Ilario Vinciguerra a Gallarate, alta cucina italiana

Via Roma 1
Tel.0331.791597
www.ilariovinciguerra.it
Aperto a pranzo e cena, chiuso domenica sera e lunedì
Ferie variabili in inverno
Prezzo medio vini esclusi: da 60 a 90 euro

La villa in stile Liberty nel cuore di Gallarate l’aveva puntata da tempo, un sogno nel cassetto inseguito con determinazione e che ha trasformato la sede del Circolo di bridge nell’unico motivo valido per immergersi con gioia nella grigia coltre lombarda dove i colori del Sud si rimpiangono sin dalla prima notte.

Qui Ilario e la moglie Marika hanno finalmente lo spazio necessario per esprimersi al massimo delle potenzialità. Sotto le cucine e i magazzini, al primo piano il ristorante e un angolo bar, sopra un paio di stanze per banchetti e riunioni, fuori lo spazio per vivere il verde e la frescura d’estate.

Ilario esprime bene due qualità partenopee: immediatezza e capacità di adattamento. Ed è così che la sua cucina è ben pensata ma mai celebrale, ricca di rimandi alla tradizione napoletana ben fusi alla ricchezza gastronomica italiana con rimandi precisi anche alla golosa memoria palatale del Nord. Dal Sud prende la leggerezza, che avvertiamo, benefica e rilassante, soprattutto dopo una settimana di giri fatti al Nord e l’idea di freschezza che deve esserci in ogni piatto che si rispetti. Dalla esperienza accumulata in anni di gavetta tra Italia ed Europa Ilario assorbe tecnica perfetta, giochi di consistenze, di cotture, di caldo freddo che allontanano dalla noia ogni piatto. Un cuoco, insomma, che inizia ad entrare nella maturità e che ha creato i presupposti per esprimersi al meglio nei prossimi anni. Un esempio, dunque, di nuova cucina italiana.

Il Benvenuto napoletano, quello tipico delle pizzerie e delle trattorie, entra subito nel cuore. Bisogna solo stare attenti a non farsi prendere la mano, anche con il pane, buonissimo, per riuscire ad arrivare sino in fondo ad una esperienza gastronomica molto convincente.

 

Il primo piattino è attento alla consistenza e fa esplodere il mare in bocca.

Anche la seconda entrata divertente e saporita, cerca un uso della pasta diverso già diffuso ma non ancora scontato nella percezione comune.

Ancora un apetizer, interessante lo scontro tra vongole e zucca napoletana. Purtroppo ormai è difficile trovare vongole che abbiano sapore con tutta la normativa che le ha praticamente snaturate. Chissà se con altri frutti di mare, anche le cozze, il sapore finale non possa essere più ricco di iodio e salsedine.

Dopo tanti sfizi, ecco Profumo, una tartare di gamberi rossi shake e gin tonic dal grande guizzo. Da mangiare con la pala.

L’uovo in Purgatorio è un po’ la sintesi della filosofia di Ilario. In effetti rimanda all’uovo con il pomodoro che si fa ancora nelle case napoletane, ma il San Marzano regala una spinta eccezionale, acida, quasi dissetante, viene usato senza mediazione e senza cercare dolcezza. L’aria di parmigiano serve solo a dare un po’ di spalla al piatto. Un controcanto all’uovo con il tartufo del vicino Piemonte di grande eccellenza e modernità.

Si ritorna al nord con questa presentazione, il cappero e i germogli risolvono la monotonia, i pinoli giocano di consistenza. La noia è il nemico che Ilario combatte in ogni piatto: niente deve essere scontato e ripetitivo.

Ancora Nord, con le lumache in acqua di riso venere nobilitata dal cioccolato amaro e dalla liquirizia. Davvero un piatto di grande stile.

La cucina non dimentica mai di strappare un sorriso, un divertimento. Ecco allora le pizzette mignon, una novità per tanti con rimandi alle festicciole per bambini e i vassoi colmi di questa delizia.

Ilario fa una ricerca mai scontata dei prodotti. La scelta del pastificio Vicidomini da questo punto di vista è indicativa: non c’è nulla di più lontano dal 2.0 come questo piccolo pastificio artigianale, niente contest fighetti e investimenti nei social network. Solo qualità verace e semola di Altamura. Una pasta viva. Forse il piatto più ruffiano di tutti, ma il genius loci di un piatto di pasta non può che essere la golosità senza se e senza ma.

Il risolio è un piatto che ci è piaciuto moltissimo: grande spinta e sapore.

Torna la cottura del pesce, un piatto efficace, con tanta attenzione rivolta ai temi cromatici senza dimenticare il sapore. In fondo, cosa c’è di più semplice di un rombo con le patate?

 

Sulle carni, qui il maialino con il foie gras, torna il Grande Nord e non potrebbe essere diversamente vista la mancanza di cultura al Sud di questo alimento. Perfetto, una esecuzione quasi didattica.

L’oro di Napoli è un bon bon ghiotto e dolce che esplode nel palato come il tortello di carbonara di Heinz Beck.

 

 

 

Il reparto dolce è molto ben giocato. Non si rinuncia al classico, in piccole porzioni e di sicuro effetto. Ma il finale è riservato alla concezione moderna del dolce, come piace a noi, quasi senza zucchero, di alleggerimento e non di botta finale come purtroppo avviene nella maggior parte dei casi. Il gelato al latte di mandorle con il rabarbaro è davvero un finale gratificante e giusto.

La novità, quest’anno, è il panettone di Ilario.

I menu degustazione partono da 65 e arrivano a 90 euro.
Il servizio è perfetto. Marika è una perfetta padrona di casa che ingentilisce la sala e la rende accogliente.
Buona carta dei vini, delle acque, degustazione anche di olio in apertura.
Insomma, una esperienza appagante e completa: uno dei migliori esempi assoluti di fusion italiana. 


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