storico, pur ricordano che esiste un legame strettissimo tra i consumatori americani e i vini campani.
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