Il Vetere di Peppino Pagano, il rosato campano più conosciuto e venduto al mondo
Il vino di questa estate caldissima è un rosato che non conosce confini: il Vetere di San Salvatore 1988, l’azienda di Peppino Pagano che ha fatto la prima vendemmia nel 2009. Nasce quasi per gioco, perché in Italia questi vini quasi non sono considerati degni di attenzione, schiacciati dalla spasmodica tensione verso un vino rosso indimenticabile e bianchi d’annata. Invece questo vino che nasce a Giungano, piccolo paesino cilentano appollaiato sulle colline sui templi di Paestum è passato dalle 10mila bottiglie del 2013 alle attuali 130mila e non conosce battute d0arresto, praticamente ormai da solo assorbe un terzo della produzione aziendale.
Il suo successo? Beh, in primo luogo è perché parliamo di un rosato e io faccio questo esempio semplice semplice: se in una tavolata di amici o di familiari mettete a tavola un rosso, un bianco e, appunto, un rosè, potete stare tranquilli che è quest’ultima la prima che finisce. Piace a tutti, anche a chi non beve vino, vince il colore, primo elemento basico con il quale noi selezioniamo a livello istintivo cosa bere e cosa mangiare.
Il secondo segreto di questo successo. E’ di qualche anno fa una ricerca commissionata da Amorim, azienda multinazionale produttrice di tappi che rivela un dato su cui produttori e grandi esperti di vino riflettono molto poco: la scelta dei consumatori dipende dalla bellezza della etichetta e della bottiglia. E Peppino si è giocato in etichetta il famoso Bufalo fra le vigne disegnato per lui di Mario Cavallaro, Direttore creativo e fondatore presso Nju:comunicazione come logo aziendale della cantina.In sintesi, la bottiglia di Vetere è una delle accattivanti, richiama le radici con un logo che non si dimentica che al tempo stesso esprime modernità.
Terzo ma non ultimo motivo di questo vino ottenuto da uve aglianico e lavorato in acciaio sotto l’occhio vigile di Riccardo Cotarella, presidente degli enologi italiani è proprio lui, Peppino Pagano. Grande imprenditore, grandissimo comunicatore, travolto da una passione a cui dedica tutte le sue energie, ama spesso ripetere che «Slo quello che non si sa, a volte si fa. Bisogna avere sempre un animo curioso e anche un po’ ingenuo e spericolato come quello di un bambino, bisogna amare la terra che è la nostra vita, migliorarla e creare le condizioni di sviluppo ambientale, turistico e ricettivo ma sempre proteggendola come immensa nostra risorsa».
Peppino è un grande costruttore: nato e cresciuto a Boscoreale, figlio di un coltivatore che vendeva uva ed olio. Poi la decisione di trasferirsi nel Cilento, terra natìa della madre, e da qui è iniziata la sua “nuova” vita. Nel 1980 ha rilevato la gestione dell’hotel Schuhmann, sulla spiaggia di Paestum, dall’omonimo proprietario teutonico . Alcuni anni dopo sono stati acquisiti l’Esplanade ed il Savoy. Insomma, per farla breve: oltre alla cantina San Salvatore 1988 con i suoi vini, i latticini e altre produzioni, ha creato il boutique hotel Esplanade acquistato con la moglie Giusy Di Lascio, il Savoy Beach Hotel con la sua particolare Holos Spa di recente realizzazione e il ristorante stelato Tre Olivi affidato a Oliver Glowig. Nel 2016 nasce La Dispensa di San Salvatore lungo la statale che da Salerno porta al mare del Cilento: un punto di riferimento per il territorio di Capaccio-Paestum e non solo, dove cuoche cucinano ogni giorno i prodotti del loro orto, stendono la pasta fresca puliscono e cuociono verdure e cucinano con le uova fresche che arrivano ogni giorno dalle loro galline, assieme ai prodotti di stagione dalle coltivazioni che si estendono negli orti lungo la strada che porta a Giungano e alla mozzarella e ai latticini di propria produzione. Tutto rigorosamente biologico certificato sin dall’inizio.
Il Vetere ha un limpido colore rosa, al naso si sentono amarena, chinotto, melagrana, clementina, fragoline di bosco, cassis, mirtilli, rosa canina, mirto, salvia. Al palato è piacevolmente fresco, avvolgente, sapido, delizioso, intrigante, elegante, leggiadro, armonico, fine, godurioso.
Il Vetere è stato presentato anche con una bottiglia in edizione limitata in diversi formati. Impresse sul vetro nei colori azzurro e terracotta, le immagini ispirate alle lastre della Tomba del Tuffatore conservata nel museo archeologico di Paestum. Ma non c’è il classico ragazzo che si tuffa: ecco invece il musico, il danzatore, la coppa con cui si giocava a kottabos (il lancio del vino rimasto nel fondo della coppa per colpire un bersaglio, molto diffuso nell’antica Grecia). E ancora il melograno (il granato) coltivato fin dall’antichità a Capaccio-Paestum, dove accanto alle statuine rinvenute della dea Hera con questo frutto sorge anche la chiesa dedicata proprio alla Madonna del Granato. E c’è il bufalo, simbolo dell’azienda vinicola, tra le scritte mare, museo, Italy, kottabos e naturalmente Paestum.
Peppino Pagano, ormai vicino ai 70 anni, ha l’energia di un ragazzino: “programmo i prossimi vent’anni” mi dice al telefono. E noi, suoi coetanei, siano pronti a raccontarveli bevendo il Vetere.
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